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Sponz Im-Bosck, in trentamila per il festival. Capossela: una forza vitale capace di ricreare il mondo

“Grazie per continuare a generare e condividere insieme questa sponzalgia canaglia, che ci spinge a morire e a tentare di risorgere ogni volta, in uno sgangherato e funambolico tentativo di eternità”
Una cosa resta invincibile e non migliorabile: il senso di vuoto che ci coglie dopo l’ultima nota che si spegne all’alba. Quello struggimento per un mondo impossibile, intravisto e realizzato, che va scomparendo assieme all’emorragia dei saluti, allo stillicidio degli abbracci e degli arrivederci, è il primo sintomo di questa malattia che pare avere cura solo con l’evento che l’ha generata: la sponzalgia“. Scrive così Vinicio Capossela al termine di Sponz Im-Bosck, il festival  promosso e finanziato dalla Regione Campania attraverso Scabec – Società Campana Beni Culturali con Fondi di Coesione Italia 21–27, nell’ambito delle azioni di valorizzazione del patrimonio Unesco e Itinerari Culturali della Campania. Una scommessa ancora una volta vinta. prodotta dall’Associazione Sponziamoci e La Cupa, in collaborazione con il Comune di Calitri e con il prezioso contributo, accanto ai lavoratori e alle maestranze, della comunità che da anni partecipa e sostiene la manifestazione. 

Un percorso, quello di Sponz Im Bosck, in continuità con Sponz Eden – Recinti di umanità, sulle tracce di Dylan Thomas“Sotto il bosco di latte”, per raccontare il bosco come “archetipo di incanto, magia, paura, sacralità; spesso simboleggia l’inconscio, il nascondimento, ma è anche luogo dello smarrimento, il luogo degli amori clandestini, dell’eremitaggio, del brigantaggio, dell’imboscata, ed è anche il luogo della sacralità della natura”. 

Dal borgo storico di Calitri all’area naturale soprastante la collina di Gagliano ad alternarsi nei giorni della rassegna protagonisti della società, del mondo della musica, della letteratura che hanno raccontato il nostro tempo e le sue contraddizioni, come John Convertino, Pierpaolo Capovilla, Mauro Ermanno Giovanardi, Krano, Carrie Rodriguez, i Teatranti del Sipario, il Teatro delle Albe di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Dimitris Mystakidis, Giorgos Xylouris, Paola Caridi, Luciana Castellina, Francesca Fornario, Mefisto Brass, FiloQ. Senza dimenticare le lezioni della Libera Università per Ripetenti, i laboratori per bambini, camminate, percorsi e il torneo di tennis Wimblesponz. Dalle Note dal Sottobosco introdotte da Franco Cafazzo con Alessandra Mariani, Antonietta Gnerre, Cinzia Coppola, Emanuela Sica, Monia Gaita, Teresa Stiso e Valentina Mariani al gran finale con il concertone di Vinicio con una band d’eccezione composta daMirco Mariani, Michele Vignali, Raffaele Tiseo, Glauco Zuppiroli, Daniela Savoldi e Alessandro “Asso” Stefana, e gli amici Rachele Andrioli e Coro a Coro, Pierpaolo Capovilla e FiloQ. Una maratona in musica nel corso della quale il bosco e le sue creature si sono materializzate sul palco e il pubblico ha risposto ancora una volta con oltre trentamila presenze.

Infiammazione rapida, totalizzante, cronicizzante, che cerca di lenire lo smarrimento e il senso di morte appena sopraggiunto con la meta di un nuovo orizzonte, per ammalarsi di nuovo. – scrive Vinicio – a proposito della Spomzalgia – Come quando da bambini si inseguiva il tramonto senza raggiungerlo mai. La sponzalgia rivela la nostra natura un po’ cristica di martiri del ricreo. E se all’inizio il ricreo era soprattutto il ricreo in sé, il frecarsi tutto, lo sponzamento che non lascia niente alla morte che sta per arrivare, ora il termine si è esteso a una specie di ricreazione del mondo. Ci sono così tanti stimoli e pratiche disumanizzati che ritrovarsi è già un po’ ri-crearsi e ricreare il mondo. Pertanto, un’altra volta, GRAZIA. Questa cosa strana che non vogliamo chiamare festival è una specie di organismo, una forza vitale che attraversa molte vite, un’esperienza corale. Dunque, personalmente e collettivamente, ringraziamo tutte e tutti: chi ha lavorato, chi ha sostenuto, chi si è ricreato, chi ha partecipato, chi ci ha raggiunto, chi ci ha seguito, e poi i Rumiti di Satriano, le Corette, i Teatranti del Sipario, Dum Dum… Ma non voglio iniziare un elenco lunghissimo in cui dimenticherei qualcuna o qualcuno. Perciò, solo grazie. Grazie per continuare a generare e condividere insieme questa sponzalgia canaglia, che ci spinge a morire e a tentare di risorgere ogni volta, in uno sgangherato e funambolico tentativo di eternità

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