di Ranieri Popoli
Inizio della terza stagione al Teatro “Alfredo Sardone” di Altavilla Irpina”. Il pubblico è quello delle grandi occasioni. Volti noti e nuovi ingressi tra i presenti che si apprestano a entrare in questo piccolo scrigno dello spettacolo e della cultura della Valle del Sabato.
I componenti dello staff di “Artesìa” sono pronti , Tina al front office della segreteria-biglietteria, Sergio a darti il cordiale benvenuto al varco d’ingresso, l’Avvocato Roberto Vetrone che accoglie amici e ospiti con la sua proverbiale opera di divulgazione. Prima che si alzi il sipario è l’instancabile Direttore Artistico, il Maestro Rino Villani, che apre la serata con una carrellata di doverosi ringraziamenti ricordando come l’esperienza di nuova gestione da parte dell’associazione “Artesìa” abbia di fatto trasformato il “Sardone” da un luogo di sporadica rappresentazione in un punto di riferimento stabile per l’intero territorio.
Nel frattempo prendono posto il Sindaco di Altavilla Irpina e consorte e la sempre presente e attiva Assessora Avv. Rita Tirri. Intanto si apre un piccolo siparietto per consentire al Direttore Artistico Modestino Di Nenna di presentare la prima edizione dell’ “Altavilla film festival” che si terrà nella cittadina alta caudadal 15 al 18 ottobre 2026 che si preannuncia partecipata e interessante.
Si spengono le luci e inizia lo spettacolo “Lidia, non bacia nessuno” una divertente commedia scritta dal bravo attore Antonio Fiorillo che riceve il convinto plauso di un pubblico sempre attento e partecipe. Nell’intervallo c’è lo spazio per un saluto, non solo d’occasione, da parte del Sindaco di AltavillaIrpina Mario Vanni il quale ricorda lo storico rapporto che la comunità locale ha avuto con il teatro, in particolare grazie alle attività delle diverse compagnie che si sono succedute negli anni,riconoscendo l’apprezzata opera sostenuta dall’Associazione “Artesia” .
Siamo alla fine della rappresentazione e un lungo applauso da parte del pubblico saluta i bravi attori che si accingono a rientrare nei camerini retrostanti dove trovo un soddisfatto Antonio Fiorillo al quale chiedo giusto qualche battuta di commento.
Fiorillo dove e come nasce “Lidia” l’apprezzata commedia di questa sera che tanto successo sta riscuotendo nelle sue diverse rappresentazioni?
Fondamentalmente “Lidia” nasce per due fattori. Il primo è perché ho sempre creduto che il prezioso valore dell’amicizia possa vivere anche a distanza nel tempo, in quanto può accadere di trovarti in particolari momenti della tua vita che ti estraniano dalle relazioni esterne ma poi ti ritrovi i veri amici che sono gli unici che riescono a tirarti fuori anche da situazioni difficili. E questo assunto vale ancor di più per quegli amici di gioventù che non vedi da tempo perché i rispettivi destini esistenziali hanno fatto prendere strade diverse ma che nonostante gli anni trascorsi ritrovi sempre con lo stesso sentimento di appartenenza. Il secondo motivo è più intimo e riguarda la mia passione per la musica e in particolare per quella di Lucio Dalla il quale tra i suoi tanti capolavori ha prodotto un disco a mio avviso davvero molto bello e significativo “Dalla Q Disc” nel quale c’è la canzone “Telefonami tra vent’anni” che abbiamo inserito come colonna sonora nella nostra commedia.
Nella sua commedia oltre al valore dell’amicizia gioca un ruolo importante il concetto del “tempo” che fa emergere nella storia in modo sempre più evidente ricchezze umane ma anche contraddizioni e a volte addirittura i contrasti esistenziali dei diversi personaggi.
Proprio cosi. Un caro amico di famiglia spesso mi diceva “ Guarda che il tempo non esiste” . Io, senza addentrarmi nella disquisizione filosofica, credo, invece, che questo non sia vero e che il tempo esista, perché ci fa capire tante cose: ci dice dove intendiamo andare, ci consente di conoscere delle persone, e soprattutto di estendere il nostro animo fino a condurci a compiere atti, come quelli del perdono, che il presente spesso non ci consente di realizzare. E questo negli anni della mia raggiunta maturità ho compreso che esiste anche un tempo indulgente.
Tu sei oramai un artista affermato a tutto tondo esprimendoti nella cinematografia, nella televisione, nel cabaret e perfino nella pubblicità. Come riesci a conciliare il Fiorillo del palcoscenico con quello di questi altri mondi dello spettacolo?
E’ vero ho una certa poliedricità, spaziando in questi diversi mondi dell’arte. Mi manca l’esperienza della radio, ma non è mai troppo tardi. Io credo che in tutti questi campi ho agito sempre con lo stesso impegno ed eguale passione perché è un qualcosa che ho amato fin da piccolo e che nel tempo poi si è evoluto in più direzioni, fino a portarmi a svolgere anche il coinvolgente ruolo dell’autore.
E questo amore per il teatro come è nato? C’è stata qualche condizione particolare che ne ha favorito da parte tua il felice incontro?
Io ero un bambino della provincia napoletana, per la precisione di Casoria, che frequentava la locale parrocchia e una sera mi reco a vedere presso il teatrino del ritrovo religioso la commedia di Eduardo “Sabato, Domenica e Lunedì” quando all’apertura del sipario ho avuto una folgorazione, come se assistessi a qualcosa di magico, e da quel momento mi sono innamorato del teatro.
Utilizzando la tua “Lidia” come metafora potresti dirci cosa c’è nel suo futuro?
Quello che ci auguriamo. In primis quello di guarire, nel senso del recupero delle cose che amiamo, a partire dalla perduranza dello stare insieme con i nostri amici sinceri.
L’ultima domanda è quella che riserviamo a tutti gli intervistati del “Sardone” ovvero se bisogna crederci ancora nel cosiddetto teatro di provincia in un mondo globalizzato e “socializzato” come quello odierno.
Certamente e io ci credo fermamente e in particolare nelle sue leve giovanili. Pensa che prima nelle nostre realtà avevamo tanti luoghi di aggregazione, dai circoli culturali a quelli associativi, dalle sezioni dei parti ai vari circoli aggregativi. Oggi a svolgere questo prezioso ruolo sociale sono rimaste solo le parrocchie per cui un’ esperienza come questa di Altavilla Irpina e di altre realtà simili è qualcosa che contribuisce a colmare un vuoto e a difendere non solo la tradizione di un’arte ma anche il senso di comunità. Per questo io credo che il teatro può avere un elemento salvifico per ciò che è e per ciò che ha sempre rappresentato nella storia umana.
Ringrazio Antonio Fiorillo per le profonde riflessioni che ci ha offerto che fanno da cornice a questa bella serata altavillese dedicata al teatro come “Grande e insostituibile amico” , avrebbe detto Lidia.

