“L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes, rispetto alla quale mi assumo tutte le responsabilità del caso. Lui (Gomes, ndr) mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo, senza dirmi che sarebbe stata utilizzata una bomba”. Così ha detto Valter Lavitola davanti al Riesame nell’udienza di oggi, nel corso di alcune dichiarazioni spontanee. Le parole dell’ex editore dell’Avanti sono state riportate nella sostanza dai suoi legali, gli avvocati Sergio ed Arturo Cola.
“Io avevo dato un mandato in bianco a Tavares – ha continuato Lavitola – specificando che comunque non si doveva far male a nessuno”. Lavitola ha anche parlato del suo rapporto con Ranucci, ammettendo che dall’amicizia con il conduttore di Report, derivava anche un vantaggio personale. “Ha parlato di un riscatto sociale di cui sentiva il bisogno dopo le note vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto. È stato un beneficio collaterale che non ha nascosto, ma diverso dal movente contestato dall’accusa”, riferiscono i legali. Per i difensori si sarebbe trattato di un beneficio personale, ma diverso dal movente contestato dall’accusa.
L’ex editore e imprenditore, secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, non avrebbe quindi parlato all’intermediario di un ordigno. Avrebbe tuttavia deciso di assumersi la responsabilità delle conseguenze del mandato che gli aveva affidato. La versione fornita da Lavitola – per cui il gip aveva respinto gli arresti domiciliari considerando le sue dichiarazioni prive di riscontri – si inserisce in un quadro investigativo nel quale è già emersa una diversa ricostruzione da parte degli appartenenti al gruppo che avrebbe materialmente piazzato l’ordigno. Secondo quanto riferito nei giorni precedenti, gli uomini avrebbero sostenuto davanti ai pm di non aver mai conosciuto direttamente Lavitola e di aver ricevuto da Tavares l’indicazione di piazzare una bomba.
L’attentato all’allora conduttore di Report era avvenuto nell’ottobre 2025 nel comune di Pomezia. L’indagine della Procura di Roma ha individuato in Lavitola – che ha successivamente confessato – il mandante dell’azione. L’ex faccendiere, in carcere dal 10 agosto, aveva già ammesso il proprio ruolo nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ma aveva sostenuto che l’intenzione fosse quella di realizzare un’azione dimostrativa e non di utilizzare un ordigno. Ora, davanti al Riesame, la sua versione appare modificata: l’incarico a Gomes ci sarebbe stato, ma la scelta della bomba sarebbe stata presa dall’intermediario.
Infine i legali di Lavitola, i penalisti Sergio e Arturo Cola hanno chiesto che l’attenuazione della misura per Lavitola (arresti domiciliari) hanno contestato l’impianto dell’accusa della Procura di Roma e la competenza territoriale. A loro i reati si sarebbero consumati in Irpinia e dunque sarebbero compenenti i giudici del tribunale di Avellino. Al momentio il Tribunale del Riesame si è riservato la decisione.



