Cari politici (e civici) che vorreste il nostro voto per governare la città di Avellino, state dimenticando il compito più importante che dovrebbe assolvere il nostro prossimo sindaco: combattere camorra e malaffare. Nessuno di voi, nessuno dei vostri partiti o delle vostre liste civiche, ne parla. Forse che ad Avellino non c’è più la camorra? Sono bastati gli arresti del Clan Genovese e quelli del Nuovo Clan Partenio a fare piazza pulita? Non c’è più nessuno che mangia dal piatto dei soldi pubblici e degli onesti lavoratori? Siamo forse tornati l’isola felice degli anni ’60? Non c’è più nessuno che ottiene condoni edilizi con l’inganno e le connivenze? Nessuno che vinca appalti e concorsi “per amicizia”? Non c’è forse bisogno di fare terra bruciata attorno a chi vuole spartirsi i soldi pubblici, gli appalti, il potere malato? Dopo quegli arresti la stessa Procura di Avellino, con l’allora procuratore capo Domenico Airoma, ha sempre detto che la guardia non si deve mai abbassare, che imprigionati i vecchi boss ne spuntano sempre di nuovi.
Nessuno, in questa campagna elettorale per il voto di maggio offre soluzioni concrete per dire basta alle sanguisughe violente e vigliacche che soffocano e sporcano la città. L’ultimo segnale politico concreto in questa direzione risale ormai a due anni fa: durante l’ultima consiliatura il consigliere del Pd Antonio Gengaro, insieme agli alleati del già allora moribondo Campolargo, propose l’istituzione di una Commissione Consiliare Permanente sulla Legalità: l’allora maggioranza Nargi–Festa disse di no, che la Commissione si sarebbe fatta, ma più avanti. Poi quella maggioranza si è dissolta, l’amministrazione Nargi è caduta, e non se ne è fatto più nulla. E oggi, in vista del voto amministrativo del 24 e 25 maggio, nessuna delle coalizioni in campo sembra più porsi il problema: parlano solo di nomi, di candidati, di città verde, di svolta green, di opere pubbliche realizzate e da realizzare. Il prossimo consiglio comunale la vorrà istituire questa Commissione Legalità? Magari non servirà a nulla, perché le sanguisughe trovano sempre il modo di aggirare gli ostacoli, ma almeno ci sarà un luogo dove chi vuole denunciare il malaffare potrà far sentire la propria voce.
Eppure di possibilità concrete di attuare politiche anticamorra ce ne sono: abbiamo per esempio un autorevole personaggio politico irpino, leader locale dei Cinque Stelle, Michele Gubitosa, siede nella commissione parlamentare antimafia; abbiamo associazioni antiracket e anticamorra presenti e attive sul territorio provinciale (vedi Libera, con Davide Perrotta, o Sos Impresa, che con il suo presidente Domenico Capossela ha già stipulato protocolli di intesa con gli enti locali, compresi Comune e Prefettura). Le armi per combattere l’illegalità ci sono, ma nessuno sembra volerle utilizzare, come a non voler disturbare il cane che dorme: ma è proprio nel silenzio che i camorristi sguazzano.
Il benaltrismo: fanno tutti finta che i problemi di Avellino siano altri. Anche chi dice di voler pensare “prima al programma e poi ai nomi” non ne parla mai: dov’è finita la camorra? Perché questa omertà politica? Non dovrebbe invece essere la madre di tutte le battaglie? Non è la camorra che soffoca la crescita economica? Che inquina il territorio e le menti? Che corrompe le aziende? Che costringe gli imprenditori a scendere a patti? Che pilota pacchetti di voti per ricattare gli eletti? Vogliamo forse negare che anche qui ad Avellino ci sia chi estorce soldi, ruba appalti e incassa tangenti? Non è forse vero che c’è ancora chi si presenta a casa dell’imprenditore locale e pretende di dividere gli utili dell’altrui lavoro (“altrimenti sappiamo dove abiti e dove vanno a scuola i tuoi figli”)? Non c’è nessuno che sappia mettere sul tavolo soluzioni concrete per spezzare le gambe a questi criminali? Dobbiamo continuare a fare finta niente? Non vogliamo nemmeno provarci? Nessuno tra i candidati avellinesi vuole offrire una rivoluzione anticamorra a tutti gli elettori, di destra o di sinistra che siano? Di fronte a questo cancro della società le ideologie si possono anche mettere da parte: solo dopo aver bonificato il territorio si potrà decidere se ricostruirlo in base ad una visione di destra o di sinistra. Ma imbarcarci in una ricostruzione della città, quando la città è ancora prigioniera, sarebbe solo un’illusione. L’ennesima.




ottima riflessione!