Battaglia legale e politica per l’eredità e l’utilizzo dello storico nome della Democrazia Cristiana. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è Gianfranco Rotondi, presidente della DC e deputato eletto nelle file di Fratelli d’Italia, che interviene con decisione a margine del procedimento civile promosso presso il Tribunale di Avellino dalla formazione politica fa capo a Totò Cuffaro, di recente protagonista di una spaccatura interna che ha portato alla nascita di due distinte correnti con altrettanti segretari.
“L’insistenza nell’abuso del nome e del simbolo della DC ha, da tempo, varcato i confini del codice civile e penale”, dichiara Rotondi. “Con la scissione e lo sdoppiamento della sedicente ‘Democrazia Cristiana’ che fu di Cuffaro abbiamo superato anche il limite del ridicolo. In Parlamento esiste un solo partito che legittimamente utilizza da ventuno anni l’acronimo ’Democrazia Cristiana’, ed il suo unico rappresentante – piaccia o no – siede nel gruppo di Fratelli d’Italia. Tutto il resto è folklore o millantato credito, a seconda dei punti di vista”.
Alla base della linea difensiva e politica scelta da Rotondi vi è la giurisprudenza del Tribunale di Roma, richiamata espressamente per fare chiarezza sulla tutela del corpo elettorale prima ancora che sulle dispute tra le varie anime neo-democristiane.
“La sentenza del giudice Bilé ha statuito che i segni distintivi della DC storica sono patrimonio delle formazioni politiche che ad essa si inspirano e che tali segni devono essere utilizzati in modo da non confondere l’elettorato“, prosegue Rotondi. “La tutela dell’interesse degli elettori è stata quindi ritenuta preminente rispetto alle liti giudiziarie tra chi dice di essere la vera DC storica“.
Da qui la scelta strategica intrapresa nel giudizio in corso in Campania: “Noi, che abbiamo sempre detto di non essere la DC storica, ma di essere pienamente legittimati ad utilizzarne il nome, abbiamo ritenuto di aderire a tale orientamento. Per questo motivo, nell’ambito del giudizio avviato al Tribunale di Avellino dalla DC di Cuffaro, abbiamo deciso di rinunciare alla nostra domanda riconvenzionale nei confronti di tale sedicente realtà, insistendo comunque per il rigetto della loro pretesa di essere riconosciuti come la DC storica. Confidiamo che tale domanda venga respinta, esattamente come ha già fatto il Tribunale di Roma”.

