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Al Trianon Viviani tra luce e memoria, Jesce o sole di Vallifuoco

di Giuseppe Tecce

Quello che stamattina era solo l’eco di una promessa diventa, questa sera, un’esperienza reale: l’epifania del teatro non si è consumata soltanto nella fiaba, ma nella luce che Jesce sole ha acceso nei cuori.

Quando si varca il foyer del Trianon, lo sguardo corre subito alle tele di Gennaro Vallifuoco, irpino nella sostanza e napoletano nell’arte, docente alle Accademie di Belle Arti e pittore scenografo capace di tradurre in figura la voce del teatro. La mostra, già annunciata come un omaggio all’opera di Roberto De Simone, maestro e memoria stessa del teatro partenopeo, qui vive in un dialogo serrato tra immagine, mito e radice popolare.

Alle diciassette in punto il sipario si apre e comincia con una narrazione. Due attrici eccezionali riscrivono la nostra percezione dell’oralità, narrando storie e fiabe tratte dal repertorio di De Simone con una forza primordiale. Le parole si intrecciano alla visione di Vallifuoco e la scena si fa luce, colore, e poi memoria. Le narrazioni non sono semplici letture, ma performance che traducano in ritmo e corpo la sapienza di racconti che Napoli conosce da sempre.

La mostra Jesce sole (dal titolo che riecheggia l’invocazione a far emergere la luce) non è una semplice esposizione di quadri. È, piuttosto, una geografia dell’immaginario, dove le tele diventano set e le immagini scenografiche di Vallifuoco tracciano percorsi di visione dentro e oltre De Simone. Illustrazioni che si percepiscono come costumi immaginari, come spaccati di poesia figurata, come ombre vive che si staccano dalle tele per venire a sedersi tra le teste degli spettatori.

Questa sera al Trianon Viviani si è assistito a una contaminazione: tra teatro e pittura, tra parola e colore, tra passato e presente. Il pubblico è stato invitato a una sorta di rito collettivo, in cui ogni quadro di Vallifuoco diventa frammento di narrazione e partecipe dell’energia vitale del teatro.

In platea lo si percepisce come luogo di polis, di comunità: non solo luogo per vedere, ma per partecipare. Qui Napoli diventa casa e  si riconosce in ogni tratto di pennello, in ogni passaggio dei racconti. Quando si esce, si ha la percezione di aver abitato la mostra e non di averla solo vista.

La serata si chiude così, non con un congedo, ma con la promessa che questa luce, ‘o sole, continuerà a venire fuori.

La mostra potrà essere visitata fino al giorno 22 gennaio.

 

 

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