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Amministrative, Rifondazione Comunista: necessario dare spazio al nuovo

Arriva da Rifondazione Comunista una nota relativa all’intervento consegnato nel corso dell’assemblea pubblica che si è tenuta ieri presso il circolo della stampa di Avellino, convocata da Controvento, Si Può e AVS. “Quello che facciamo è politica – si legge nella nota di Rifondazione – E noi pensiamo che fare politica significhi servire il popolo. Mettersi al servizio della comunità. Siamo venuti qui a parlare non per fare dei ragionamenti fini a se stessi, ma nell’interesse della città e di chi la abita. sicuramente non attraverso la gestione clientelare dei centri di spesa come è avvenuto in regione negli ultimi dieci anni, anche da
parte di esponenti irpini. La funzione della politica non è la spartizione del potere, non è barattare diritti con favori personali.Se abbiamo a cuore Avellino vuol dire che abbiamo il dovere di costruire un progetto che sia all’altezza delle speranze di tante cittadine e cittadini che hanno visto negli ultimi anni una politica lontana dai loro bisogni. Negli ultimi anni è stato fatto puro spettacolo, panem et circenses per distogliere l’attenzione dai problemi reali della città. Una città che oggi è in crisi, abbandonata, non possiamo che fare almeno di evidenziare ad esempio la mancanza di luoghi pubblici di aggregazione, trasporti efficienti, servizi pubblici adeguati, lo stato fatiscente dell’edilizia popolare, tanto per dirne qualcuna.

Costruire un progetto all’altezza, significa che questo vada costruito su basi politiche e morali solide, chiare, condivise. Un progetto da costruire tenendo conto della partecipazione non solo dei partiti, ma soprattutto dei cittadini, degli attivisti e delle associazioni che vivono ogni giorno le strade e i quartieri di questa città. Un progetto da costruire tramite un processo partecipato di scelta di un candidato o una candidata a sindaco, questo si sarebbe dovuto compiere con anticipo, in modo tale da avere tempo per fare tutto quello che era possibile non solo per far conoscere, ma per coinvolgere e CONVINCERE le persone. C’era questa possibilità, c’era l’opportunità di costruire una coalizione curando ogni dettaglio necessario, questo avrebbe potuto creare dei buoni presupposti. In questo caso, Rifondazione Comunista sarebbe stata disponibile ad intraprendere un percorso di
convergenza, a dimostrazione che la nostra non è una forza politica settaria, ma una forza politica che valuta bene tutte le condizioni prima di compiere una decisione.

Purtroppo non è avvenuto questo, e allora ci tornano alla mente le parole di Nanni Moretti nel suo famoso grido di Piazza Navona dove prendendo parola, dal palco lanciava le (dovute) critiche alla dirigenza del centrosinistra. Con grande rammarico dobbiamo ammettere che quelle parole sono attualissime ed applicabili anche in questo contesto. Continuando a fare così serve che passino diverse generazioni prima che la sinistra possa ritornare a vincere. Riteniamo assurdo che a poche settimane dalla presentazione delle liste il centrosinistra ancora non abbia individuato un candidato sindaco, perché ancora una volta il campo largo si trova ostaggio delle logiche logoranti interne al PD, logiche che – ed è questo il problema – contagiano e paralizzano tutte le altre forze della coalizione. Non è accettabile che l’organizzazione dell’ alternativa al Festismo, al civismo e alla destra sia affidata ad un partito che chiamare tale è un eufemismo, perché fatto di dirigenti che più che fare politica, fanno ciò che già qualche uomo autorevole quarant’anni fa aveva così definito: «Macchine di potere e clientela, con scarsa e mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente. Idee, ideali, programmi, vari e pochi. Sentimenti e passione civile, zero.» Riteniamo vergognoso che la costruzione della coalizione si sia fatta all’interno delle stanze di una segreteria, tra soli partiti, escludendo dal processo il mondo delle associazioni, che avrebbero potuto dare un contributo efficace e una visione reale dei problemi della città, su questo non possiamo che essere vicini a chi è stato escluso dai quei tavoli, la stessa sorte è capitata a noi, quindi cari compagni non siete soli, siamo tutti nella stessa tempesta, ma ora c’è da capire se stare insieme sulla stessa barca.

Crediamo impraticabili i “campi” sul modello di Manfredi e di De Luca, a maggior ragione anche questo di Avellino, almeno per come si sta delineando. Ma allora cosa proponiamo? Vogliamo dare vita a qualcosa di nuovo. Lo avevamo già da settimane comunicato tramite varie uscite fatte. Vogliamo gettare il cuore oltre l’ostacolo e invitare tutte le realtà e le persone qui presenti in questa sala a costruire insieme un progetto che abbia alla base quelle condizioni fondamentali che abbiamo evidenziato all’inizio. Solo così, possiamo creare qualcosa di davvero convincente, che possa far sentire le persone di nuovo coinvolte e ascoltate. Possiamo insieme fare tutto questo, ma per farlo serve che sia accolto il nostro invito ad abbandonare il pantano di oggi, un pantano che non può essere cambiato, che non ha margini di miglioramento. Allora cogliamo insieme tutte e tutti noi l’unica opportunità che questo stato di cose offre, unire le volontà e le sincere ambizioni di quanti condividono il senso della politica, che vogliono il bene di questa città, che ripugnano il sistema clientelare che l’ha svilita e ridotta in questo stato, diamo vita ad una realtà coesa che abbia la forza di influenzare anche chi sembra ormai disilluso e disamorato, facciamo capire a chi appare irremovibile e invincibile che questa città non è sotto ricatto e che il re è nudo! Auspichiamo in un riscatto delle coscienze e della voglia di cambiare, e se ciò avverrà, ci troverete compagni di viaggio con tutte le nostre energie e la nostra determinazione”.

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