Dai misteri legati alla fisica quantistica alla coscienza. dell’uomo. E’ una riflessione a tutto campo quella che consegnano il professor Antonio Feoli, dell’Università del Sannio, e il professor Giuseppe Busiello, dell’Istituto Teologico di Basilicata, nel corso del confronto al Circolo della stampa, introdotto dalla professoressa Lina Nigro, presidente dell’associazione Italo Britannica. Feoli si sofferma sull’equazione di Schrodinger che determina l’evoluzione temporale dello stato di un sistema, ad esempio di una particella, di un atomo o di una molecola. Un’equazione che consegna informazioni puramente probabilistiche, a differenza della fisica classica che consegna spiegazioni esatte dei fenomeni. Di qui il paradosso di dover ‘introdurre’ il libero arbitrio nelle meccanica quantistica, dimostrando come l’osservatore interferisca con la realtà e la realtà dipenda dal suo sguardo. “L’inspiegabile comportamento delle particelle – sottolinea Feoli – può essere giustificato solo introducendo il concetto di coscienza, come fanno studiosi come Faggin. Un concetto che appare un paradosso e che certo non può rappresentare una soluzione soddisfacente, a cui hanno replicato altri fisici, chiedendosi come è possibile allora che ci sia stata vita sulla terra per 13 miliardi di anni, prima che arrivasse l’uomo”. Busiello parte dal rapporto tra fatti, parole e interpretazione che caratterizza la filosofia, per interrogarsi sul rapporto tra coscienza e scienza. Una riflessione che si sofferma sugli strumenti attraverso cui la filosofia ha sempre esplorato il concetto di coscienza, dalla chiarezza del linguaggio a razionalità ed intuizione per scoprire la struttura duale che caratterizza l’universo, diviso tra spazio fisico e metafisico “una dualità che è anche quella della soggettività, una percezione che va al di là della materialità ed è impensabile per l’Intelligenza Artificiale. Oggi diventa difficile immaginare che queste macchine possano sviluppare una forma di rappresentazione dell’io, a partire dalla percezione dell’infelicità e dunque del libero arbitrio”.



