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Avellino, pestato in carcere e morto dopo un anno in coma: domani i funerali di Paolo Piccolo

Si è conclusa l’autopsia sulla salma di Paolo Piccolo, eseguita dall’anatomopatologo Antonio Perna, dal medico legale Elena Piciocchi e dall’anestesista e rianimatore Brunello Pezza. La salma del 26enne napoletano è stata consegnata ai familiari per il rito funebre che verrà celebrato domani alle 12 nella chiesa di Sant’Anna a Barra. Tra 90 giorni verrà depositata la perizia medico-legale. Documento che stabilirà quali sono state le cause che hanno determinato la morte del detenuto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e padre di due bambini aggredito in modo violento e brutale e deceduto dopo un anno di agonia.

Il 26enne napoletano del quartiere Barra è morto dopo quasi un anno di coma, all’ospedale Moscati di Avellino napoletano del quartiere Barra. Viveva in stato vegetativo, dopo il pestaggio subito nel carcere di Bellizzi Irpino nell’ottobre del 2024. L’avvocato della famiglia Costantino Cardiello e il garante regionale per i diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, avevano portato avanti un’iniziativa per un’assistenza mirata per il 26enne, le cui condizioni sono andate sempre peggiorando.

Piccolo aveva trascorso la maggior parte del tempo proprio al “Moscati”, dove era stato ricoverato sin dai giorni immediatamente successivi all’aggressione. Poi era stato trasferito alla struttura “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi, ma un improvviso peggioramento lo aveva costretto a tornare in ospedale ad Avellino. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre il suo cuore ha smesso di battere.
L’aggressione, avvenuta il 24 ottobre 2024 nella sezione “primo piano destro”, era stata brutale. Bastonate e ferite inferte con oggetti acuminati aveva causato lesioni in diverse parti del corpo, fratture multiple, un polmone perforato, gravissimo trauma cranico. Che lo avevano condannato a un silenzio senza ritorno. La spedizione punitiva era maturata nell’ambito delle faide tra i clan del Napoletano. Alcuni detenuti di ritorno dagli ambulatori e dalla infermiera erano riusciti ad introdursi nel box riservato alla penitenziaria e dopo aver minacciato di morte due agenti hanno dato il via al raid.

Tre detenuti bloccarono, spingendolo contro il muro, uno dei due uomini in divisa, nel tentativo di sottrargli le chiavi del piano terra destro dove era in cella il 26enne. Non contenti colpirono gli agenti con dei violenti schiaffi al volto. Alla fine due di loro costrinsero un agente a seguirli fino al primo piano, dove li attendevano altri autori del raid. Mentre un altro detenuto – accusato di tentato omicidio – rimase all’interno del box per sorvegliare l’agente di turno evitando che lanciasse l’allarme. Raggiunta la cella, trascinarono in corridoio Paolo Piccolo e iniziarono a colpirlo provocandogli i gravi danni che poi l’hanno portato alla morte.
Intanto la Procura di Avellino si prepara a rivedere il capo di imputazione nei confronti dei sette detenuti, accusati fino a qualche giorno fa di tentato omicidio, per il brutale pestaggio di Paolo Piccolo, morto dopo quasi un anno di coma, all’ospedale Moscati di Avellino. Con il decesso l’accusa verrà riformulata in omicidio volontario. Il processo sarà trasferito in Corte di Assise con la più grave contestazione di omicidio volontario.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Falconieri, Lucio Coppola, Fabio Gentile, Francesco Liguori, Antonio Izzo, Domenico Dello Iacono, Dario Carmine Procentese, Vincenzo Rispoli, Antonella Senatore, Angelo Peccerella, Gerardo Santamaria, Eduardo Izzo.

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Michela Della Rocca

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