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Nei mesi preparatori della Costituzione, il confronto dei padri costituenti fu molto serrato sulle attribuzioni del Presidente della Repubblica e con ragione.
Dopo anni bui, la democrazia, riconquistata, si sarebbe dovuta compiutamente esprimere sotto questo alto e supremo presidio. Tra i tanti assilli nel doversi distinguere come uno Stato subentrato all’esiliata Monarchia , se ne ebbe uno molto puntiglioso, nel calibrare ogni parola contro le ambiguità interpretative . Prendiamo l’art. 87 sulle prerogative del Presidente, in particolare il primo comma, più attinente al nostro ragionamento , che recitava così nella originaria traccia: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e lo rappresenta”. Poiché la formula “e lo rappresenta” non rendeva appieno il concetto fondativo, fu ampliata in “ e rappresenta l’unità nazionale” per meglio spiegare il suo ruolo verso il Paese. Che Ruini, padre della Costituente, arricchì ulteriormente con questi rassicuranti chiarimenti: “Egli rappresenta e impersona l’unità e la continuità nazionale, la forza permanente dello Stato . E’ il grande consigliere , il magistrato di persuasione e di influenza , il coordinatore di attività , il capo spirituale , più ancora che temporale, della Repubblica”. Anzi per rabbonire gli scettici, disse di più, che anche se non governa, le attribuzioni conferitegli dalla Costituzione e tutte le altre ,rientranti nei suoi compiti, gli danno “infinite occasioni di esercitare” la missione di equilibrio e di coordinamento che gli è propria . Tutto ciò riaffermato, nel febbraio del 2015, nel “gran – de discorso” di insediamento del presidente Mattarella- cosi definito da autorevoli costituzionalisti- sul valore dell’unità nazionale, inteso come rispetto, una linea di rafforzamento delle istituzioni , il ruolo indispensabile del Parlamento e degli organi di garanzia , il dovere inderogabile e costituzionale di solidarietà politica , economica e sociale, per una comunità, che ha valori di fondo. Un discorso, accompagnato da un invito, ripetuto quindici volte, di “Vivere la Costituzione ogni giorno “. Parole al vento per come sono giunte a stare le cose nel nostro paese, cioè male ? Giusto chiederselo e anche pensarlo . È un anno, da quando è nato questo “governo ballerino “, che l’Italia vive in una permanente tensione. Dalle prime, provocazioni contro l’Europa con stoccate feroci ai burocrati , fannulloni e ai “big”, definiti addirittura ubriaconi”, al lungo braccio di ferro sulla “Finanziaria”, poi divenuto di latta con Bruxelles, per scongiurare la procedura di una devastante infrazione, M5S e Lega non ci hanno dato un momento di tregua. In questi giorni poi addirittura per un “gravissima crisi istituzionale” in corso ma negata, per colpa dei due vicepremier , che si stanno scornando a vicenda. Molto attenti però a non mollare mai le poltrone, che invece dignità personale e etica pubblica consiglierebbero di fare . Si moltiplica la diplomazia riservata del Colle ma trapela anche “una profonda preoccupazione” divenuta, pare, irritazione: fino a quando può reggere una democrazia del genere senza subire danni irreversibili, in un mondo dove basta lo starnuto di un “premier” a contagiare i mercati ? Oltre le “infinite occasioni” che un presidente della Repubblica può esercitare per una missione di riequilibrio e di coordinamento”, secondo il parere di un Ruini d’antan, che cosa bisogna attendere ora per ritrovare il sereno il default? Quanti paradossi !. Si parla tanto di civiltà, legalità, uguaglianza, i Cinquestelle e la Lega se ne sono autoproclamati gli universali difensori : come si spiega allora che a chi esercita funzioni pubbliche si raccomanda di comportarsi con “disciplina e onore” pena sanzioni o espulsioni , mentre i politici, che ispirano questi codici e li disonorano , la fanno franca?

di Aldo De Francesco

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