Il Consiglio regionale della Campania ha approvato a maggioranza il Documento di economia e finanza (DefrC) per il triennio 2027-2029, insieme alla Proposta di Risoluzione allegata. Il testo stabilisce la programmazione strategica dell’ente, recepisce i vincoli di finanza pubblica nazionali ed europei e pone le basi per il prossimo Bilancio di previsione.
L’aula ha dato il via libera al termine di un dibattito di circa tre ore, avviato dall’intervento del presidente della commissione Bilancio, Corrado Matera (Pd). La votazione si è conclusa con 30 voti favorevoli della maggioranza e 16 contrari del centrodestra. Con il medesimo esito è stata respinta la controrisoluzione presentata dall’opposizione (33 contrari e 16 favorevoli su 49 votanti).
L’indirizzo strategico della giunta e della maggioranza punta sul consolidamento dei servizi essenziali e sul potenziamento dello stato sociale.
Focus sulla riorganizzazione della rete dei punti nascita, sul rafforzamento delle cure palliative e sul reclutamento di personale medico, con particolare attenzione alle zone interne. Risorse destinate a welfare, casa, istruzione, lavoro, ambiente, trasporti, turismo, cultura e prevenzione dei rischi, in primis per l’area dei Campi Flegrei.
A margine dei lavori, il presidente della Regione Roberto Fico ha sottolineato la visione d’insieme del provvedimento:
“Vogliamo dare una visione generale basata sull’affermazione dei diritti dei cittadini campani, investendo maggiormente in sanità, trasporti, edilizia pubblica, sociale e ambiente. La sanità è il pilastro del futuro, ma resta un tema di rilevanza nazionale che richiede un impegno coordinato anche a livello centrale.”
Dura la reazione dell’opposizione di centrodestra, guidata da Gennaro Sangiuliano, che ha bocciato il documento definendolo privo di prospettive di crescita per il tessuto economico e umano della regione: secondo la minoranza, il pianificatore regionale rinuncia a valorizzare le potenzialità imprenditoriali del territorio per sostenere una gestione assistenziale. Il centrodestra ha contestato fermamente l’ipotesi di un reddito di cittadinanza su scala regionale, sostenendo che tale misura rischi di compromettere i bilanci dell’ente e di sottrarre risorse cruciali a sanità, infrastrutture, scuola e imprese.

