È stata fissata l’udienza per decidere sul giudizio abbreviato nei confronti dei componenti del gruppo di grossisti dello spaccio che rifornivano le piazze irpine e quelle della zona tra Nocera e Scafati. L’udienza sarà celebrata il prossimo 28 ottobre davanti al Gup del Tribunale di Salerno.
La scelta del rito da parte degli imputati dopo che la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno aveva chiesto ed ottenuto il decreto di giudizio immediato per il gruppo guidato dal ventiseienne montorese Mario D’Angelo, sgominato da un’operazione condotta dai militari del Gico della Guardia di Finanza di Salerno tra le province di Avellino, Salerno e Napoli. Il Gip Benedetta Rossella Setta aveva infatti accolto la richiesta di giudizio immediato firmata dal pm antimafia Elena Guarino, il magistrato che ha coordinato le indagini delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Salerno. Cosi per undici dei dodici indagati per cui era stata avanzata l’istanza doveva iniziare il processo ieri mattina, senza passare al vaglio del Gup. A partire dallo stesso Mario D’Angelo, che a soli ventisei anni avrebbe guidato il gruppo che riforniva le piazze di spaccio della zona nocerina e paganese.
La Dda di Salerno, guidata dal Procuratore Raffele Cantone, ha contestato nuovamente i reati di associazione dedita allo spaccio e detenzione ai fini dello spaccio, anche se proprio il primo capo di imputazione differisce da quello provvisoriamente contestato agli indagati al momento dell’ esecuzione della misura cautelare. Nel senso che viene ritenuto che esiste dal marzo 2025 una stabile organizzazione criminale, capace “di detenere. cedere o vendere sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e metantetamine in buona parte cadute in sequestro”, ma viene anche perimetrato l’ ambito e il rapporto che esiste con l’organizzazione camorristica salernitana.
Tra gli indagatic’è anche Gianluca iAlfieri, balzato alle cronache nazionali e giudiziarie perché amministratore unico del gruppo Alfieri svp, con sede in via Montenapoleone a Milano e per cui la sua difesa presenterà anche al gip del tribunale di Salerno la richiesta dell’attenuazione della misura cautelare .
Intanto Alfieri, ristretto nel carcere di Avellino, all’interno del gruppo dedito al narcotraffico il 25enne avrebbe avuto un ruolo ben definito. Secondo l’accusa, il 25enne si sarebbe occupato della situazione contabile, in particolare dei crediti vantati dall’associazione criminale nei confronti degli acquirenti. In sostanza, anche nel commercio di droga, il 25enne irpino, avrebbe svolto un ruolo prettamente finanziario come nel caso dei crediti d’imposta fittizi ceduti alle società calcistiche.
Ma Alfieri ha ricevuto nei mesi scorsi un nuovo avviso di garanzia. La Procura di Brescia ha chiuso, infatti, le indagini dell’inchiesta sui crediti d’imposta inesistenti ceduti alla società calcistica di Massimo Cellino. Nel registro degli indagati iscritti con l’accusa di indebita compensazione, oltre al 25enne irpino Alfieri, sono finiti Marco Gamba, commercialista e consulente della società bresciana, Francesco Scalercio, broker di Lamezia Terme; Andrea Piceni, intermediario bresciano; e Danilo Porcile, imprenditore avellinese, finito in carcere per una maxitruffa da 1,7 miliardi di euro legata agli ecobonus fittizi e smascherata dalla Guardia di Finanza di Avellino.
E per la procura di Brescia che ha riunito due procedimenti che vedono coinvolto il 25 enne irpino arrivano anche le conferme delle misure interdittive a carico del commercialista Marco Gamba e dell’imprenditore Andrea Piceni, entrambi bresciani e indagati nell’inchiesta sulla presunta compravendita di crediti d’imposta fittizi per circa quattro milioni di euro che il Brescia Calcio aveva utilizzato per sanare gli oneri tributari della stagione 2024-25.
Per un anno non potranno lavorare: esercitare l’attività professionale l’uno e quella imprenditoriale l’altro. Così hanno deciso prima il Tribunale del Riesame, poi la Cassazione (che ne ha confermato il provvedimento) a carico del commercialista Marco Gamba e dell’imprenditore Andrea Piceni,
Chiesta dalla Procura l’archiviazione, invece, per l’ex presidente del Brescia Massimo Cellino, inizialmente indagato e poi ritenuto parte lesa nella vicenda . Per gli inquirenti, il gruppo Alfieri Spv, società «priva di una sede effettiva, non iscritta nell’elenco delle società veicolo della Banca d’Italia e non ottemperante sul piano fiscale», sarebbe stata «costituita da Porcile e Scalercio per vendere crediti d’imposta inesistenti»
Una società, in grado di movimentare milioni, nonostante non avesse neanche un dipendente, da cui Brescia e Trapani hanno acquistato crediti di imposta per pagare i contributi previdenziali. Secondo la tesi della Procura, Alfieri, Gamba, Scalercio e Piceni «con più atti esecutivi e di un medesimo disegno , in concorso morale e materiale tra loro, con Porcile e con altri soggetti ancora non identificati», avrebbero «indotto in errore il legale rappresentante non solo del Brescia calcio, Massimo Cellino ma anche gli amministratori di altre tre società, procurandosi un ingiusto profitto di tre milioni e 900 mila euro.
Il Brescia avrebbe pagato circa 1,5 milioni di euro al gruppo Alfieri in cambio di 2 milioni e 42 mila euro di crediti fiscali per saldare le tasse. Al contempo, il Gruppo Alfieri non avrebbe versato le somme dovute al Fisco relative agli anni 2023 e 2024. Il gruppo Alfieri, avrebbe riposto nei cassetti fiscali del Brescia crediti inesistenti tramite delle società cartiere nel periodo tra il 30 aprile del 2024 e e il 24 marzo del 2025. Inoltre il 25enne irpino, avrebbe ricevuto in qualità di amministratore del gruppo con sede in via Montenapoleone, insieme all’amministratrice di una società di consulenza di risparmio di Roma, e a un 30enne irpino, amministratore di due srl, un avviso di conclusione delle indagini dalla Procura di Milano, che indaga per il reato di truffa e autoriciclaggio per un’inchiesta legata alla cessione di crediti di imposta ritenuti inesistenti.
Stavolta nella ragnatela del gruppo non sarebbe però finita nessuna società calcistica. Bensì, il gruppo Alfieri avrebbe ottenuto da una società specializzata in realizzazione impianti elettrici civili ed industriali di Parma, crediti inesistenti per 26 mila euro, che sarebbero stati versati con due bonifici a una srl amministrata da un 30enne residente in un comune irpino. Infine stessa sorte sarebbe toccata, secondo la Procura di Milano, ad una una società torinese di prodotti elettronici, da cui, tramite la stipula di un contratto di cessione dei crediti, il gruppo Alfieri avrebbe ricevuto 98mila euro.

