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Dal disastro emerge l’Italia migliore

 

E se l’Italia fosse diversa? Se si scoprisse migliore di quel che appare? Se fosse persino più bella di come la raccontiamo e di come ce la raccontiamo? E’ una folgorazione che illumina l’ora più buia di un disastro nazionale, una prima sensazione subito rafforzata da una serie di elementi che emergono nitidamente dalle cronache delle ore immediatamente successive al disastro. La terra ha colpito vigliaccamente in piena notte e in pieno agosto, nel momento della massima distrazione; eppure la reazione è stata tempestiva, solidale ed efficace. Lo testimoniano le 238 vite strappate alle macerie nel giro di poche ore, le file di donatori di sangue negli ospedali di Rieti, Ascoli Piceno e Roma, i ricoveri per i superstiti allestiti a tempo di record e in numero superiore rispetto alle necessità, così come l’afflusso di generi alimentari e di soccorso per chi aveva perso tutto. Lo conferma la prima risposta della politica e delle istituzioni, insolitamente sobria e responsabile. C’è stata come una tregua non negoziata né dichiarata nella dialettica politica che aveva percorso tutta l’estate. Il governo ha detto che non ripeterà gli errori del passato, consapevole che ogni sua mossa, ogni decisione, ogni latitanza saranno severamente giudicate da un’opinione pubblica reattiva come non mai. L’opposizione in qualche caso ha addirittura plaudito agli impegni assunti dall’esecutivo, innescando un circuito virtuoso di iniziative di sostegno. Per qualche ora, anche i social media hanno smesso di rovistare nella bile che a volte sembra il loro principale alimento. Insomma: dal dramma nazionale del terremoto è emersa come d’incanto l’Italia migliore, quella della solidarietà e della responsabilità. L’Italia che trova un senso e una ragion d’essere stringendosi attorno ai suoi figli più deboli e bisognosi di cura: gli anziani, i bambini, le famiglie lacerate. Le testimonianze misurate e composte dei sopravvissuti hanno ampliato la consapevolezza di una unità nazionale che da sempre, nella nostra storia, si cementa più nelle disgrazie che nella buona sorte. Insomma, c’è una Italia responsabile, seria e solidale che non conoscevamo o di cui avevamo perso la memoria e che oggi ci parla con le voci delle vittime del terremoto e dei superstiti, e con il lavoro prezioso di migliaia di anonimi soccorritori, donne e uomini, in divisa e non. Oggi questa Italia ci chiede di non dimenticare, di non disperdere questo bel clima di partecipazione, perché l’emergenza non è di un momento ma continuerà a lungo. Certo, sappiamo bene che presto riprenderà, anzi già sta ricominciando, la vita normale del Paese, fatta anche di polemiche e recriminazioni. Verranno le accuse, le proteste, le giustificazioni. Già sono state aperte inchieste giudiziarie che scaveranno a fondo e indicheranno, se ve ne sono, i responsabili. Nell’Italia della burocrazia che moltiplica all’infinito i livelli di controllo, è più facile trovare un capro espiatorio che un vero colpevole, ma, come si dice, la giustizia farà il suo corso. Tutto giusto, tutto ampiamente prevedibile: anche questo fa parte della nostra storia. Ma per il momento, dando ad ognuno il suo, e quindi riconoscendo i meriti dei volontari, dei Vigili del fuoco e della protezione civile, possiamo appuntarci al petto la medaglia della solidarietà, che ci aiuterà a proseguire su una strada che è stata aperta con le migliori intenzioni e anche con buoni risultati.
edito dal Quotidiano del Sud

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