Distributori presi d’assalto in alcune città, da Napoli a Firenze fino a Roma, e primi segnali di calo dei prezzi a livello nazionale. Anche ad Avellino ieri, fino a tarda notte si sono registrate lunghe file ad alcuni distributori di carburante, molti dei quali a secco.
È questo il quadro del primo giorno di applicazione del tetto ai prezzi dei carburanti nelle stazioni di servizio Eni ed Enilive, con la benzina fissata a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro. A questi si aggiungono gli sconti introdotti da Socar-Ip.
Non si è verificata, tuttavia, una corsa generalizzata ai distributori. Il gruppo azero ha applicato il prezzo calmierato, per ora, in circa 300 dei suoi 3.400 impianti, adottando gli stessi listini di Eni. L’obiettivo è estendere progressivamente gli sconti, valutando le diverse condizioni di mercato e coinvolgendo eventualmente anche Esso e altri operatori riforniti da Ip. Potrebbe aggiungersi anche Q8, qualora si concludano positivamente le verifiche diplomatiche avviate da Palazzo Chigi con il gruppo kuwaitiano.
Al momento, i ribassi interessano circa 4.100 distributori sui 20mila presenti in Italia. Intanto, dal mondo delle imprese e dei sindacati arrivano richieste per rendere il tetto ai prezzi più ampio e strutturale.
La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, pur accogliendo positivamente le iniziative di Eni e Ip, ha sottolineato che gli impegni volontari coprono meno di quattro distributori su dieci, sono temporanei e possono essere modificati. La proposta è quindi quella di introdurre una norma stabile che preveda automaticamente un tetto dinamico, valido per tutti gli operatori, quando i prezzi alla pompa superano livelli non giustificati dalle quotazioni.
Una richiesta simile arriva dai gestori di Faib Confesercenti e Fegica, che hanno presentato in Parlamento una proposta sul price cap. Assopetroli-Assoenergia chiede invece al governo di aprire subito un confronto per estendere i prezzi calmierati anche alle vendite all’ingrosso. Una misura che, secondo l’associazione, consentirebbe di sostenere famiglie e imprese oggi escluse dagli sconti e di garantire condizioni di concorrenza più equilibrate agli operatori indipendenti.
I primi dati del Mimit mostrano comunque una lieve diminuzione dei prezzi medi sulla rete stradale: la benzina è passata dai 2,159 euro al litro di domenica a 2,152 euro, mentre il gasolio è sceso da 2,377 a 2,369 euro. Si tratta però di livelli ancora molto elevati.
Il Codacons interpreta i primi ribassi come un segnale positivo dopo settimane di aumenti e li attribuisce anche all’“effetto Eni”. Più prudente l’Unione nazionale consumatori, secondo cui sarà necessario attendere alcuni giorni per capire se anche gli altri operatori seguiranno la stessa strada.
Nel frattempo cresce il malcontento tra le categorie più esposte al caro carburanti. Tassisti e camionisti si preparano alla mobilitazione. Il Comitato autotrasportatori siciliani ha annunciato un fermo di cinque giorni a partire dalle 00.01 del 16 ottobre, chiedendo un confronto con il governo. Anche i tassisti sollecitano un incontro con l’esecutivo e minacciano lo sciopero in assenza di risposte.
Preoccupazioni arrivano infine dai benzinai. Faib, Fegica e Figisc sostengono l’introduzione di un price cap, ma chiedono maggiori ristori e tutele per i gestori. Il presidente di Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi, avverte che una parte della rete potrebbe non riuscire a competere con i prezzi praticati dai grandi operatori.
Resta inoltre da monitorare la situazione delle scorte. Le code registrate in alcune zone hanno provocato l’esaurimento del carburante solo in alcuni impianti, ma eventuali problemi sul fronte della logistica potrebbero emergere nei prossimi giorni.

