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Acqua, tra i “miracoli” di De Luca non c’è l’emergenza idrica. E Palazzo Santa Lucia si prepara alle gare per oltre un miliardo di euro

“Giornata storica” per Castellammare di Stabia. Non ha dubbi il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, intervenuto ieri sera sul lungomare stabiese in occasione della revoca del divieto di balneazione in vigore da oltre 50 anni. A collaborare perché tornasse la balneabilità sono state Regione Campania, Gori ed Ente Idrico Campano.

“Godiamoci questo miracolo- ha  detto De Luca. Voi avreste ma immaginato che le acque di fronte alla cassa armonica a Castellammare potessero essere balneabili? No”, ha detto rivolto ai giornalisti. “Vorrei solo ricordarvi che dentro e dietro questo risultato ci sono il lavoro, la fatica, la concentrazione di decine e decine di persone. Della Regione, innanzitutto, che finanzia alla fine tutte queste opere, della Gori, dell’Ente idrico campano”.

Peccato, che dopo l’inaugurazione con toni trionfalistici dell’ospedale di Solofra e il ritorno alla balneazione a Castellammare,  all’orizzonte però non si intravedano miracoli sul fronte dell’emergenza idrica,  in atto non solo in provincia di Avellino, ma anche in altri territori campani. Eppure l’Irpinia, paradossalmente, il più grande bacino idrico d’Europa, si ritrova con  le sorgenti a secco  e interruzioni giornaliere senza sosta.

Oltre 350 i litri in meno al secondo registrati nel mese di giugno, rispetto alla media calcolata nello stesso periodo dal 2011 al 2023, con una diminuzione della portata dei gruppi sorgentizi, che è passata dal 44,6% del report precedente al 53,4 % dell’ultimo report registrato lo scorso 8 luglio dall’Alto Calore e inviato ai sindaci dei comuni soci, alla regione Campania e all’Autorità di Bacino Appenino Meridionale.

Ma a destare preoccupazione è, soprattutto, lo stato delle sorgenti: nel comune di Montella, la portata della sorgente Candraloni è stata a giugno di 55 litri al secondo, rispetto all’ 86% registrato tra il 2011-2023. Un grave deficit idrico si registra anche alle sorgenti di Acqua del Pero (-52,4 %), Bocca dell’Acqua a Sirignano (- 62,7%).

Gli assorbimenti eccezionali, dovuti al caldo torrido e ad un uso domestico sconsiderato della risorsa idrica, hanno aggravato la situazione, tanto da spingere l’ente di corso Europa a disporre le sospensioni quotidiane dell’erogazione dell’acqua, ogni giorno,  dalla  sera  fino alle 6 del mattino.

L’ Alto Calore Servizi e il suo amministratore unico, l’avvocato Antonio Lenzi, sono al lavoro  da giorni  per creare le condizioni necessarie a superare definitivamente le criticità dell’acquedotto che serve i Comuni nella provincia di Avellino. E per i disagi legati alle continue interruzioni non mancano le proteste. In Valle Ufita, i sindaci e le comunità si mobilitano,  affinché il Governo provveda a reperire i fondi per l’ammodernamento della rete dell’Alto Calore ormai fatiscente e insufficiente.

A certificare una situazione emergenziale, come quella da incubo vissuta dalla provincia di Avellino nel 2017, gli screening realizzati dall’Alto Calore, con un vertiginoso impoverimento delle sorgenti. La carenza di risorse idriche è legata al caldo torrido e all’afa, che non danno tregua e che stanno facendo lievitare i consumi. Si aggiungono il calo fisiologico delle sorgenti e la dispersione idrica, che supera ormai la media del 60% per via delle perdite accumulate e non riparate per la tardiva autorizzazione del tribunale ad Alto calore ad appaltare alle ditte specializzate i lavori di manutenzione.

Intanto dal Governo Meloni, che ha  sbloccato 1.9 miliardi per la Campania, a valere sui fondi di Coesione e Sviluppo, sono stati assegnati solo  due milioni di euro   per colmare il gap infrastrutturale idrico in Irpinia. Ad Alto Calore Servizi va 1 milione e 500 mila euro per il Collettore di San Michele di Serino, a cui si aggiungono 545.358 euro per la rete idrica di San Martino Valle Caudina e 442mila euro per il rifacimento e la ristrutturazione della rete idrica di Airola.  Mentre ben 155milioni (154.828.000)  sono stati destinati per l’utilizzo idropotabile delle acque dell’invaso di Campolattaro e per il potenziamento dell’alimentazione potabile.  Un “miracoloso” stanziamento  per una delle opere principali inserite dal Governatore  nel sistema di Grande adduzione Primaria, che comprende l’acquedotto  della Campania Occidentale; l’Acquedotto del Torano Biferno; il Complesso della Diga di Campolattaro; l’Acquedotto della Normalizzazione, con le sorgenti di Cassano Irpino e di Baiardo a Montemarano del Fiume Calore.

L’impianto di Cassano irpino  è stato ceduto alla Regione,  su decisione della presidenza dell’Alto Calore per sollevare l’ente di Corso Europa, dai costi di gestione che ammontano ad oltre 1 milione e 100mila euro annui, per la sola energia elettrica, e ad ulteriori 700mila euro circa all’anno tra personale, manutenzioni, riparazioni condotte, materiali, clorazione e analisi di laboratorio.

Con la centrale di Cassano e i relativi serbatoi e acquedotti della normalizzazione, Ramo orientale e centrale, vengono trasferiti  anche i punti di prelievo dell’energia elettrica al servizio della sorgente del Baiardo di Montemarano e della stazione di rilancio di Zingara Morta a Pontelandolfo. Naturalmente, il passaggio degli impianti ha comportato, per  l’Irpinia,  l’acquisto all’ingrosso della quota di acqua, prima prelevata a Cassano e Serrapullo, attraverso il concessionario Acqua Campania.

La decisione di cedere le sorgenti di Cassano e Montemarano, assunta a causa della grave  mole debitoria dell’Alto Calore (supera i 200 milioni di euro) è stata a dir poco scellerata.   A Palazzo Santa Lucia l’Irpinia ha ceduto opere e  sorgenti, il cui valore di gestione è di ben 138 milioni di euro.  Ma, in vista della scadenza del suo mandato il governatore De Luca  si prepara a gare di gestione trentennale  di oltre un miliardo di euro. Gli occhi sono tutti puntati sull’affidamento del sistema Grande adduzione Primaria   e sulla gestione idrica nei  distretti del Sannio e Napoli Nord. Bandi molto appetibili,  su cui sarebbero pronti a partecipare, per ottenerne la gestione, colossi come Italgas e Acea. Ma c’è  anche Gori,  il gestore dell’ambito sarnese vesuviano,  che gestisce il servizio in  74 comuni tra le province di Napoli e Salerno e che  punta ad affermarsi anche in altri distretti campani.

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