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Si è svolta al Circolo della Stampa di Avellino la tavola rotonda dal titolo “Avellino, progetti e valori della mia città”, promossa dall’Associazione culturale internazionale Edizioni Sinestesie, dall’Associazione Carlo Gesualdo e dall’Associazione Democrazia Compiuta.
L’incontro, coordinato dal direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa, ha riunito esponenti del mondo culturale, professionale e istituzionale cittadino in un confronto sui temi dello sviluppo urbano, della cultura, della legalità, del ruolo dei giovani e della qualità della vita nel capoluogo irpino. A fare da cornice alla discussione una sala gremita, con un pubblico attento e partecipe che ha seguito con interesse tutti gli interventi, confermando quanto il dibattito sul futuro della città sia ancora vivo e sentito.
Ad aprire i lavori è stato proprio Gianni Festa, che ha sottolineato la necessità di rilanciare il ruolo culturale di Avellino, valorizzando le realtà associative e universitarie presenti sul territorio. Festa ha richiamato l’esigenza di costruire una nuova classe dirigente capace di restituire identità e prospettive alla città, soffermandosi anche sul tema della legalità e della sicurezza urbana, denunciando il peso della criminalità e della paura sociale.
Subito dopo è intervenuto il professore dell’Università di Salerno Alberto Granese, che ha posto l’accento sull’importanza del momento di confronto promosso dalle associazioni cittadine, sottolineando il valore delle realtà culturali e formative che operano ad Avellino. Granese ha richiamato in particolare il ruolo dell’università e del campus universitario come presidio culturale permanente, capace di generare partecipazione e crescita civile. Il docente ha insistito sulla necessità di rafforzare il legame tra istituzioni, mondo della cultura e giovani generazioni, evidenziando come proprio i giovani rappresentino il principale punto interrogativo ma anche la più grande risorsa per il futuro della città. Nel suo intervento ha auspicato una nuova stagione amministrativa in grado di sostenere concretamente le energie culturali presenti sul territorio, valorizzando le grandi personalità e le tradizioni culturali di Avellino, affinché la città possa ritrovare centralità e slancio nel panorama culturale e universitario del Mezzogiorno.
Tra gli interventi più articolati quello di Clelia Gambino, vicepresidente dell’associazione Democrazia Compiuta, che ha raccontato la propria esperienza amministrativa e politica maturata in contesti difficili, sottolineando il valore del ritorno ad Avellino e dell’impegno civile. Gambino ha richiamato la figura di Aldo Moro e il tema del dialogo tra culture politiche diverse, insistendo sulla necessità di recuperare decoro istituzionale, senso della comunità e progettualità a lungo termine. Ha quindi indicato alcune priorità per la città: cultura, formazione, percorsi enogastronomici legati al territorio, valorizzazione della Dogana come spazio aperto alle associazioni e creazione di opportunità concrete per i giovani.
Il notaio Edgardo Pesiri ha spiegato le ragioni del proprio impegno pubblico, parlando della volontà di mettersi al servizio dei più deboli, degli anziani e dei bambini. Il suo intervento si è concentrato sul recupero del senso di umanità e di comunità, ponendo il popolo e la solidarietà sociale al centro dell’azione politica. Pesiri ha insistito in particolare sulla necessità di restituire alla politica una dimensione autenticamente umana, capace di guardare prima alle persone e poi agli interessi. Ha richiamato il valore dell’ascolto, della prossimità e della cura verso chi vive condizioni di fragilità sociale ed economica, sostenendo che una città non possa dirsi realmente civile se lascia soli gli anziani, i bambini e le fasce più vulnerabili della popolazione. Nel suo intervento ha quindi evidenziato l’importanza di ricostruire un senso di appartenenza collettiva e di comunità, nel quale il cittadino non venga percepito come semplice destinatario di servizi, ma come parte viva di un tessuto umano fondato sulla dignità, sulla solidarietà e sulla responsabilità reciproca.
