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Dopo ogni terremoto, come ben sappiamo noi irpini, il dibattito pubblico si divide fra le recriminazioni sulla mancanza di prevenzione e sulle responsabilità di tecnici, imprese, amministratori locali e la discussione sulle incerte prospettive della ricostruzione. Questa volta il discorso sulla ricostruzione è stato giustamente incentrato sull’esigenza della prevenzione per le zone a rischio sismico, che, in pratica, coincidono con tutto il paese. Tutta l’Italia è a rischio sismico. E, se vogliamo prevenire i danni dei futuri terremoti ed evitarci altri lutti, dobbiamo effettuare interventi a vasta scala per risanare il patrimonio edilizio e contrastare il dissesto idrogeologico. Si tratterebbe di una maxiopera pubblica che comporterebbe l’apertura di migliaia di cantieri e richiederebbe anni di lavoro. Una siffatta opera pubblica sarebbe un volano ottimo per la ripresa dell’economia italiana, in fase depressiva da troppi anni. Del resto questa fu la ricetta che utilizzò il Presidente americano Roosvelt, seguendo i consigli di Keynes, per far uscire gli Stati Uniti dalla depressione del 1929. Per questo è da accogliere positivamente l’annuncio del governo italiano di un piano straordinario di recupero ambientale ed edilizio denominato "Casa Italia". Il 29 agosto il premier Matteo Renzi in serata è intervenuto al Tg1 e ha spiegato che Casa Italia "è un progetto che riguarda tutto il Paese" e serve a "riuscire a prevedere, ad anticipare anziché rincorrere, non è solo un progetto anti-sismico ed è un progetto che può essere fatto tutti insieme a condizione di avere a cuore il futuro della nostra famiglia italiana". Così ha spiegato elencando i settori principali che Casa Italia andrà a toccare, dal dissesto idrogeologico al risparmio energetico e, rivolgendosi all’UE, Renzi, ha sottolineato che per Casa Italia "quello che serve lo prendiamo, punto". Mirabile esempio di decisionismo: di fronte all’Europa che sorveglia arcigna i nostri conti, il nostro Presidente gonfia il petto ed assume un atteggiamento spavaldo. Tuttavia fra il dire ed il fare….c’è di mezzo il mare! La cancelliere tedesca Angela Merkel, per niente impressionata per essere stata convocata da Renzi ad un vertice in casa Ferrari (mirabile esempio di devozione dei nostri politici ai poteri economici), ha già fatto sapere che l’Europa potrà consentire una piccola deroga di bilancio solo per l’emergenza e solo per un anno. Del resto neanche la Merkel potrebbe cancellare quell’armatura di trattati con i quali ci siamo fatti imporre il diktat dell’austerità. Quanti italiani sanno che le nostre meschine classi dirigenti politiche hanno firmato un trattato anticostituzionale (il c.d. fiscal compact, approvato dalla Camera il 20 luglio 2012) che ci impicca ad un futuro di lacrime e sangue e di depressione economica, obbligandoci a ridurre di mille miliardi il nostro debito pubblico nell’arco di venti anni. Il che significa che non solo dovremmo raggiungere il pareggio del bilancio (a cui ci siamo obbligati nel 2019), ma ogni anno, per venti anni, dovremmo abbattere 50 miliardi di debito pubblico. Altro che Casa Italia!
edito dal Quotidiano del Sud

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