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Aste ok, il testimone in aula: “Consegnati 4mila euro al ristorante It’s OK”

Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduta dal presidente Dott. Roberto Melone, a latere Gilda Zarrella e Vincenza Cozzino, è ripreso il processo nato dall’inchiesta “Aste ok” del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d’illeciti che vede protagonista il Clan Partenio.

Il primo atto disposto dal Tribunale di Avellino – solo per questa udienza – è lo stralcio della posizione di Carlo Dello Russo, difeso di fiducia dagli Avvocati Gaetano Aufiero. Un ricongiungimento, poi, atteso per la prossima udienza, già calendarizzata per il 20 ottobre 2023. d aprire l’dienza è uno dei teste citati da Alberico Villani, difensore di fiducia di Armando Aprile. La donna in aula afferma di aver incontrato Armando Aprile durante una visita di una villa ad Avellino. La testimone ha dichiarato di non aver incontrato altre persone durante il sopralluogo, ad eccezione della proprietaria in esecuzione che, in quell’occasione, ha interagito con la testimone lamentando problemi familiari , tra cui la malatta della figlia portando di fatto la villetta all’asta.

Poi il secondo testimone a comparire in aula è stato un custode giudiziario,  che ha seguito due procedure esecutive, tra cui relativa ad una società  di calcestruzzi e che era costituita da tre lotti.Il teste ha dichiarato di non aver rilevato alcuna anomalia, nonostante la procedura di una di esse fosse stata lunga e complessa. Nonostante ciò, i lotti sono stati venduti con successo. Per quanto riguarda l’altro lotto, il testimone ha dichiarato che nel 2019 è stato pubblicizzato su siti di vendita specifici, ricevendo anche tre richieste di accesso, tra cui quella di Armando Aprile. In seguito, l’imputato ha espresso la volontà di rinunciare alla visita dell’immobile. Il testimone ha notato che tutte le aste infruttuose dal 2008 al 2019 hanno abbassato il prezzo di partenza del bene di 100mila euro. Alla fine, l’immobile è stato aggiudicato alla figlia dell’esecutata per una cifra irrisoria di 10mila euro.

Il terzo testimone  a comparire in aula è  stato un mediatore creditizio che  ha ammesso  di conoscere Armando Aprile e di avergli offerto la sua consulenza per un finanziamento. Il teste  ha affermato che non era a conoscenza di informazioni  relative alla compravendita e di essersi occupato solo di fornire consulenze  relative alla sua professione. Infine ha  che non sui è epresssui rapporti tra Aprile e Livia Forte  “perché  non aveva mai assistito a incontri tra loro due”.

Successivamente in aula  è stato il turno di un perito informatico incaricato di trascrivere alcuni file audio in cui era coinvolto Armando Aprile. “È stato effettuato un accertamento e non sono state riscontrate anomalie o tagli in tutta la traccia audio.” La difesa di Armando Aprile ha chiesto di acquisire la perizia presentata dal consulente.

In seguito, è stato ascoltato un altro consulente che ha fornito dettagli sulle procedure finanziarie relative alle divisioni di immobili. Il testimone ha dichiarato di non essere a conoscenza di eventuali indagini da parte delle autorità giudiziaria su Armando Aprile.

Il settimo teste   ha fornito  informazioni  in merito ad  un appartamento venduto all’asta, oggetto anche di indagine.  “Ho accompagnato Emanuele al ristorante “It’s OK” – afferma il testimone-  per consegnare una somma di 4mila euro ad Aprile Armando. Eravamo molto preoccupati per la salute di un nostro parente e volevamo risolvere la questione. Appena siamo arrivati al locale, ha chiesto se il signor Aprile fosse presente, ma quest’ultimo non c’era. La busta con il denaro, quindi, è stata consegnata a un uomo che ha asserito di essere il figlio di Livia Forte”.

L’ottava testimonianza, figlio di una delle parti coinvolte, ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto che alcuni immobili di famiglia erano finiti all’asta: “All’epoca, mio padre non spiegò la gravità della situazione e soltanto dopo capimmo la gravità della situazione e la nostra casa finì all’asta”. Il teste ha confermato che i familiari scelsero di rivolgersi a Barbati, persona di fiducia, nella speranza di non perdere l’immobile.

Le due successive testimonianze, richieste dall’avvocato Gerardo Santamaria, hanno descritto una rissa avvenuta presso un bar del capoluogo irpino.

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