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Automotive: la crisi si scarica sui lavoratori diretti e sulla filiera, i servizi e l’indotto

“Servono politiche industriali, Governo convochi subito un tavolo”, questo l’appello dei sindacati Cgil nazionale, Fiom e Cgil in un comunicato congiunto

L’automotive vive una fase di forti difficoltà con ripercussioni in termini di produzione industriale e di tenuta occupazionale, ciò in considerazione dei grandi cambiamenti in atto, delle scelte industriali dei produttori presenti nel nostro Paese e della mancanza di politiche industriali pubbliche in grado di indirizzare il settore.

Le Istituzioni, senza politiche industriali ed in mancanza di una strategia più complessiva non stanno gestendo questa fase di transizione: gli incentivi e i bonus all’acquisto di auto agiscono temporaneamente sulla domanda ma non sono risolutivi nel lungo periodo. È per questo che registriamo sempre maggiori crisi anche nelle aziende della componentistica e in tutta la filiera.

La produzione di auto di Stellantis in Italia è crollata nel primo semestre del 2024 a -29,2% rispetto allo stesso periodo del 2023, e il calo sta interessando anche la realizzazione dei veicoli commerciali leggeri con -0,5%. Questa situazione sta determinando un ulteriore aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, fenomeno presente anche nelle aziende della filiera della componentistica.

Il settore metalmeccanico vede la presenza di circa 320.000 lavoratori, il chimico e la gomma plastica/tessile di oltre 30 mila, la logistica e i trasporti 12 mila, la ristorazione/pulizie civili e industriali/guardianie oltre 10 mila, e nella vendita e nei servizi di post-vendita ed assistenza troviamo circa 100 mila lavoratori addetti.

Dal 2014 ad oggi sono 11.500 i lavoratori diretti usciti dagli stabilimenti italiani di Stellantis, di cui 2.800 dagli enti centrali. E nel 2024 sono previste ulteriori 3.800 uscite incentivate. A questi vanno aggiunti gli oltre 3000 lavoratori in somministrazione che risultano licenziati al giugno 2024. Un andamento sull’occupazione che dimostra in maniera esplicita che il problema della crisi di Stellantis non è determinato dalla transizione, bensì da una chiara strategia di disinvestimento.

Se si guarda alla situazione produttiva dei singoli stabilimenti il quadro è allarmante. A Cassino si è passati da 30.006 vetture prodotte nel primo semestre del 2023 a 18.375 nel 2024; a Melfi da 99.085 nel 2023 a 56.935 nel 2024; a Mirafiori da 52.000 a 18.500; a Modena da 600 a 160. L’unico stabilimento dove si registra una leggera crescita è Pomigliano dove nel primo semestre del 2023 sono state prodotte 71.520 auto, mentre 85.080 nello stesso periodo di quest’anno. Infine, per quanto riguarda i veicoli commerciali leggeri prodotti alla Sevel il calo è da 115.250 nel 2023 a 114.670 nel 2024.

A tale quadro corrisponde paradossalmente una crescita esponenziale degli utili di esercizio e del valore aggiunto per addetto realizzati da Stellantis. Tutto ciò avviene sulle spalle dei lavoratori attraverso l’utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali, l’aumento dei livelli di saturazione sulle linee e il peggioramento delle condizioni di lavoro.

Sono invece necessari forti investimenti per produrre modelli mass market, anche per raggiungere l’obiettivo di aumentare i volumi produttivi e per saturare gli stabilimenti: le fabbriche italiane hanno una capacità produttiva già installata di almeno di 1,5 milioni di veicoli. Occorre peraltro potenziare gli enti di ricerca e sviluppo; avviare percorsi di formazione; tutelare e rigenerare l’occupazione favorendo l’ingresso di giovani in enti centrali e produzione; chiedere garanzie per la componentistica.

Per questo riteniamo indispensabile e urgente la convocazione di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali e Stellantis. A sostegno delle richieste dei lavoratori del settore e di tutta la filiera, per rilanciare un comparto strategico per il sistema industriale del Paese che produce l’11% del PIL nazionale, le categorie e le confederazioni territoriali rafforzeranno le iniziative e le mobilitazioni sindacali.

Lo dichiarano Pino Gesmundo, segretario confederale della Cgil, e Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, nel corso del Coordinamento nazionale con tutte le categorie della filiera Automotive tenutosi questa mattina a Roma presso la sede della Cgil nazionale.

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