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Dal Cocir ok a Festa: “Il sindaco può legittimamente diventare ‘garante’ della assistenza integrata tra prestazioni sanitarie e sociali”

“L’articolata ed ardita proposta di Gianluca Festa ci offre l’occasione per ribadire alcuni punti critici che da tempo proviamo a portare all’attenzione di chi può decidere, volti al superamento di un sistema che riduce troppo spesso il Pronto Soccorso a specchio delle inefficienze sistemiche e delle fragilità sociali non intercettate”. Così il Comitato Civico Irpino – COCIR –  che risponde alla proposta lanciata dal candidato sindaco Gianluca Festa.
“L’emergenza-urgenza soffre non tanto e soltanto per il sovraffollamento del PS, ma per l’assenza di una regia capace di gestire i flussi dei pazienti (in specie, fragili) prima e dopo il reparto di emergenza.

Il Presidente Roberto Fico ha stanziato 98 milioni di euro per rinforzare la medicina territoriale, senza compiere (ancora) alcun passo in favore di un sistema che vada fisicamente incontro al cittadino fragile, evitandone la ospedalizzazione, senza al contempo abbandonarlo a se stesso.

Con l’appello lanciato qualche giorno fa a tutti i candidati alla carica di Primo cittadino del Comune capoluogo (Laura Nargi, Nello Pizza, Gianluca Festa), abbiamo inteso sostenere una idea forte: il Sindaco può legittimamente diventare ‘garante’ della assistenza integrata tra prestazioni sanitarie e sociali, assumere un ruolo attivo di coordinamento istituzionale tra i Comuni (in specie delle zone interne e montane, o almeno quelli del Piano d’ambito) e gli Enti socio-sanitari (Moscati, ASL, Azienda consortile d’Ambito).
Costituire un Organismo di natura operativa (cd. C.O.S.), con funzioni di cabina di regia, con poteri diretti e vincolanti su tutta la rete ospedaliera e territoriale socio-sanitaria (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, 118, ecc.), è una idea molto interessante. Una specie di bed manager ‘sovraordinato’, con accesso ai posti letto (pubblici e convenzionati) a livello territoriale, alla ADI, alle strutture intermedie territoriali, ai servizi sociali, con un potere decisionale, di “prenotazione” e dispositivo immediato e vincolante, operativa h 24: riceve i dati, applica il protocollo e comunica immediatamente la decisione al 118, al PS e alla rete socio-sanitaria territoriale.

È qualcosa di molto diverso dalla nota COT (Centrale operativa Territoriale), che fa capo alla ASL Avellino, composta da personale infermieristico, da medici, da operatori socio-sanitari, che però funge da mero ponte di collegamento tra 118, Ospedale, medico di medicina generale e percorsi sanitari territoriali dedicati ai fragili (ADI, dimissioni protette, RSA), gestendo le fasi antecedenti e successive alla emergenza e al ricovero. In buona sostanza la COT funziona come stazione di coordinamento, ma senza una presa in carico diretta del paziente: riceve segnalazioni, mette in contatto i servizi, attiva i percorsi, ma non interviene attivamente sul flusso dei pazienti, né risulta operativamente integrata con l’Ospedale e il PS.

Immagino che la COS assuma decisioni di natura non discrezionale, ma guidate da un algoritmo/protocollo basato su dati oggettivi, quali ad esempio:
— profilo del paziente (gravità clinica, fragilità sociale, urgenza tempo-dipendente);
— stato di sovraffollamento del PS (NEDOCS o simili) e indice di saturazione posti letto;
— disponibilità di posti letto nel sistema territoriale provinciale, comprensivo delle struttura private accreditate.
A questa misura, si affianca una rete territoriale (comunale ed intercomunale) di unità mobili socio-sanitarie, composte da medico, infermiere ed operatore sanitario (OSS e/o assistente sociale), coordinata –essa rete– dalla COS, con numero di telefono unico provinciale o con una piattaforma digitale unitaria (del tipo SINFONIA). Il modello è quello –da noi più volte analizzato– dei G.I.R.O.T. (Gruppi di Intervento Rapido Ospedale-Territorio) sperimentato in Toscana, deputati al soccorso soprattutto delle zone interne, afflitte dalle enormi difficoltà di accesso ai servizi, dall’isolamento sociale, dalla rinuncia alle cure da parte dei fragili, tutte insieme cause dello spopolamento e della migrazione sanitaria passiva.

Queste unità hanno la funzione di raggiungere i pazienti (soprattutto cronici) a domicilio, monitorare le condizioni cliniche e di fragilità (sociale, sanitaria, ecc.), attivare i servizi necessari, il tutto al fine di evitare ricoveri inutili e la pericolosa quanto superflua ospedalizzazione del paziente vulnerabile non affetto da evento acuto.
Ci sembra evidente che la proposta punta al deciso superamento del modello statico ed ospedale-centrico, in favore di un sistema dinamico centrato sulla persona, sul territorio, sulla integrazione simbiotica tra servizi sanitari e servizi sociali.
Il COCIR continuerà a sostenere ogni proposta che vada nella direzione della tutela degli anziani e dei fragili in ogni loro dimensione, della ri-organizzazione del Pronto Soccorso e della filiera della emergenza-urgenza, della difesa del principio della universalità dei servizi socio-sanitari”.

 

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