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Campania Doc, il Consorzio tutela vini d’Irpinia: serve una politica comune

E’ per martedì 5 settembre, a partire dalle 17 presso la sala convegni di Confindustria Avellino,  la tappa irpina delle audizioni sulla proposta dell’assessorato regionale all’Agricoltura di istituire la denominazione Campania Doc. Con l’assessore Caputo, ci saranno Maurizio Petracca, Presidente della Commissione Agricoltura ed il gruppo tecnico del Comitato promotore, i produttori e gli addetti ai lavori.

Il Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia è consapevole dei vantaggi che il rafforzamento di un brand regionale potrebbe garantire a tutte le eccellenze dell’agrifood, tuttavia, per come è stata strutturata, la proposta impone delle riflessioni ed un approccio multidisciplinare per risolvere criticità di tipo economico, sociale e ambientale.

«In Irpinia – dicono dal consorzio – operiamo in un contesto produttivo caratterizzato da piccolissime aziende, per lo più familiari, con frammentazione elevata, pendenze importanti, su suoli con caratteristiche molto differenti e variabili nello spazio. Attualmente, vi sono criticità per la sostenibilità economica delle aziende che innescano fenomeni di riconversione colturale, in un ambito sociale molto labile, con un ricambio generazionale mal gestito e necessità di formazione degli operatori.

Per il Consorzio, l’attività di tutela è intesa come valorizzazione del legame tra il vino e i territori di produzione, che sono una ricchezza unica ed inimitabile. L’ampelografia è da sempre legata alla coltivazione dei vitigni autoctoni aglianico, fiano e greco che negli areali docg esprimono una forte identità territoriale e sono molto apprezzati all’estero in quanto preziosi ambasciatori e mezzi di promozione dei territori. Gli areali delle tre docg, eccetto pochissime eccezioni, insistono su zone ben definite, che non si sovrappongono, a classificare il territorio in modo molto chiaro per i consumatori.

La necessità di fare massa critica e di creare un Brand regionale, deve essere frutto di una politica comune che indichi una strategia capace di conciliare la competitività internazionale in maniera coerente con la necessità di valorizzare le unicità territoriali, evitando confusioni per i consumatori».

E ancora, dal consorzio continuano: «Il modello viticolo a supporto di un disciplinare Campania DOC, ipotizzato su un territorio così esteso, che produce meno del 2% della produzione e dell’export Nazionale, diverso e complesso per orografia, pedoclima e vitigni (cento tra bianchi e rossi), che si caratterizza per eterogeneità di espressioni e interpretazioni di uve e territori, nel medio periodo potrebbe generare uno spostamento dalle aree vitate, più vocate, verso zone a più basso costo di produzione. Il rischio sarebbe l’abbandono dell’attività agricola nelle zone collinari in pendenza (già in atto) non adatte per limiti orografici e strutturali, con conseguenze economiche, sociali e ambientali negative per i nostri piccoli borghi per i quali la viticoltura è tra le poche possibilità di produrre ricchezza e di gestire il territorio in modo virtuoso, a basso costo per la collettività senza ottenere una pari crescita di produzione, fatturato e benessere che compensi la spoliazione delle campagne e la relativa perdita di reddito.

Al fine di evitare tali rischi sarebbe opportuno convogliare risorse e competenze multidisciplinari che valutino il progetto nella sua completezza ed in un tempo piu’ lungo.

Prendendo spunto dal modello francese, si riscontra che la denominazione regionale si applica a tutte le zone che si trovano al di fuori delle denominazioni di classe superiore o ai vini che non rispettano le loro severe regole di produzione. Guardando alla Regione Sicilia, la DOC ricomprende un’elencazione di tutti i vitigni sia autoctoni che internazionali coltivati sul territorio Regionale.

Su tale indicazione il Consorzio di Tutela si sta interrogando, unitamente agli altri Consorzi Campani, in uno scambio fruttuoso, che tende a coinvolgere gli attori della filiera, allo scopo di trovare una soluzione che possa contemperare tutti gli interessi in gioco per il bene del territorio e del comparto vitivinicolo.

Al momento, il Consorzio di Tutela vini d’Irpinia, dopo aver raccolto idee e preoccupazioni dei propri associati, non vede garantita la valorizzazione dei singoli territori e delle diverse caratteristiche pedoclimatiche che li caratterizzano, omologando ad un intero comprensorio regionale le peculiarità di vitigni identici ma differenti per espressione.

Per queste ragioni, diventa fondamentale l’appuntamento del prossimo 5 settembre presso la sede di Confindustria Avellino. Sarà l’occasione per chiarire ogni aspetto della proposta regionale e, allo stesso tempo, per avanzare idee ed evidenziare dubbi e criticità. Il Consorzio, dal canto suo, sarà sempre al fianco dei propri associati, rispettandone le idee e battendosi per tutelarne i diritti».

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