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(VIDEO) Attentato a Ranucci, tre misure cautelari in Irpinia: ecco chi sono

Ci sono tre irpini tra gli arrestati nell’inchiesta per l’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Una coppia di coniugi: il marito, Pellegrino D’Avino di origini napoletane, ma da anni residente ad Avella è finito in carcere a Rebibbia, mentre la moglie Marika De Filippi è agli arresti domiciliari in Irpinia.Per Saverio Mutone residente a Sperone e Antonio Passariello, residente a Cicciano nel Napoletano. mentre Passariello ha precedenti per sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione, è finito in carcere.

Gli inquirenti gli contestano di essere i pianificatori e gli esecutori dell’attentato al giornalista Rai. Le misure sono scattate stamane, quando in carabinieri di Roma hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma. Gli arresti sono stati compiuti nelle prime ore della mattina, nelle province di Napoli e Avellino, dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma, coadiuvati dai militari dei Comandi Provinciali competenti per territorio.

Le 4 persone sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei delitti di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Oltre ai quattro arrestati, ci sono altri indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Sono in corso numerose perquisizioni da parte di carabinieri nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.

Avrebbe operato su commissione di alcune migliaia di euro, il gruppo ritenuto responsabile dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come “favore” e dietro compenso economico. I mandanti si sono adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero. Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede Sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti.

Esplosivo da cava ad alto potenziale
Le analisi della Sezione Rilievi, della Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e del R.I.S. di Roma hanno accertato che l’ordigno era composto da gelatina da cava, un esplosivo ormai obsoleto ma caratterizzato da un elevato potenziale distruttivo. Secondo gli investigatori, il tipo di materiale utilizzato farebbe ipotizzare l’esistenza di una rete illegale di approvvigionamento di esplosivi.

Fondamentale anche l’analisi del traffico telefonico e telematico. I dati delle celle telefoniche hanno infatti dimostrato che gli spostamenti dei cellulari in uso ai presunti esecutori coincidevano perfettamente con il percorso della Fiat 500X sia il giorno dell’attentato sia durante un precedente sopralluogo effettuato nella zona di Torvaianica.

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