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Alla cara Zia Anna Maria Ferrara

“Mater dulcissima”, così si rivolgeva il poeta Salvatore Quasimodo alla persona cara, così io desidero rivolgermi a te, cara Zia Anna Maria, in questo irripetibile e doloroso momento della tua dipartita.

Dolce n’è stato il trapasso: quel pallore quasi celestiale che si era diffuso sul tuo viso è stato veramente il segno patente di una profonda serenità di spirito, di cui solo i beati possono godere; sì, proprio come una beata, sei trapassata: tanto sereno, arriso dalla grazia divina, è stato il tuo transito! E questa serenità tu hai ben meritato a seguito di una vita scandita dall’indomita fede in Dio.

Ma voglio soprattutto sottolineare con la forza della memoria, nel porgerti l’estremo saluto, interpretando anche il compianto profondo di quanti ti hanno conosciuta, la tua bontà e prodigalità, usando sempre, come i saggi, equilibrio e temperanza, grazie anche alla cura attenta e paziente degli amorevoli figli: Adriana, Egeziaca, Manfredi, dei cari nipoti Marco e Roberto, delle care sorelle Dora e Maria, del caro fratello Ettore.

«Solo chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna». Quanta eredità di affetti suscita e mantiene vividi nel cuore di noi tutti la tua simpatica e amata figura di onesta lavoratrice, di madre e donna esemplare, sempre affettuosa e premurosa, mite, gioviale.

Per queste doti noi vogliamo soprattutto ricordarti: per esse tu sei un simbolo, tu sei di esempio, oggi, in cui, fra i falsi miti del benessere, è in crisi l’istituto della famiglia e sono in crisi quei valori, che sono il fondamento di una sana e feconda società. Quantunque, però, la tua vita sia stata ghermita dalla morte inesorabile e tutto si dilegui nel passato, soltanto la fede e il ricordo possono vincere l’oscurità della notte e il silenzio del sepolcro.

E con la forza della memoria noi ti avremo sempre accanto, penseremo a te, all’esempio che hai lasciato: un esempio di probità, di vita autenticamente cristiana, consacrata al lavoro casalingo e alla famiglia. Questa lezione è il miglior retaggio.

Nelle ore cariche di tristezza, nelle quali i familiari cercheranno la madre per attingere ai consueti e preziosi consigli, questi vedranno aleggiare il suo spirito, ne avvertiranno la calda e confortevole presenza, si sentiranno meno soli e più disposti a continuare il cammino della vita, al fine di perdurare i suoi insegnamenti e i suoi valori.

Proprio questa testimonianza di affetto e di stima, che tutti noi ti manifestiamo in atteggiamento commoso e riverente, è per te, cara Zia Anna Maria, il più valido motivo di conforto in quest’ora, in cui tu per le tue virtù sei salita nell’Empireo beato.

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