Unimpresa Irpinia Sannio esprime una netta e radicale contrarietà alla decisione del Commissario Straordinario della Camera di Commercio Irpinia Sannio di approvare il Documento di indirizzo strategico per l’avvio della cosiddetta IAIS Academy, l’Academy territoriale per l’Intelligenza Artificiale e l’Innovazione Sostenibile. “Siamo di fronte all’ennesima scelta strategica assunta da una gestione commissariale che, nata per essere straordinaria, da quasi quattro anni continua a sostituire gli organi rappresentativi della Camera di Commercio e, con essi, la voce delle legittime associazioni di categoria dell’Irpinia e del Sannio, espressione delle imprese dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, del commercio, del turismo, dei servizi e degli altri settori dell’economia”, dichiara il presidente di Unimpresa Irpinia Sannio, Ignazio Catauro. “Contestiamo con forza che una condizione straordinaria possa trasformarsi nella normalità e diventare il luogo nel quale si assumono decisioni destinate a condizionare per anni il futuro economico delle nostre province. Prima di progettare nuove Academy, nuovi tavoli, nuovi contenitori e persino ipotesi di future Fondazioni di partecipazione, sarebbe doveroso restituire la Camera di Commercio alla piena rappresentanza del sistema imprenditoriale”.
Unimpresa evidenzia inoltre quella che considera la contraddizione fondamentale dell’intero progetto, si approva il percorso verso una Academy mentre lo stesso provvedimento riconosce che devono ancora essere verificati la concreta fattibilità dell’iniziativa, l’interesse reale degli stakeholder, i fabbisogni del territorio, la sostenibilità economica, il modello organizzativo, la governance e le modalità operative. Ancora più significativo è che lo studio di fattibilità, che dovrebbe analizzare la domanda di competenze, le iniziative già esistenti, i modelli di business, la sostenibilità economico-finanziaria, le infrastrutture necessarie, il sistema delle partnership, il modello formativo e perfino gli impatti attesi, venga rinviato a una fase successiva. “È un modo di procedere che riteniamo completamente rovesciato”, prosegue Catauro. “Prima si dovrebbe dimostrare che esiste un bisogno concreto non soddisfatto, poi verificare ciò che già esiste sul territorio, quantificare costi e benefici, misurare la domanda delle imprese e soltanto alla fine scegliere lo strumento più adeguato. Qui, invece, si parte dall’Academy e solo dopo si dovrebbe capire se questa Academy sia davvero necessaria, sostenibile e fattibile. È un progetto che sembra ancora alla ricerca della propria giustificazione”.
Il Documento cita oltre 11 mila ingressi programmati nel mercato del lavoro nelle province di Avellino e Benevento nel trimestre maggio-luglio 2026, ma non chiarisce quale parte di queste assunzioni riguardi concretamente Intelligenza Artificiale, Data Science, cybersecurity, Digital Twin o gli altri ambiti sui quali dovrebbe concentrarsi la nuova struttura. Non vengono indicati il numero delle aziende interessate, i profili realmente richiesti, i livelli retributivi, la disponibilità delle imprese ad assumere i soggetti formati, la loro eventuale disponibilità a cofinanziare i percorsi, né obiettivi quantitativi in termini di giovani formati, tasso di occupazione, imprese coinvolte o ritorni economici attesi. “Non bastano parole come Intelligenza Artificiale, sostenibilità, giovani, aerospazio e innovazione per trasformare un’intenzione in una politica industriale”, sottolinea Catauro. “Servono numeri, imprese, posti di lavoro, responsabilità, risultati misurabili e una chiara valutazione di ciò che già viene finanziato”. E proprio su questo punto Unimpresa richiama la presenza sul territorio e in Campania di ITS Academy, Università, Punto Impresa Digitale, European Digital Innovation Hub, Competence Center, Distretto Aerospaziale, Officina Digitale, enti di formazione, organismi di ricerca e strutture di certificazione, tutti soggetti che lo stesso Documento riconosce come già operativi. Prima di creare un nuovo contenitore, secondo l’associazione, sarebbe indispensabile dimostrare quale servizio manchi realmente e perché non possa essere realizzato potenziando o coordinando ciò che già esiste.
