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Crisi al Comune di Avellino, inizia la conta dei voti: manca poco per una maggioranza anti-Festa

C’è chi lo chiamerebbe “governo di salute pubblica”, chi “ribaltone” e chi più banalmente “tutti contro Festa”: di sicuro è iniziata la conta dei voti nel consiglio comunale di Avellino. Si cerca una maggioranza alternativa dopo lo strappo che si è consumato questa mattina in giunta tra la sindaca Nargi e gli assessori festiani. Ne ha revocati tre e poi, a distanza di qualche ora, si sono dimessi anche gli altri quattro. Un effetto a catena che ora prevede due possibili vie d’uscita: nuove elezioni o nuova maggioranza. E nel secondo caso si dovrà vedere con quali voti: Nargi parte da una base di 9 consiglieri comunali (5 di ‘Siamo Avellino’ e 4 di ‘Coraggio per Avellino’). All’inizio della consiliatura erano 4, e non è escluso che alle cinque new entry si possano aggiungere anche altri ‘festiani scontenti’.

LA CONTA IN CONSIGLIO COMUNALE: OBIETTIVO 16 CONSIGLIERI + NARGI

Ai due gruppi Nargiani si possono già aggiungere con un buon margine di certezza anche i tre consiglieri del Patto Civico Gerardo Melillo, Sergio Trezza e Giuseppe Giacobbe. E da qui a raggiungere la maggioranza dell’Assise manca poco: basterebbe anche solo una parte del Pd, magari quella che fin dall’inizio della consiliatura si è mostrata più dialogante con la sindaca. E di certo non stiamo parlando del consigliere dem Antonio Gengaro, che proprio oggi ha ribadito che l’unica alternativa all’attuale maggioranza è il voto. E vicini alle posizioni di Gengaro sono sempre stati anche i due consiglieri di Per Avellino, Antonio Bellizzi e Amalio Santoro. Tolti loro tre, nel CampoLargo di centrosinistra ci sono altri cinque consiglieri: Enza Ambrosone, Ettore Iacovacci, Luca Cipriano e Nicola Giordano del Pd, e Antonio Aquino del M5S.

LA RIVOLUZIONE GENTILE

Lei, la sindaca di Avellino Laura Nargi, la chiama ‘rivoluzione gentile’: ma quello che è accaduto questa mattina in giunta non è stata propria una carezza. La prima cittadina ha preso carta e penna ed ha revocato le deleghe a tre assessori festiani: Mario Spiniello, Monica Spiezia e Jessica Tomasetta. Parliamo di deleghe importanti (ma non importantissime): rispettivamente al Patrimonio, all’Inclusione e alla Pubblica Istruzione. Ma soprattutto parliamo di tre assessori che erano entrati in giunta in quota ‘festiana’: l’ex sindaco Gianluca Festa aveva ottenuto 7 assessori su 9, ora gliene sono rimasti zero, visto che dopo lo strappo di stamattina ha fatto dimettere anche gli altri 4.

IL VOTO DI QUESTA MATTINA IN GIUNTA SULLA PRESIDENZA DEL PIANO DI ZONA SOCIALE A4

Ufficialmente il motivo delle tre revoche è il voto contrario espresso dei tre assessori alla proposta della sindaca di tenere per se la carica di presidente del consiglio di amministrazione del Piano di Zona Sociale A4. Ma si può leggere, politicamente, come il primo esito concreto della verifica di maggioranza avviata dalla sindaca il 18 aprile scorso, dopo il caso del Bilancio di Previsione ‘bocciato’ da Festa e approvato in Aula solo un mese dopo (il 12 maggio). Una crisi politica che poi si è evoluta a favore della sindaca, che nel giro di pochi giorni ha invertito i rapporti di forza con il suo amato-odiato alleato: i festiani hanno di colpo perso cinque consiglieri: uno (Guido D’Avanzo) ha lasciato ‘Davvero’ e ha aderito al gruppo di Nargi ‘Siamo Avellino’ e altri 4 hanno creato un quarto gruppo di maggioranza, ‘Coraggio per Avellino’, con Vincenzo Picariello (ex W la Libertà), Antonio Cosmo, Michele Lombardi e Nicole Mazzeo (tutti e tre ex ‘Davvero’), dichiaratamente “a sostegno della sindaca”. I festiani sono così passati dai 16 consiglieri iniziali a 11, regalando a Nargi una più ampia possibilità di manovra.

LA TELA DI NARGI

Una libertà di azione che la sindaca ha subito fatto valere riaprendo il dialogo con il Patto Civico (e in particolare con Trezza, Melillo e Giacobbe) e con forze politiche alle quali Festa aveva posto il veto: non sono passati inosservati né i ringraziamenti fatti alle opposizioni (e in particolare ad una parte dei consiglieri Pd) per il “comportamento responsabile” tenuto in Aula durante la crisi, né la recente partecipazione della sindaca al congresso cittadino di Forza Italia (dove è stata anche calorosamente applaudita).

TRE SCENARI PER L’EX SINDACO FESTA

Rompere tutto, accettare di buon grado il riequilibrio o risistemarsi all’opposizione (un po’ come a livello nazionale fece Giorgia Meloni di fronte al governo Draghi). Queste le scelte di fronte alle quali si trova ora l’ex azionista di maggioranza dell’Amministrazione Nargi: Gianluca Festa deve fare i conti con una potenza di fuoco ridimensionata rispetto a quella che poteva vantare (e ha vantato) all’inizio della consiliatura. Dall’oggi al domani ha perso il potere di ricatto supremo: quello dei numeri con i quali poteva mandare tutti a casa con uno schiocco delle dita. Ora al suo “scatenate l’inferno” potrebbero rispondere solo in 11 consiglieri. Forse: perché i cinque che lo hanno abbandonato hanno fatto chiaramente capire di non aver condiviso i ripetuti attacchi frontali, anche personali, rivolti alla sindaca in carica; e come non lo hanno condiviso loro cinque, potrebbero per esempio non averlo condiviso anche altri, forse nemmeno i due consiglieri che dal gruppo della sindaca Siamo Avellino erano passati ad inizio aprile al gruppo festiano W la Libertà: Olimpia Rusolo e Gerardo Rocchetta. Una fuoriuscita arrivata proprio alla vigilia della seconda crisi di maggioranza e che per un momento aveva portato i gruppi festiani a contare ben 16 consiglieri in Assise: un solo voto in meno rispetto alla maggioranza assoluta dell’Aula. Ma è durata un battito di ciglia.

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