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Alto Calore, il manager Ciarcia si dimette: il 21 marzo assemblea dei soci per scegliere il suo successore

Di Michela Della Rocca

Alto Calore, l’amministratore unico Michelangelo Ciarcia si  è dimesso. Stamattina  il presidente  della società di Corso Europa,  dopo  un’attenta riflessione, ha formalizzato le sue dimissioni dall’incarico alla guida della società di Corso Europa. Lo scorso febbraio, il tribunale aveva deciso una misura interdittiva di un anno nei confronti del manager coinvolto nell’inchiesta sui corsi di formazione “fantasma”.

Il Gip del tribunale di Avellino, Francesca Spella, lo scorso 16 febbraio, aveva firmato la misura di sospensione dall’esercizio per 12 mesi nei confronti di Ciarcia con l’accusa di indebita compensazione, peculato, fatturazione inesistente e false comunicazioni sociali. Il Gip aveva ritenuto necessaria questa misura, considerato l’importante ruolo ricoperto da Ciarcia all’interno dell’ente, sospettando che potessero continuare a porre in essere condotte illecite. Poi il Gip  aveva successivamente  rigettato le richieste di revoca o attenuazione  delle misura interdittiva avanzata dal  suo avvocato Nello Pizza nonostante Ciarcia avesse  cercato di chiarire la loro posizione in aula.

L’inchiesta, coordinata dai pm Vincenzo Russo e Luigi Iglio, che avevano chiesto l’arresto ai domiciliari di Ciarcia, fa riferimento ai corsi di formazione professionali riservati ai dipendenti svolti negli anni dal 2019 al 2021 e finalizzati all’acquisizione di maggiori conoscenze tecnologiche. Corsi che non sarebbero mai stati effettivamente svolti, ma che hanno consentito all’Alto Calore di godere di una compensazione tributaria di crediti di imposta per 632 mila euro. L’attività di indagine, partita  dopo le denunce di dipendenti della  società, che informavano l’Autorita giudiziaria della loro mancata partecipazione a  corsi formativi pur comparendo negli elenchi dei discenti, ha consentito di accertare l’effettiva inesistenza dei corsi.

Le ipotesi di reato contestate, allo stato, agli indagati (complessivamente, quattordici persone, tra cui anche dipendenti dell’Alto Calore e rappresentanti legali delle ditte fornitrici) sono peculato, l’emissione e l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti, l’indebita compensazione tributaria aggravata per l’inesistenza dei crediti compensati e li falso in bilancio, tutte aggravate per l’abuso e al violazione dei doveri inerenti al pubblico servizio.

A spingere l’amministratore unico alle dimissioni, non solo i  i tempi lunghi per l’esito  del ricorso al Tribunale del Riesame, sulla revoca della misura cautelare, ma forse soprattutto la proroga delle indagini incassata dalla Procura di Avellino.  I pm Luigi Iglio e Vincenzo Russo, infatti,  hanno chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Avellino, Francesca Spella, una proroga  per il primo filone dell’inchiesta sui corsi fantasma all’Alto Calore, quello che aveva portato nel febbraio del 2022 al primo accesso all’ente di Corso Europa da parte dei militari del Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Avellino e dello stesso pm Vincenzo Russo.

Ora, il 21 marzo,  come anticipato in anteprima  dal Corriere dell’Irpinia, ci sarà l’assemblea dei soci di Alto Calore – Comuni e Provincia – che dovranno scegliere il nuovo amministratore. Il Pd potrebbe proprio puntare  Lariccia, Presidente del Collegio sindacale, che in questa fase regge le sorti di Alto Calore. Il Presidente dell’ordine dei commercialisti potrebbe essere la fìgura idonea per le sue competenze tecniche e amministrative a guidare la società. Sull’ente di Corso europa pende una procedura di concordato preventivo innanzi al Tribunale di Avellino, maturata in seguito all’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica del capoluogo, a seguito dell’accertamento di un’esposizione debitoria di circa 150 milioni di euro nell’anno nel 2021, salita a 200 milioni secondo l’ultimo bilancio. Una situazione economica poco idilliaca che di certo non può essere gestita, in caso Ciarcia non rientri più nelle sue funzioni, da profili di natura squisitamente politica e senza nessuna competenza tecnica. La situazione dell’ente è delicata.Il passivo evidenzia, un patrimonio netto pari a 69 milioni di euro e un totale delle esposizioni debitorie di 168.475 milioni, di cui i debiti a breve termine rappresentano l’ 85,96%. Il quadro negativo è completato dall’aumento delle spese per l’energia elettrica, salite di 8 milioni di euro rispetto al 2020 e arrivate a toccare i 21 mln di euro l’anno, destinate addirittura a salire. Il bilancio si è chiuso con una perdita di 33 milioni, evidenziando un peggioramento rispetto all’esercizio precedente in cui si registra un utile di 44 milioni di euro.

Inoltre a breve si conoscerà l’esito del concordato preventivo in continuità presentato alla Sezione Fallimenti del Tribunale di Avellino proprio dal manager Ciarcia: la votazione all’assemblea dei creditori, fissata per il 7 maggio, stabilirà la proposta di saldo percentuale degli importi: 180 milioni di euro di debiti.

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