Ogni stagione teatrale è un invito a mettersi in ascolto, delle storie, delle emozioni, delle domande che il palcoscenico sa trasformare in esperienza condivisa. È da questo spirito che prende forma la stagione 2026/2027 del Teatro Partenio di Avellino, organizzata dal Teatro Pubblico Campano, un cartellone che, dal prossimo mese di novembre a maggio 2027, accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso grandi interpreti, classici senza tempo, nuove narrazioni e comicità d’autore.
Una stagione nata dall’esigenza di creare un dialogo tra linguaggi diversi: il concerto come racconto, la commedia come specchio sociale, il teatro d’autore come luogo di confronto.
La direzione artistica ha scelto titoli che parlano di appartenenza, precarietà, identità e risate necessarie, privilegiando progetti che uniscono qualità interpretativa e capacità di parlare al presente.
L’intento è offrire al pubblico non solo intrattenimento, ma occasioni di incontro e riflessione, con spettacoli che funzionano sia come esperienza collettiva sia come momento di intimità personale.
La stagione prenderà il via, il 7 e 8 novembre, con Andrea Sannino e il suo Semplicemente Andrè, un concerto-recital che è molto più di un live musicale: un racconto personale, un viaggio emotivo che intreccia brani, ricordi e riflessioni. Sannino porta in scena la sua Napoli, la sua storia, la sua voce, accompagnato dalla scrittura di Gennaro Scarpato, che ne amplifica la dimensione narrativa.
Il mese di dicembre accoglierà due appuntamenti di grande forza teatrale. Carlo Buccirosso, il 5 e 6 dicembre, presenta L’esorcismo di Don Tonino, una commedia grottesca che affonda le radici nella tradizione popolare, mescolando ironia e inquietudine con la maestria che contraddistingue l’autore e regista.
Una settimana dopo, il 19 e 20 dicembre, Gianfranco Gallo porta in scena Ti ho sposato per ignoranza, una riflessione brillante e pungente sulle dinamiche di coppia, scritta e diretta con la sua inconfondibile sensibilità.
Il nuovo anno si aprirà, il 16 e 17 gennaio, con Le Pornoprecarie, scritto da Maria Bolignano e interpretato da Nunzia Schiano, Maria Bolignano e Yuliya Mayarchuk. Un testo coraggioso, ironico e profondamente attuale, che affronta precarietà lavorativa, identità femminile e desideri in bilico con una voce potente e dissacrante.
A fine mese, il 30 e 31 gennaio, arrivano I Ditelo Voi con Dirotta sul nulla, uno spettacolo che gioca con l’assurdo e la satira sociale, diretto da Francesco Prisco.
La loro comicità, sempre tagliente e surreale, si intreccia con una regia che valorizza ritmo, improvvisazione e dinamiche di gruppo.
La programmazione proseguirà, il 6 e 7 febbraio, con un grande classico: Cesare Bocci e Vittoria Belvedere portano in scena Indovina chi viene a cena, testo di William Arthur Rose diretto da Guglielmo Ferro. Una commedia elegante e pungente che affronta differenze culturali, pregiudizi e dialogo intergenerazionale con una sensibilità sempre attuale.
A marzo, il 13 e 14, Francesco Di Leva interpreta Mixed by Erry, diretto da Roberta Torre. Un lavoro che fonde musica, racconto e identità urbana, restituendo un ritratto vivissimo di Napoli e delle sue contraddizioni, con un linguaggio scenico contemporaneo e vibrante.
Ad aprile, il 17 e 18, Paolo Caiazzo presenta Quasi quasi ci ritento, una commedia che esplora il tema delle seconde possibilità con ironia e delicatezza. Caiazzo, autore e regista, costruisce un personaggio che cerca di reinventarsi, offrendo al pubblico una storia di riscatto che diverte e commuove.
La stagione si chiuderà, l’1 e 2 maggio, con Peppe Iodice ne Il solito napoletano, scritto da Iodice insieme a Francesco Burzo e Marco Critelli, con la regia di Francesco Mastandrea. Uno spettacolo che gioca con gli stereotipi, li ribalta, li esaspera, trasformando la comicità napoletana in un racconto identitario che unisce tradizione e contemporaneità.
La sfida è quella di costruire un mosaico in cui ogni spettacolo aggiunge un tassello, una voce, una prospettiva. La direzione artistica ha scelto titoli che parlano di famiglia, lavoro, identità, musica, risate e fragilità. È una stagione che vuole essere vicina al pubblico, che invita a tornare a teatro non solo per divertirsi, ma per ritrovare un luogo dove emozioni e pensieri possono essere condivisi.





