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Dal sequestro Moro alla loggia P2

16 marzo 1978 il rapimento di Aldo Moro, 17 marzo 1981, quarant’anni fa, la scoperta degli elenchi della loggia massonica P2 nell’azienda di abbigliamento di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi. Due date nemmeno troppo lontane che racchiudono anni di misteri e verità ancora da scoprire. Il sequestro Moro è il punto di svolta della nostra storia politica e il collegamento con la P2 è dimostrato dai fatti: la squadra di specialisti, messa in piedi dall’allora ministro dell’Interno Cossiga per coordinare le ricerche dello statista rapito, era composta da tutti appartenenti alla loggia di Gelli.

Un elenco lungo quello della P2, 962 nomi: 44 parlamentari, 2 ministri, 22 generali dell’esercito 8 ammiragli, magistrati, funzionari pubblici, giornalisti, imprenditori. L’obiettivo è rendere più autoritaria la struttura dello Stato, impedire la possibile alternanza di governo, eliminare chi si oppone a questo disegno. Sono gli anni delle stragi che cominciano nel ’69 con quella di Piazza Fontana a Milano e che insanguinano i decenni successivi.

Dopo la scoperta dell’elenco viene istituita dal Parlamento una commissione d’inchiesta sulla P2 guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi. La commissione affronta un lungo lavoro di analisi per far luce sulla loggia e conclude i suoi lavori nel 1984. Tina Anselmi, prima donna ministro della storia della Repubblica, è molto legata ad Aldo Moro. Durante i 55 giorni del sequestro è lei a tenere i collegamenti tra la DC e la famiglia Moro, in un periodo di grande tensione e a volte di scontro tra la moglie e i figli dello statista e gli esponenti di spicco del partito.

La giornalista Sandra Bonsanti che ha scritto un libro “Colpevoli” su quel periodo ha ricordato in una recente intervista che “Tina Anselmi conosceva Moro molto bene. Aveva avuto da lui un ultimo messaggio il giorno prima del rapimento a proposito dei comunisti che non avrebbero appoggiato il governo che doveva nascere. Cara signorina – le scrisse Moro – qui non hanno capito che siamo sull’orlo di un abisso. La chiamava Signorina, la Anselmi nella commissione ha fatto il massimo che ha potuto e ha puntato tutto sulla relazione finale che riletta ancora oggi è piena di spunti e di verità”.

La commissione Anselmi accerta che c’è stato un uso privato della funzione pubblica da parte di alcuni apparati dello Stato legati alla Loggia, una struttura segreta, una sorta di Stato nello Stato. Quando fu rivelata l’esistenza della P2 e dei suoi iscritti, Gelli riuscì a fuggire in Svizzera dove fu arrestato nel 1982 e rinchiuso in carcere. L’anno dopo riuscì misteriosamente a scappare, trovando rifugio in Sudamerica, dove restò a lungo tra Venezuela e Argentina prima di costituirsi nel 1987, di nuovo a Ginevra. Solo nel febbraio del 1988 Gelli venne estradato in Italia, dove restò in carcere solo pochi giorni, ottenendo ad aprile la libertà provvisoria per motivi di salute.

Le domande senza risposta sulla storia di quegli anni restano ancora tante. Manca una verità sulle responsabilità di tanti personaggi che hanno gestito il potere. Anni di depistaggi, di intrecci tra mafia, eversione nera e massoneria, misteri che hanno visto spesso emergere il nome di Gelli: il tentato golpe Borghese, l’omicidio di Mino Pecorelli, lo scandalo petroli, il crac di Michele Sindona, la scalata al Corriere della Sera e il caso Moro.

Una vicenda centrale, come conferma il Capo dello Stato convinto che la democrazia italiana venne privata di uno dei leader più autorevoli e capaci di visione. Quella visione che oggi manca mentre occorre rinnovare la memoria che resta fondamentale per non far scivolare questi avvenimenti nell’oblio perché l’Italia di oggi è un paese cambiato ma le ombre del passato coprono ancora tanti misteri irrisolti.

di Andrea Covotta

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