No all’apertura di un “dormitorio” da sessanta posti letto a Casa Betania, la struttura della Caritas situata nel quartiere Borgo Ferrovia di Avellino, proprio a ridosso della scuola. È questa la posizione espressa da numerosi cittadini che hanno partecipato all’incontro promosso questo pomeriggio dall’associazione Nui ‘Ra Ferrovia nella piazzetta antistante la chiesa del rione.
All’assemblea ci sono, tra gli altri, il sindaco Nello Pizza – che ha un certo punto dal tavolo dei relatori si sposta tra gli pubblico, l’assessore alle Politiche Sociali Sergio Trezza, i consiglieri comunali Nando Romano e Alberto Bilotta, oltre al direttore della Caritas diocesana Antonio D’Orta. Nel corso del confronto sono emerse le preoccupazioni dei residenti sul futuro della struttura, mentre amministrazione comunale e Caritas hanno illustrato le caratteristiche del progetto, ribadendo che Casa Betania sarà un centro di prima accoglienza inserito in un più ampio sistema di servizi sociali destinati alle persone in condizioni di fragilità.
“Vorrei chiarire innanzitutto che cosa si farà a Casa Betania. Anzi, più che dire cosa si farà, bisogna dire cosa si fa già da un anno e mezzo, perché sembra quasi che il centro Betania venga scoperto oggi”, dice D’Orta. “In realtà è un centro di ascolto che la Caritas gestisce ormai da un anno e mezzo.
In questo periodo abbiamo registrato circa 1.300 accessi da parte delle persone della Ferrovia. Seguiamo regolarmente una sessantina di famiglie ogni mese con il pacco alimentare, alcune persone del quartiere frequentano la mensa della Cittadella della Carità. La domanda, quindi, è come possiamo potenziare questo lavoro. È questo l’argomento di cui eventualmente bisogna parlare.
Da direttore della Caritas, però, ciò che mi sta più a cuore sono le persone, più che le strutture o i servizi. In questi luoghi incontriamo persone, fragilità e situazioni difficili. La mia preoccupazione, visto che qui ci sono il sindaco, Percorsi e l’Ambito, è diversa: gli aspetti tecnici li lascio a chi di competenza. Io rappresento la Chiesa e la comunità cristiana e mi occupo delle fragilità delle persone. Mi chiedo come la comunità possa accogliere questo messaggio, che per noi è fondamentale: tutto ciò che viene fatto al più piccolo dei nostri fratelli è fatto anche a noi.
Sui sessanta posti letto mi sembra di capire che la notizia non sia stata accolta con entusiasmo. I cittadini chiedono chiarimenti, vogliono capire a chi saranno destinati e quale sia la differenza rispetto alla struttura di Valle.
Io ho ricevuto soltanto un messaggio WhatsApp da un numero che non conoscevo e ho risposto subito, nonostante la mia età non mi renda particolarmente smart. Il nostro obiettivo, però, è ascoltare. Capisco le perplessità e anche le preoccupazioni, che sono legittime e vanno prese in considerazione.
Ma il punto centrale è un altro: quale comunità vogliamo essere? Quanto vogliamo essere accoglienti verso le povertà? Se ci riferiamo alle persone senza fissa dimora, ricordo che la Cittadella della Carità continuerà a essere il presidio dedicato. Nell’arco di un anno intero, anche durante il periodo invernale, il numero massimo di presenze è stato di dieci persone.
Stiamo parlando della città di Avellino, non di Napoli, di Nola o di Roma, dove il fenomeno è ben diverso. Qui siamo di fronte a una realtà marginale.
Questo progetto rappresenta un potenziamento di tutti i servizi legati alle fragilità. Bisognerebbe anche riflettere su cosa siano oggi le fragilità e le povertà. Siamo davvero sicuri che il povero sia soltanto chi viene al dormitorio o alla mensa? Oggi le fragilità sono multidimensionali, molto più profonde e diffuse.
Siamo una provincia che quest’anno ha perso mille ragazzi che non si sono iscritti a scuola, non perché abbiano abbandonato gli studi, ma perché non ci sono più. Viviamo uno spopolamento enorme delle aree interne. Siamo tra le province con il più alto numero di suicidi. Anche queste sono povertà. La povertà materiale esiste, purtroppo è in crescita, anche perché Avellino risente fortemente della crisi del settore automotive”.
Le cooperative che gestiranno i servizi sono Percorsi e La Girella. A moderare, Sergio Pagliarulo e il giornalista Marco Grasso.

