Di Maurizio Cianci
La recente bozza delle Indicazioni nazionali per i licei coinvolge significativamente anche l’insegnamento della Filosofia, disciplina tipica dei percorsi liceali fin dalla Riforma Gentile 1923. Il documento ministeriale parte con il riconoscimento che “la filosofia è una disciplina complessa che, come tale, educa in ogni tempo, ad affrontare situazioni complesse” e prosegue distinguendo in questo sapere di nobile razza per un verso un sapere storico e teorico, null’altro che le idee plurali di quelli che vengono riconosciuti come filosofi da e in una certa tradizione storica. D’altra parte, invece, la filosofia coincide con il filosofare tout court, ovvero “un’attività di riflessione, d’interrogazione, di giudizio, di argomentazione”.
Riconosciuto questo dualismo significativo nella Filosofia, l’attività didattica viene articolata in un profilo storico e un percorso per temi o problemi. Si è detto che si tratta di un compromesso tra approccio storico, di derivazione gentiliana, e approccio tematico, una delle vie nuove percorsa nella didattica della Filosofia. Secondo alcuni, l’approccio storico continua ad essere dominante e le voci più radicali sostengono che il percorso tematico non è altro che un insieme di questioni filosofiche affrontate per argomento, ma con un taglio sempre storico. In sostanza, si parlerà di epistemologia, di etica, di filosofia politica o di temi più specifici come il criterio di demarcazione fra scienza e non scienza, la guerra, la democrazia e via dicendo, ma sempre con un taglio storico. Si leggeranno sullo stesso tema vari passi di vari autori e si chiederà allo studente di esprimere un proprio punto di vista a confronto con ciò che ha studiato. In piccolo, microscopicamente, la monografia di un esame di Filosofia all’Università. Credo anch’io che le cose siano così e non me ne dispiaccio assolutamente. Anzi tutto, la filosofia si fa sempre in un orizzonte storico, come dimostra la storia della filosofia dell’Occidente. Inoltre, pensare di proporre a dei ragazzi di Liceo solo la propria riflessione personale costituirebbe una banalizzazione anche della riflessione critica che, in modo semplice può essere richiesta anche a scuola. Non si può pensare seriamente di introdurre il puro filosofare nelle nostre aule. Sarebbe come chiedere che in Matematica o in Fisica, gli studenti, anziché acquisire saperi consolidati, anch’essi con una propria storia, si impegnassero a percorrere nuovi sentieri conoscitivi, divenendo matematici e fisici. Mi pare davvero troppo, soprattutto se si considerano le carenze di contenuti, che necessitano di essere affrontate nell’insegnamento di molte discipline scolastiche.
Non trovo particolarmente convincenti le voci che lamentano, anche come voluta scelta politica, l’esclusione di alcuni autori dalle Indicazioni nazionali. Due assenze emergono ictu oculi su tutte: Leibniz e Marx. In verità, le indicazioni di contenuto sono generali e amplissime. I Docenti saranno chiamati ad operare delle scelte, tenuto conto dei tempi reali della didattica, sempre più risicati e, talvolta, finanche residuali. C’è spazio per tutti, non c’è bisogno di spingere! La difficoltà consiste, secondo me, nel fatto che nel primo biennio c’è tutta la filosofia antica, moderna e contemporanea, fino a Nietzsche. Tale scelta è mossa certamente da buone intenzioni, a cominciare dalla necessità di lasciare spazio al XX secolo, visto che oramai abbiamo già percorso circa un trentennio del XXI secolo. Le buone intenzioni, però, a volte, lastricano la strada dell’Inferno. Un profilo storico, per quanto sintetico, non può contenere nel quarto anno anche solo Kant, Hegel e Nietzsche, perché per affrontare tali autori occorrono amplissimi riferimenti storici e teorici. Poi altri grandi classici non si potrebbero escludere: non ha senso, per esempio, prevedere per il quinto anno il marxismo e la Scuola di Francoforte senza aver affrontato adeguatamente Marx. Va bene lo scherno della servetta tracia, ma la Filosofia e il suo insegnamento sono una cosa seria.



