In occasione della Giornata Internazionale delle Persone Anziane e della Festa dei Nonni, l’Associazione Nazionale Pensionati Agricoltori di Confagricoltura torna a posare lo sguardo sulla terza età, proponendo una svolta culturale profonda. L’obiettivo è superare definitivamente l’idea dell’anziano come puro costo o peso sociale per valorizzarne la longevità attiva, trasformando la fragilità in una risorsa imprescindibile per l’intera collettività.
I numeri disegnano un quadro demografico chiaro: l’Italia si attesta come il Paese più vecchio d’Europa, con oltre 14,8 milioni di over 65, pari a un quarto dell’intera popolazione. Le proiezioni indicano che entro il 2050 più di un italiano su tre si troverà in questa fascia d’età, con squilibri ancora più pronunciati nelle aree interne e nei borghi montani. Tuttavia, a un’aspettativa di vita media arrivata a quasi 84 anni non corrisponde una pari qualità dell’esistenza. La speranza di vita in buona salute si ferma infatti ad appena 59 anni, lasciando un divario di oltre ventiquattro anni caratterizzato da fragilità e bisogni di cura quotidiani. Per la maggior parte delle persone, l’ingresso reale nella vecchiaia coincide proprio con la perdita dell’autosufficienza, un passaggio critico in cui la rete pubblica stenta a offrire un supporto adeguato.
Nei piccoli centri sotto i cinquemila abitanti, gli anziani costituiscono una vera e propria “generazione custode”, fondamentale non solo per il presidio umano e sociale delle comunità, ma anche per la salvaguardia del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico. A questo ruolo di presidio si affianca un pilastro di welfare informale senza il quale il Paese si fermerebbe: quasi il 38% dei nonni accudisce quotidianamente i nipoti per consentire ai genitori di lavorare, e oltre il 36% fornisce un aiuto economico diretto a figli e nipoti.
A fronte di questo impegno, la risposta dei servizi sanitari e assistenziali appare ancora drammaticamente insufficiente. Appena l’1,9% degli anziani beneficia dell’Assistenza Domiciliare Integrata o di infermieri pubblici, lasciando oltre il 90% del carico di cura interamente sulle spalle delle famiglie. A ciò si aggiungono divari territoriali profondi: se nelle regioni del Nord e del Centro oltre il 60% dei comuni vanta una buona copertura sanitaria a breve distanza, nelle aree rurali del Mezzogiorno quasi un anziano su cinque risiede in paesi da cui è impossibile raggiungere una struttura sanitaria entro mezz’ora di viaggio.
Per invertire questa rotta e consentire la continuità della vita nelle campagne e nei borghi rurari, l’ANPA rivolge al governo quattro precise richieste programmatiche. Si parte dal completamento della banda ultra-larga per abbattere il divario digitale e rendere accessibile la telemedicina, passando per la tutela dei servizi essenziali nei piccoli centri, come uffici postali, trasporti e presidi di sicurezza. Diventa poi fondamentale costruire una reale sanità di prossimità rafforzando le Case di Comunità e l’assistenza a domicilio, per evitare lunghi e faticosi spostamenti alle persone fragili. Infine, l’associazione chiede di dare piena attuazione alle tutele per la non autosufficienza e di garantire un sostegno economico e sistemico ai caregiver familiari, la cui legge delega è in discussione parlamentare. Costruire un Paese a misura di anziano non significa compiere un passo indietro, ma porre le basi indispensabili per assicurare un futuro solido ed equo all’intera società.

