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Avellino, Don Patriciello agli studenti: “Con la cultura si combatte la camorra”

“Studiate perché con la cultura si combatte la camorra e non abbiate paura di essere liberi”. Con queste parole Don Maurizio Patriciello, il parroco anticlan di Caivano, oggi ad Avellino ha aperto il suo incontro con gli studenti dell’Istituto agrario De Sanctis di Avellino. Affiancato dal preside Pietro Caterini, il sacerdote ha parlato a lungo con gli alunni ed ha risposto alle loro domande, spiegando la sua battaglia per la legalità. E stamattina il sacerdote ha ringraziato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per quanto ha fatto finora per il parco verde.

“Ho scritto alla Meloni e la premier ha risposto. Se io ti chiedo aiuto e tu rispondi. La prima cosa da fare è dire grazie. E’ venuta e ha preso degli impegni. Eravamo abituati  alla grancassa e alle passerelle. Io dicevo aspettiamo. Se anche questa volta è una passerella lo diciamo. A me non piace mettere i carri davanti ai buoi. E non è stata una passerella. Sono arrivati 52 milioni di euro. Non sono 500 milioni, ma nemmeno 300 lire. Il centro sportivo sta risorgendo. E’ un cadavere che sarebbe rimasto là per i prossimi 50 anni. E’risorto e viene dato ai nostri bambini. Questo è quello che sta succedendo a Caivano. Su altre cose che il governo ha fatto a livello nazionale ed internazionale non spetta a me parlarne”.

Il sacerdote poi è soffermato sull’atto intimidatorio ricevuto lo scorso anno, una bomba piazzata e fatta esplodere proprio davanti al cancello della sua parrocchia, la chiesa di San Paolo Apostolo al Parco Verde, e per il quale sono state arrestate diverse persone proprio negli ultimi giorni.

“Per la bomba davanti alla parrocchia mi sono interrogato e ci sono tanti amici, che come me vivono, sono sotto scorta. Per esempio Luigi Leonardi era un imprenditore nel campo dell’illuminazione. Le sue aziende andavano molto bene. Ad un certo punto sono arrivati loro e gli hanno rovinato la vita. Decine di persone che lavoravano con lui sono finiti in mezzo alla strada. Gli hanno iniziato a chiedere sempre di più. Luigi non ce l’ha fatta più e ha dovuto denunciare: da quel giorno la sua vita è stata rovinata. Da Luigi volevano i soldi. E da me che sono un prete e ho uno stipendio di circa mille euro al mese, cosa vogliono? Evidentemente fa paura la libertà della parola. L’altro giorno – ha proseguito il sacerdote – pensavo a Peppe Diana, martire perché libero. Dio ha regalato la libertà all’essere umano, e io che sono un credente non mi permetto di attentare alla libertà di nessuno, così come nessuno deve permettersi di farlo con me. Se qualcuno mi viene a dire cosa non devo dire, io non ci sto. Dopo la bomba sono finite in galera alcune persone di Arzano: io le perdono e se potessi le andrei a trovare anche in carcere per dire loro quanto sono stupide. I loro figli sono le prime vittime di questo modo assurdo di vivere. Quando un clan ammazza un giovane la prima cosa da dire è la verità, cioè che i colpevoli sono i genitori che cominciano lotte stupide. Dobbiamo dire tutti no, senza isolarci”.

Ed ha commentato poi anche il successo di Geolier dichiarando che se è “così popolare tra i ragazzi un motivo ci sarà”. Infine si è schierato con gli agricoltori impegnati nella protesta dei trattori. “Sono loro i primi a tutelare l’ambiente”.

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