“Su Grazia Deledda è calato un oblio che dura ancora oggi”. A ribadirlo la docente e scrittrice Claudia Iandolo nel corso del confronto conclusivo delle celebrazioni “Cento. Grazia”, nel centenario della consegna del Nobel, fortemente volute dal pittore Alfonso Silba, irpino doc ma sardo d’adozione, che ha dedicato alla scrittrice un suggestivo ciclo, in mostra al Circolo della Stampa fino al 20 aprile. “E’ lo stesso oblio – prosegue Iandolo – che ha accompagnato altre scrittrici, da Alba de Cespedes a Matilde Serao, anche perchè sono sempre gli uomini a definire il canone. Un oblio accompagnato da un vero e proprio ostracismo. Ne è un esempio il rapporto conflittuale con Pirandello che volle farsi beffa del rapporto che la legava al marito, un uomo straordinario che aveva creduto in lei, non potendo colpirla come scrittrice conosciuta in Italia e all’estero. Fu davvero una rivoluzionaria, come la raccontano Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli nel documentario a lei dedicata, era una ribelle che ha perseguito con determinazione, incurante delle discriminazioni imposte alle donne del tempo, il suo sogno di diventare scrittrice”. Non nasconde la propria amarezza nel constatare che “A 100 anni dal Nobel a Deledda, si fa ancora fatica, nella scuola italiana, a leggere le autrici, che trovano poco spazio nei libri di letteratura. Del resto, Deledda sfugge a ogni incasellamento, le sue pagine oscillano continuamente tra verismo e lirismo con una straordinaria rappresentazione della natura e del paesaggio che diventa talvolta il vero protagonista dei suoi romanzi. Ed è una natura non necessariamente brutale e aspra come spesso viene detto a proposito di Deledda”. E rilancia “la vera sfida è tornare a leggere Grazia Deledda, andando al di là dei luoghi comuni e degli stereotipi consegnati da una certa critica”. Un’analisi che passa in rassegna anche la sua lingua “Deledda usa un impasto linguistico unico, la sua prima lingua è il sardo, solo successivamente imparerà l’italiano ma la bellezza della sua lingua è proprio nella imperfezione che si fa cifra distintiva del suo universo letterario”. Sottolinea come “Alla stregua di Dostoevsky, Deledda indaga la psicologia dei personaggi, esplora i grandi temi esistenziali, sempre alla ricerca dell’universalità. Temi come il fato, il conflitto tra desideri e norme imposte dalla società sono universali. C’è nelle sue figure femminili il tentativo di trovare la loro libertà, combattendo contro le norme imposte dalla società. Lei aveva trovato la sua libertà, poichè aveva sposato un uomo che le consentiva di essere libera”. E’ quindi Alfonso Silba a spiegare come nasca il ciclo a lei dedicato “Volevo raccontare Grazia Deledda come donna ancora prima che scrittrice, a partire dal suo universo interiore, dall’eros che pervade tutti i racconti. Una donna che è stata certamente tra le prime femministe, capace di far sentire la sua voce di denuncia e rabbia nei confronti del destino delle donne del tempo. Quella rabbia, unita alla frustrazione, alla sofferenza e al coraggio, ritorna anche nelle mie opere insieme alle figure fantasmatiche dei personaggi dei suoi romanzi. Ma è anche una scrittrice capace di restituire appieno la bellezza della Sardegna e delle sue tradizioni”. Un legame sottolineato anche dalla giornalista Floriana Guerriero “Ha saputo trasformare la Sardegna in un universo letterario di forte intensità, raccontando le contraddizioni della propria terra, costretta a fare i conti con le trasformazioni imposte dalla società. Un universo in cui i personaggi sono molto spesso consapevoli di essere solo canne al vento, impotenti di fronte ai colpi del destino ma possono trovare un rifugio nella comunità”. Un universo che traspare con forza anche dal documentario di Mangini e Pisanelli. E’ Mangini a porre l’accento, attraverso testimonianze inedite e immagini liriche dei paesaggi sardi, sulla forza di una donna che ha voluto a tutti i costi essere scrittrice, malgrado le norme sociali del tempo, che le avevano impedito di completare gli studi “Prima di lei non si era mai vista una donna scrittrice”. E ricorda come “quando tutti leggevano romanzi rosa, leggere Grazia Deledda mi ha dato la forza per trovare la mia strada e diventare la donna che sono diventata”.
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