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L’attuale indagine della magistratura irpina sulle inadempienze dei centri di accoglienza dei migranti – iniziativa lodevole, doverosa e necessaria – può facilmente ingenerare la conclusione che tutto il mondo del Terzo Settore (associazionismo, cooperazione e promozione sociale) sia da condannarsi in toto. In realtà non è così, basti approfondire uno dei tanti concreti e trasparenti progetti di solidarietà, quello degli Empori Solidali. Sono ormai 60mila gli italiani che ogni settimana entrano al supermercato e ne escono con la borsa della spesa piena senza utilizzare il portafoglio. Sono i "clienti" degli empori solidali. A sette anni dalla loro nascita sono ormai diverse decine i punti vendita in Italia. Si tratta di botteghe particolari che assolvono a diverse significative funzioni: limitazione degli sprechi, riutilizzo di merce che andrebbe buttata, aiuti a famiglie la cui povertà non consente di arrivare a fine mese. Gli empori solidali sono attualmente più di 60, dal Piemonte alla Sicilia, aperti e sostenuti dalle associazioni senza fine di lucro, a partire dalle Caritas diocesane, pioniere delle due prime realtà di Roma e Prato aperte nel 2008. Secondo una recente ricerca del Centro Servizi Volontariato sono circa 2 mila i volontari che sostengono l’iniziativa e centinaia di piccole e grandi aziende che donano le eccedenze non utilizzabili dai normali canali commerciali. In realtà non si tratta solo di assistenza ma di apprezzabile protagonismo aziendale per la valorizzazione di beni di consumo elementari come il latte: è il caso dello storico emporio solidale della Caritas di Roma. È propria questa struttura organizzativa che provvede alla consegna gratuita di latte fresco offerto dalla centrale del latte della capitale non come eccedenza, ma come normale parte del livello produttivo. Si realizza, in tal modo, una concreta alleanza per la lotta alla povertà: sono circa 1300 famiglie assistite di cui, almeno un terzo, con bambini sotto i due anni che si alimentano gratuitamente di un prodotto fresco di alta qualità. Altri servizi di sostegno ai redditi familiari consistono nel fondo famiglia sul modello già attivato dalla diocesi di Milano, nel progetto di remissione del debito per famiglie super indebitate, nel prestito della speranza per interventi immediati nei casi di eccezionali esigenze per superare momenti di crisi. A questi concreti percorsi di aiuto concorrono livelli istituzionali attenti ai bisogni delle comunità amministrate come – nel caso di Prato – Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. I numeri dimostrano la enorme consistenza di destinatari: nel 2014 sono state distribuite merci per un valore di 2 milioni di euro, quasi 4 mila persone assistite mensilmente, di cui il 52% italiane. Ancora più significativo il controllo della qualità, eseguito 2 volte l’anno, da parte della multinazionale specialista Chelab Silliker. Fino a qualche anno fa erano solo i supermercati a fornire le eccedenze o prodotti prossimi alla scadenza, attualmente sono anche le aziende a conferire lotti non conformi di buona qualità. L’esperienza degli ultimi anni per gli empori solidali ha fatto emergere l’esigenza di sviluppare delle vere e proprie relazioni con la complessa rete delle industrie alimentari per costruire concretamente percorsi di accreditamento come soggetti affidabili anche dal punto di vista economico. Il monitoraggio delle iniziative presenti sui territori regionali e provinciali italiani presenta esperienze varie, dalle più strutturate – come quelle di Roma e di Prato – a quelle meno strutturate fino ad arrivare ad empori di commercio equo e solidale, come quello di "Libera" presente in Avellino, alle spalle del Palazzo Vescovile. Dalla già richiamata ricerca, condotta dal Centro Servizi Volontariato, si può facilmente dedurre che la missione propria del volontariato non è solo veicolare la cultura della gratuità, ma anche quella di cambiare il mondo, cominciando a mettere concretamente in discussione i postulati di una economia di mercato basata sulla logica interattiva della domanda e della offerta. Gli ultimi 4 anni, quelli della seconda modernità e della globalizzazione, hanno ingenerato la convinzione che basterebbero buone leggi, ben applicate, e un mercato più articolato per ottenere una società più giusta. Quando parliamo di solidarietà, bisogna tener necessariamente conto che oggi tutto ciò che non è efficiente non è stimato e quindi difficilmente applicabile alle relazioni di cura o alle opere di misericordia: i cristiani laici, storicamente impegnati nella missione del volontariato, sono i primi, anche nell’attuale momento forte della quaresima, ad essere consapevoli che il fine principale del volontariato dev’essere principalmente quello di cambiare il mondo.
edito dal Quotidiano del Sud

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