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Pur di isolare Salvini e Meloni si può far entrare in maggioranza anche Berlusconi. Il pensiero arriva da “nemici” storici del leader di Forza Italia come Prodi e De Benedetti. La destra sovranista insomma è il vero avversario da battere per un fronte sempre più vasto che comprende non solo l’attuale maggioranza ma in prospettiva anche un pezzo dell’opposizione. Operazione difficile da attuare ma non impossibile. Curiosamente queste dichiarazioni arrivano a circa sessant’anni da quello che è considerato il governo più a destra della storia della Repubblica e che cadde proprio nel luglio del 1960. A presiedere quell’esecutivo c’è una figura ormai quasi dimenticata, il marchigiano Ferdinando Tambroni.  Già componente dell’Assemblea costituente e politico di lungo corso, era un esponente della “sinistra Dc”, favorevole all’apertura ai socialisti. La nascita del suo governo, in termini tecnici un monocolore Dc aperto ad appoggi esterni, va inquadrata in quel periodo che anticipa la nascita del primo centrosinistra e avrebbe dovuto essere, proprio per questo, poco più di un esecutivo di transizione per lasciare ai partiti il tempo di mettere a punto i nuovi equilibri. Quel 1960 inoltre era un anno particolare. In agosto si sarebbero tenute le Olimpiadi a Roma, occasione eccezionale per lasciarsi definitivamente alle spalle le ombre del passato per un Paese in pieno boom economico. I lavori per consentire alla capitale di ospitare degnamente i giochi olimpici non potevano proseguire in una situazione di crisi prolungata. Tambroni dunque riceve l’incarico per dar vita ad un governo che avrebbe dovuto occuparsi proprio della gestione delle Olimpiadi e di varare la legge di bilancio per poi uscire di scena. Tambroni però scompagina i piani e già nel suo discorso di insediamento non c’è nessun richiamo al carattere temporaneo del suo esecutivo. Si fa forte dell’essere stato scelto direttamente dal Presidente della Repubblica Gronchi e ottiene la fiducia alla Camera con soli tre voti di scarto e con l’appoggio determinante del Movimento Sociale. Tre ministri della sinistra Dc Bo, Pastore e l’irpino Fiorentino Sullo si dimettono. Il primo governo sostenuto, sia pur dall’esterno, dal Msi erede diretto del fascismo, provoca subito un’ondata di indignazione. A complicare la vita dell’esecutivo c’è soprattutto la decisione del Movimento Sociale di celebrare il suo congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Le manifestazioni di protesta costringono il Msi ad annullare il congresso e Tambroni a rassegnare le dimissioni. La sua caduta apre di fatto la strada ai governi di centrosinistra guidati prima da Fanfani e poi da Moro. Oggi a distanza di sessant’anni questi fatti ci appaiono lontani. Meno lontano è invece lo sdoganamento della destra italiana che avvenne dopo la caduta della prima Repubblica. Un ruolo importante svolto proprio da Berlusconi che allora aprì alla destra di Gianfranco Fini che ancora guidava il Movimento Sociale, appoggiandolo nella corsa a sindaco di Roma e poi alleandosi con lui per governare il Paese. Quella diga costruita dalla DC e dall’indignazione dell’opinione pubblica ai tempi di Tambroni cadde definitivamente. Resiste invece in Europa dove come ci ricorda Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera “Berlino e Parigi bene o male hanno governi centristi che si raccordano tra loro e fanno valere gli interessi tedeschi e francesi con le potenze mondiali; in Italia si è costruita un’alleanza innaturale pur di tenere la destra radicale di Salvini e Meloni lontana dal governo, dove peraltro prima o poi arriverà. A rendere la situazione più ingarbugliata è il sistema proporzionale, che vorremmo ricalcare da quello tedesco. Ma in Germania c’è un grande partito di centro, la Cdu, che fatica a trovare l’erede della Merkel ma resta il perno del sistema. In Italia non c’è”.

di Andrea Covotta

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