Tra gli interventi più rilevanti quello del professore Carlo Santoli che, dopo aver rivolto un ringraziamento alle associazioni promotrici dell’iniziativa, ha sviluppato una riflessione sul valore della cultura e dell’associazionismo nella costruzione del futuro della città. Santoli ha richiamato figure centrali della tradizione culturale e meridionalista come Francesco De Sanctis, Guido Dorso e Carlo Muscetta, indicandole come punti di riferimento imprescindibili per il rilancio civile e intellettuale di Avellino. In un passaggio particolarmente sentito, il docente ha sottolineato la necessità di recuperare una politica “galante”, fondata sul dialogo, sul rispetto istituzionale e sullo spessore umano e culturale della classe dirigente, elogiando in questo senso figure politiche come il senatore Enzo De Luca, indicate come esempio di impegno civile e attenzione autentica al territorio.
Emiliano Iandoli ha affrontato invece il rapporto tra giovani, territorio e cultura, soffermandosi sul divario tra centro e periferie e sulla necessità di costruire nuove occasioni di partecipazione per le nuove generazioni.
La nutrizionista Francesca Finelli ha parlato del ruolo dei giovani professionisti che scelgono di restare ad Avellino investendo sul territorio. Evocando Aldo Moro, ha evidenziato l’assenza di una vera formazione politica per le nuove generazioni e la necessità di ricostruire un tessuto civico capace di coinvolgere i giovani nella crescita della città.
Alessio Iannaccone ha affrontato il tema dello spaesamento giovanile, evidenziando il disagio vissuto da molti ragazzi e la difficoltà di riconoscersi in una comunità che spesso non offre punti di riferimento culturali e sociali.
Il cardiologo Giuseppe Rosato ha richiamato i problemi di carattere generale che investono il territorio, sottolineando l’importanza di una gestione amministrativa competente e capace di affrontare in modo concreto le criticità cittadine.
Il medico Francesco Russo ha concentrato il proprio intervento sui temi della sanità e del volontariato, denunciando la carenza di consultori e servizi territoriali. Russo ha chiesto al futuro sindaco una regia forte da parte del Comune per coordinare tutte le energie disponibili nel settore sociale e sanitario.
Il magistrato Matteo Claudio Zarrella ha ricordato il proprio legame personale con Avellino, evocando gli anni trascorsi a Palazzo Filangieri e il cambiamento vissuto dalla città dopo il terremoto del 1980. Nel suo intervento ha richiamato anche la figura di Guido Dorso, ribadendo il proprio amore per Avellino e la necessità di recuperare memoria storica e identità civile.
Ampio spazio all’intervento del candidato sindaco Nello Pizza, che ha parlato della necessità di una “mappatura dei bisogni” della città, con particolare attenzione agli anziani, ai giovani e alle fasce più fragili. Pizza ha insistito sulla trasparenza amministrativa, sul recupero delle strutture sportive abbandonate, sul miglioramento del trasporto urbano, sulla riqualificazione dei marciapiedi e sulla necessità di rendere la città più vivibile. Critiche anche alla gestione dei parcheggi, che secondo Pizza devono essere pensati come servizio ai cittadini e al commercio e non soltanto come fonte di introiti.
A chiudere il confronto è stato il senatore Enzo De Luca, che ha richiamato il valore della partecipazione politica e dell’impegno civile. De Luca ha invitato la società civile a non disinteressarsi della vita pubblica, sottolineando il ruolo delle associazioni, del volontariato e della formazione culturale nella costruzione di una nuova classe dirigente. Forte anche il richiamo alla legalità, alla responsabilità collettiva e alla necessità di restituire centralità ai giovani e alla partecipazione democratica.
Nel suo intervento è emersa con forza una concezione alta della politica, intesa non come esercizio del potere, ma come servizio alla comunità e strumento di crescita civile. Un’impostazione culturale e ideale che richiama quella tradizione del cattolicesimo democratico, che va da Sturzo a De Gasperi, da Aldo Moro a Martinazzoli . In questo solco si colloca anche la figura di David Sassoli, evocata nel corso della riflessione finale: stessa tensione etica, stesso respiro europeo, stessa idea della politica come responsabilità e attenzione alla persona, nella convinzione che la democrazia debba fondarsi sul bene comune, sulla partecipazione e sulla dignità delle persone.
Un confronto intenso, partecipato, a tratti persino appassionato, che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’identità culturale e civile di Avellino. Perché, come scriveva Guido Dorso, “Le rivoluzioni meridionali non saranno possibili senza la formazione di una nuova classe dirigente”.



