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Avellino, torni la questione morale

Di Gianni Festa

La città è stordita. La gravità dei fatti che emergono di ora in ora svelano una situazione di inquinamento istituzionale che era difficilmente immaginabile. Il lavoro della Procura della Repubblica, guidata dal procuratore Airoma, è eccellente anche se si suppone che qualche fuga di notizie andrebbe perseguita nel giusto modo, anche per evitare un genericismo offensivo nei confronti di chi svolge il proprio lavoro nel segno della legalità e del profondo rispetto dei magistrati inquirenti. Oggi potremmo dire che lo scenario lo avevamo previsto. Nel numero del 16 marzo del Corriere dell’Irpinia nell’editoriale a mia firma affermavo che “…..Dico in modo tagliente che il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, dovrebbe consegnare alla città le sue dimissioni”, aggiungendo “E non perché sia colpevole, lo stabilirà la Magistratura esaminando gli atti, ma questo suo nobile gesto potrebbe consentire agli inquirenti di agire senza pressioni e ai cittadini di valutare l’onestà intellettuale del primo cittadino”. Oggi potremmo dire “l’avevamo detto”, anche se la decisione maturata dal sindaco di dimettersi è giunta solo dieci giorni dopo e con motivazioni diverse dal nostro suggerimento. Nel pentolone, per quanto è dato sapere, c’è brodo maleodorante e marcio. Emergono ipotesi corruttive di cattiva gestione che fanno rabbrividire e che “certa stampa” utilizza per fini politici. Penso che agli Avellinesi interessino poco le strumentalizzazioni che della vicenda si fanno. Interessa invece lo stato di degrado a cui è giunta la città. Un degrado figlio di una amministrazione clientelare e di un governo populista che ha coperto le malefatte con manifestazioni per distrarre i cittadini e gettare loro il fumo negli occhi. Ora c’è la resa dei conti. In essa si scorge chi ha consentito di mettere le mani sulla città, con cemento distribuito nei luoghi strategici e con ipotesi di infiltrazioni malavitose su cui i magistrati stanno svolgendo un grande lavoro per restituire dignità ad Avellino. Ovviamente ribadiamo che gli indagati non sono colpevoli fino a sentenza definitiva, ma ciò non significa che non debbano pagare per gli accertati reati commessi. Tra questi c’è l’aver abusato di un uso valoriale che è quello della pubblica moralità. Che non consentirebbe il ripetersi di un percorso da parte di chi avrebbe tradito il concetto di bene comune. Anche per questo alla vigilia di un turno elettorale le forze in campo sono chiamate a decidere con urgenza per il futuro della città. Esse sono chiamate ad una unità consapevole ,senza alimentare divisioni per fini personali o peggio per consegnare la città nelle mani di chi poi dovrà rispondere ai desideri di costruttori di macerie. Di coloro che fanno parte dei comitati di affari. Avellino risorga nel segno della moralità pubblica e cacci fuori dal tempio coloro che l’hanno depredata.

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Gianni Festa

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