Per Trezza, “il servizio che verrà realizzato a Borgo Ferrovia, all’interno di Casa Betania, rappresenta una risorsa importante. La struttura della parrocchia – spiega – è stata affidata, attraverso un finanziamento PNRR, alla cooperativa Percorsi, che gestirà i servizi.
Voglio essere chiaro: per me non si tratta di un dormitorio, ma di un centro di prima accoglienza. Le persone non vi soggiorneranno stabilmente, ma saranno inserite in un percorso di presa in carico rivolto a chi vive situazioni di disagio.
Faccio un esempio molto semplice. Spesso vediamo sui social persone indigenti che dormono sui marciapiedi. Esiste un servizio di Pronto Intervento Sociale che pochi conoscono. Se vogliamo essere davvero una comunità solidale dobbiamo imparare a utilizzarlo.
Pensiamo, ad esempio, a chi si vede staccare la corrente, a chi perde la casa o attraversa una separazione difficile. Sono persone che possono essere accolte temporaneamente, prese in carico dagli assistenti sociali e accompagnate in un percorso di recupero.
Ma non ci sarà soltanto il centro di prima accoglienza. È prevista una mensa, un ambulatorio medico, il centro d’ascolto della Caritas, centri estivi, doposcuola, laboratori didattici e ricreativi. Mi sembra una struttura che offre servizi a 360 gradi.
Io stesso, che sono del Rione Mazzini, sto lavorando per portare servizi analoghi anche nel mio quartiere: un centro sociale educativo territoriale, il consultorio, un centro per le famiglie. Abbiamo bisogno di strutture e di servizi.
Una città civile parte proprio da qui: dall’attenzione agli ultimi e alle persone fragili. Per questo mi batterò sempre. Cerchiamo di cogliere il valore di questa iniziativa, che ritengo un servizio importante per la città e anche per il quartiere della Ferrovia.
Voglio ribadire che il centro di prima accoglienza non funziona come qualcuno immagina. Le persone non arrivano semplicemente e restano lì. Vengono accolte, prese in carico dagli assistenti sociali e indirizzate verso i percorsi più adeguati. Se, ad esempio, si tratta di un migrante, dopo le prime 48 ore viene avviato alle strutture competenti.
Questo è il modo in cui una società civile guarda alle persone più fragili, senza voltarsi dall’altra parte e senza discriminazioni.
Siamo qui proprio perché abbiamo ascoltato dubbi e preoccupazioni dei cittadini. Il nostro compito è spiegare, chiarire e costruire un percorso insieme alla comunità. Il Comune deve tornare a essere la casa dei cittadini: non solo indicare una strada, ma ascoltare”.

Secondo Aurigemma, di Nui ‘Ra Ferrovia, non si tratta “semplicemente di una struttura destinata ad aiutare persone in difficoltà, ma, per quello che ci è stato spiegato, anche di un centro destinato a persone senza fissa dimora.
E il nostro – aggiunge – è già un quartiere difficile, dove mancano strutture sociali. Abbiamo perfino difficoltà a trovare un luogo dove svolgere un’assemblea: questa piazzetta era l’unico spazio disponibile. Non abbiamo impianti sportivi né altri luoghi di aggregazione.
Casa Betania, inoltre, è sempre stata utilizzata dal quartiere. In quella struttura abbiamo organizzato campi estivi, feste di Carnevale, la caccia alle uova di Pasqua e tante altre iniziative gratuite rivolte alle famiglie, spesso sostituendoci alle istituzioni.
Il problema è che questo progetto rischia di impedirci di continuare a fare tutto questo. Sarà difficile trovare spazi e tempi per organizzare nuove attività.
Più che soffermarsi sulla parola dormitorio, il quartiere vive questa vicenda come la sottrazione di uno spazio che è sempre stato un punto di riferimento della comunità. È vero che la struttura appartiene alla Chiesa, ma è anche vero che è stata costruita grazie alle raccolte della comunità e nacque come asilo per rispondere a un’esigenza del quartiere e dell’intera città. Qui venivano bambini anche dalle zone limitrofe.
Noi ci siamo sempre battuti per valorizzare questo spazio e continueremo a farlo”.
Pizza assicura la “piena disponibilità a collaborare e confrontarsi con i residenti. Il progetto partirà, però l’amministrazione si impegna ad essere attenta e a risolvere eventuali problemi, garantendo un monitoraggio continuo”.


