Una certezza: il centrosinistra vince se unito. E vince non solo per la corazzata Dem che ha trovato l’intesa al suo interno all’ultimo minuto, offrendo una candidatura a sindaco a un professionista serio, fuori dalle polemiche, credibile. La mitezza e l’autorevolezza di Nello Pizza hanno fatto la differenza.
C’è un consiglio, se mi è consentito, da dare al futuro sindaco della città: sia rispettoso dell’autonomia che gli deriva per legge nell’esercitare il compito, non certo facile, che ha davanti.
Non cada nella trappola di chi vorrebbe passare all’incasso affermando che la sua elezione è dovuta a un impegno solo personale. Faccia tesoro del recente risultato referendario che, oltre ad allargare la partecipazione al voto, ha dato prova di quel desiderio di credere nell’impegno civico alimentando la buona politica.
Pizza sia il sindaco della svolta di una città sofferente le cui ferite sono profonde. Sia il sindaco delle decisioni assunte avendo al suo fianco un governo credibile di competenti e meritevoli. Non cada nell’inganno della lottizzazione del consenso, nel premiare chi considera la politica solo distribuzione del potere. Dalla sua capacità autonoma dipende il buongoverno di Avellino.
Se dovesse interpretare la logica di un solo uomo al comando commetterebbe un gravissimo errore.
Non dia ascolto a coloro che mettono in giro elementi che possono disturbare il suo governo. Come chi dice che ci sia un’alleanza tra i consiglieri regionali che avrebbero stretto un patto per prenotare un posto in Parlamento e, caso mai, gestire la Provincia chiamata al prossimo voto. Chi pensa questo lo fa solo per far male alla coalizione che unita vince. Ascolti i cittadini: da loro possono venire utili consigli. Cerchi tra i giovani volenterosi di dare il proprio contributo alla rinascita del capoluogo dell’Irpinia, nelle università, fra il meglio dell’imprenditoria locale che agisce nel rispetto della legalità, e chiuda la porta in faccia a chi ha consentito di infestare il territorio alleandosi con la camorra.
Certo, la campagna elettorale ha sollevato problemi vecchi e nuovi: la stazione di Avellino dove da anni non passa mai un treno, il Teatro Gesualdo con una gestione trasparente e spettacoli di notevole interesse culturale, l’apertura del centro contro l’autismo di Valle, il ruolo che dovrà svolgere la dogana e altri problemi come l’attenzione contro il dissesto. Tutto giusto. Ma non basta. La città ha bisogno di dialogare oltre la cinta provinciale e comunale, tessendo rapporti regionali e nazionali indispensabili per superare quel provincialismo che nega l’ambizione di inserirsi sulle grandi direttrici di sviluppo.
Il futuro sindaco si prenda il tempo per ascoltare, fare le scelte giuste, rendere le sue dichiarazioni programmatiche, da consegnare alla città, un impegno d’onore.
Se l’unità della coalizione di centrosinistra ha consentito la schiacciante vittoria elettorale, non così si è verificato nel centrodestra, disunito. La scelta del candidato sindaco non condivisa ha reso vana ogni possibilità di successo. La Lega che vota Gianluca Festa, la quasi emarginazione di Fratelli d’Italia privata del proprio contributo con candidature di peso, Forza Italia con le bizze di Martusciello e le imposizioni di Petitto, la rinuncia alla mediazione proposta dal ministro Piantedosi che aveva indicato, in nome della coalizione unita, la candidatura dell’avvocato Fabio Benigni, hanno fatto del centrodestra una specie di armata Brancaleone.
Ma la lezione che consegna il voto agli adepti di Meloni può essere un bene per la città, nel senso che la presenza in Consiglio comunale degli eletti sia proiettata non in una polemica astiosa, ma in un’opposizione costruttiva.
Infine, poche parole per Gianluca Festa. Solo contro tutti ha pagato per gli errori fatti, mettendoci la faccia tra non poche difficoltà e ottenendo un riconoscimento oltre le aspettative.