La stessa verifica delle iniziative esistenti e delle possibili integrazioni viene infatti rinviata allo studio di fattibilità futuro. “Prima di parlare di una possibile Fondazione di partecipazione vogliamo sapere che cosa dovrebbe fare di diverso rispetto alle strutture già esistenti, quanto dovrebbe costare, chi dovrebbe finanziarla, chi dovrebbe governarla, con quali poteri e con quali criteri dovrebbero essere scelti i soggetti pubblici e privati chiamati a farne parte”, afferma il presidente di Unimpresa. “Non sosteniamo che oggi sia stata costituita alcuna Fondazione, perché non è così: il Documento la indica soltanto come una delle possibili forme organizzative future. Ma proprio perché siamo ancora in tempo, chiediamo che non si proceda oltre senza una preventiva e rigorosa verifica di necessità, convenienza, trasparenza e sostenibilità”. Unimpresa richiama poi un ulteriore aspetto che considera particolarmente delicato, ovvero la determinazione stabilisce che il percorso debba avvenire nella massima apertura e senza alcuna preventiva individuazione dei soggetti chiamati a partecipare alla futura Academy, mentre nel Documento vengono già valorizzati specifici soggetti che hanno partecipato alla nascita dell’idea e vengono citati per nome operatori e organizzazioni potenzialmente coinvolgibili nelle future attività. “Non formuliamo accuse di favoritismi o di illegalità, perché dagli atti oggi disponibili non vi sono elementi sufficienti per sostenere responsabilmente una simile affermazione”, precisa Catauro. “Ma poniamo una questione di trasparenza e imparzialità che deve essere chiarita adesso: se nessun partecipante deve essere preventivamente individuato, per quale motivo alcuni soggetti sono già espressamente valorizzati nel Documento? Quali criteri sono stati utilizzati? Quali garanzie saranno date agli altri operatori economici, formativi e professionali del territorio? Se in futuro da queste interlocuzioni dovessero derivare convenzioni, affidamenti, incarichi, finanziamenti, posizioni nella governance o accessi privilegiati alle risorse, pretendiamo procedure pienamente trasparenti, motivate e rispettose della parità di trattamento”.
Analoga chiarezza viene chiesta sull’Azienda Speciale Valirsannio, indicata nel provvedimento come lo strumento organizzativo “maggiormente idoneo” per sviluppare la fase di approfondimento progettuale. “Maggiormente idoneo rispetto a quali alternative? Sulla base di quale comparazione? Quali professionalità verranno impiegate, per quante ore e con quale valorizzazione economica?”, domanda Catauro. “Il fatto che il provvedimento dichiari che l’avvalimento non comporta nell’immediato oneri per il bilancio camerale non significa che le attività non abbiano un costo organizzativo e non esclude, come lo stesso atto prevede, il possibile successivo ricorso a professionalità specialistiche e una futura quantificazione economica”. Unimpresa considera infine particolarmente grave l’assenza di obiettivi misurabili, il progetto dichiara di voler favorire competitività, occupazione qualificata, contrasto allo spopolamento, attrazione di talenti, trasferimento tecnologico e crescita delle imprese, ma non indica quanti giovani dovranno essere formati, quanti dovranno trovare occupazione, quante aziende dovranno essere accompagnate, quale costo per partecipante sarà considerato sostenibile o quale risultato minimo dovrà essere raggiunto per poter parlare di successo. Anche la determinazione degli impatti e i sistemi di valutazione di output e outcome vengono rinviati alle fasi successive. “Un progetto senza obiettivi numerici rischia di diventare un progetto nel quale qualsiasi risultato potrà essere dichiarato positivo e nessuno sarà mai chiamato a rispondere di un eventuale fallimento”, conclude Ignazio Catauro. “Per questo chiediamo che non venga assunto alcun ulteriore impegno finanziario o organizzativo e che non venga avviato alcun percorso verso nuovi soggetti giuridici senza una vera istruttoria economica, una verifica indipendente della domanda delle imprese, un’analisi delle sovrapposizioni con le strutture già esistenti, criteri pubblici e trasparenti per l’individuazione dei partner e, soprattutto, senza che venga finalmente restituita la Camera di Commercio alla rappresentanza ordinaria e legittima del sistema economico dell’Irpinia e del Sannio. La Camera di Commercio appartiene alle imprese e ai territori, non può essere governata indefinitamente da una condizione straordinaria. Prima la rappresentanza, prima la trasparenza, prima i numeri e i bisogni reali delle aziende. Solo dopo, eventualmente, si potrà discutere di Academy, Fondazioni e nuovi contenitori”.


