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Dopo mesi e mesi di scontri continui tra ministri – più impegnati nelle piazze o sui social che nei loro dicasteri a studiare i dossier – l’opinione pubblica si attende ora un periodo di pacatezza. Un ritorno alle parole misurate e non gridate. All’impegno e alle competenze. Insomma, alla moderazione. Quella che permette e alimenta la convivenza civile tra sensibilità politiche e culturali diverse. E favorisce quindi il progresso e la crescita stabili che, negli ultimi trentacinque anni, l’Italia non ha quasi più conosciuto. Schiacciata dagli assalti degli estremisti. Da coalizioni maggioritarie imposte da sistemi elettorali farlocchi. Finalizzati non a favorire la governabilità ma la sola occupazione del potere!

La scissione a freddo di Renzi sembra essere andata oltre il principio del vecchio Archimede, secondo cui “ogni corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale, dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato”. Infatti, ha generato effetti di movimento sugli assetti politici e parlamentari ben superiori alla reale consistenza delle adesioni (finora non moltissime) ricevute. Ha provocato ovviamente una spinta da parte delle forze di maggioranza a ricercare nuovi consensi, per parare i colpi di eventuali ricatti futuri. Ha però anche innescato, sorprendentemente, una sorta di reazione a catena. Con un susseguirsi di nuovi tentativi di posizionamento anche nelle forze di opposizione. Le tensioni e i dissensi di linea – fino ad ora contenuti – hanno assunto via via consistenza politica. Fino a diventare possibili dichiarazioni di disponibilità a cambi di casacca. I boatos parlamentari, negli ultimi giorni, si sono infittiti, coinvolgendo molti esponenti di primo piano dei partiti in un vorticoso giro di indiscrezioni. Queste, al di là della loro veridicità, danno la misura della scivolosità di una situazione politica diventata potenzialmente meno stabile.

Un dato, comunque, emerge. Il mutamento di linguaggio e di atteggiamenti percepibile nei palazzi del potere. Effetto della sapiente ed equilibrata regia di Mattarella, che ha contribuito moltissimo a recuperare le solidarietà europee, rompendo l’isolamento in cui l’insipienza salviniana e la mancanza di visione di Di Maio avevano relegato l’Italia. Notevoli anche i nuovi accenti del premier. Dal forte discorso in Senato in difesa delle istituzioni contro un esterrefatto Salvini, all’invito alla sobrietà e alla concretezza rivolto ai ministri, all’atteso incontro con i sindacati, Conte ha virato verso il centro. E si pone ora come il più pericoloso concorrente di Di Maio. I diversi tentativi di riposizionamento la dicono lunga sul mutamento di clima politico. La sensazione è che la competizione si svolgerà sul terreno, finora abbandonato, della conquista dei moderati.  Ora tornati a cittadinanza politica. E oggetti di attenzione perfino da parte di Renzi, notoriamente poco moderato. La stessa FI appare divisa tra le tentazioni di alcuni di emigrare verso Salvini o Toti e le forti resistenze di altri (Carfagna) per non svendere il moderatismo berlusconiano sull’altare del sovranismo anti-europeista. Anche il M5S appare percorso da notevoli divergenze, tra i contestatori – tra cui Di Battista – della linea ora filo-istituzionale di Di Maio e i sostenitori della leadership del capo politico.

Tutto questo in un clima generale che va cambiando. E ora, dopo tante alterne vicende, sembra crescere l‘esigenza del centro. Inteso non come nostalgico ritorno al passato. Bensì come luogo politico da conquistare per stabilizzare in futuro il sistema. Sottoposto, negli ultimi decenni, a pericolose oscillazioni e a forti torsioni! Per questo occorre riscoprire la centralità della lotta a tutti gli estremismi e a tutte le sopraffazioni.

Oggi è compito del governo e delle forze democratiche – come già nel dicembre del 2016, contro il disegno di occupazione delle istituzioni da parte di Renzi – saper mettere al riparo il nostro sistema dalle pericolose mire autoritarie di Salvini.  E impedire, con una nuova legge proporzionale (l’unica che può garantire rappresentanza anche ai piccoli territori), che una minoranza del 40% possa impossessarsi di tutti i gangli del potere!

di Erio Matteo

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