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Mi sono chiesto in questi giorni del virus impazzito fin dove può giungere il degrado. Lo spunto mi è venuto da alcune dichiarazioni a dir poco farneticanti del primo cittadino di Avellino, Gianluca Festa, nei cui confronti confesso di nutrire simpatia umana. Sentirgli però affermare, all’indomani del risultato del voto regionale, con il tono minaccioso del tribuno, che fatto salvo il suo impegno, tutto il resto conta poco o nulla davvero ha generato in me ansia e preoccupazione. Anzitutto egli non può, brandendo la spada di un novello giustiziere, offendere la dignità altrui. Occorre rispetto.

Non può offendere l’ex presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio invitandola, dopo l’insuccesso elettorale, a ritornare a fare la spesa al mercato lasciando da parte la politica. D’Amelio, che non ha certo bisogno della mia difesa, ha occupato un ruolo di notevole prestigio in Italia, oltre a rappresentare con grande passione civile le nostre zone interne. Altrettanto dicasi per Michele Ciarcia, presidente dell’Alto Calore, verso cui il sindaco ha indirizzato commenti disdicevoli. E così, senza risgranare il rosario qui, offese sono volate nei confronti di altri avversari politici.

No. Un primo cittadino, rappresentante di un’intera comunità non può comportarsi in questo modo, soprattutto in una diretta su fb. Egli ha il dovere, dico dovere, di salvaguardare la dignità della città senza lasciarsi andare a discorsi che minano la sua credibilità. E’ vero: il sindaco ha il consenso del “popolo” che cresce sempre di più perché, di questi tempi, parlare alla pancia dei cittadini fa buon gioco, paga. Ma fino a quando? I cittadini hanno anche cervello e anima, non solo pancia, e presto se ne ricorderanno.

Si dice che l’esultanza per il successo del neo consigliere Livio Petitto gli abbia fornito una carica di adrenalina spropositata che gli ha fatto perdere il dovuto aplomb istituzionale. Ma questo non giustifica il suo comportamento che invece deve essere di garanzia per tutti. Se avesse in mano elementi di rilevanza penale egli sa a chi rivolgersi. Devo dire, pur non condividendo fino in fondo i criteri del successo di Petitto, che il neoeletto è stato molto più prudente del suo sponsor sindaco che si è lasciato oltremodo andare. Naturalmente, dopo aver ascoltato le invettive del sindaco, mi sono premurato di esprimergli il mio dissenso, sia pure con spirito dialogante.

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A questo punto, però, superando quello che ritengo essere un incidente di percorso del sindaco Festa (certamente non il primo), mi chiedo se non sia il caso per lui di cambiare comportamento e cercare, oltre le offese, strade nuove e costruttive nel rapporto amministrazione-comunità. Intendo dire che la città, i suoi abitanti, i gravi problemi che abbiamo di fronte richiedono un grande senso di responsabilità e una unità di intenti per superare gli ostacoli. Più che invettive, insopportabili, livelli di scontro cercati, occorre, ora e subito, una necessaria azione di pacificazione per compiere azioni utili alla cosa pubblica.

In realtà, dopo un anno dall’elezione di Festa, i segni del cambiamento ancora non si vedono. Le promesse fatte in campagna elettorale non hanno trovato risposte, salvo che nel clima apparentemente gioioso di qualche festa dal sapore paesano. La vicenda del mercato è emblematica di un clima di improvvisazione che orienta le decisioni del primo cittadino. In definitiva è stato solo sottratto un servizio alla città senza aver offerto nessuna alternativa logistica.

Lo stazionamento dei bus nello spazio antistante il Palazzetto dello sport, dove prima si svolgeva il mercato settimanale, si è trasformato in una specie di terra di nessuno, senza servizi igienici per l’utenza e con grave danno per i pendolari che devono raggiungere il capoluogo per lavoro.

Il tunnel continua ad essere un’idrovora che ingurgita fondi, variante dopo variante. Ne era stata annunciata l’agibilità che oggi non si sa quando avverrà. Perdura l’agonia della Dogana, per la quale tra annunci di progetti e nuovi progettisti non si riesce a vedere l’alba nuova. Come per il Centro per l’autismo di Valle, che da venti anni non si riesce ad aprire al pubblico e per il quale il sindaco Festa ha ripetutamente indicato l’imminente inaugurazione.

Le periferie erano e sono ghetti in cui la stessa sopravvivenza è messa rischio. Le strade della città sono piene di crateri con un aggravio del contenzioso per il Comune che aumenta sempre di più. L’azienda Città Servizi, utile per la campagna elettorale di qualche amico del primo cittadino, è tornata nel letargo di sempre.

Che dire poi del Piano di zona: mentre aumenta la povertà, le persone hanno necessità di assistenza, il litigio per l’occupazione dei vertici dello strumento di protezione sociale è uno schiaffo ai fondi disponibili e non utilizzati. Infine ombre cupe si addensano sul futuro del Piano urbanistico cittadino che dovrà disegnare il futuro di Avellino. Si va avanti con sfrontatezza, senza quel minimo di pudore che dovrebbe essere un requisito di base.

L’acquisizione dei fabbricati dell’imprenditore D’Agostino da parte del Comune di Avellino, pur nell’assoluta legittimità dell’operazione immobiliare, avrebbe dovuto suggerire maggiore prudenza. Ma tant’è. Potrei continuare nell’elenco delle cose non fatte, dalla Città giudiziaria all’indecenza di piazza Castello, ma servirebbe a poco, se non a dimostrare che, dopo un anno dalla sua elezione a sindaco, la città è solo peggiorata.

Tuttavia prima ancora dell’elenco delle cose non fatte c’è un grande insormontabile problema: il degrado morale. Non solo della maggioranza che governa la città, ma anche dell’opposizione che strumentalmente fa le pulci al sindaco senza indicare alternative, limitandosi a note di disapprovazione. Ed è la questione morale il nodo da sciogliere. Essa è insidiata da successi elettorali che sembrano essere l’avanposto dei comitati di affari che potrebbero trovare spazio attraverso il clientelismo, l’uso sfrenato delle risorse pubbliche e quanto altro deriva dal voto di scambio.

E allora sia chiaro: la deriva morale si combatte non con gli insulti e le invettive, ma con una azione di pacificazione e di responsabilità per il bene della città, per il bene comune.

di Gianni Festa

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