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Ddl Montagna: tanti comuni, poche risorse

Di Egidio Leonardo Caruso

Lo spopolamento è diventato un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico, a tal punto da ergersi a vera e propria questione nazionale, non c’è territorio della nostra penisola che possa dirsi immune, basti pensare che la provincia di Avellino, al 1° gennaio 2025, contava 394.759 abitanti; con un calo di 2.214 unità in un solo anno (-0,6%). Se si considera il lungo periodo, dal 2002 la popolazione è scesa di quasi 34 mila persone, un dato che parla di interi paesi svuotati e di famiglie che non si formano più.

Nel tentativo di invertire questa dilagante tendenza, in particolare per quanto riguarda i comuni montani si è deciso di intervenire in maniera organica, andando a ridefinire completamente il concetto stesso, individuando nuovi criteri come: altitudine e pendenza, così da redistribuire le risorse in maniera più appropriata, evitando dispersioni nell’intento di rafforzare i servizi pubblici, sostenere le comunità locali nel contrasto allo svuotamento di borghi e vallate. Lo scorso 10 settembre, il Senato ha approvato in via definitiva, la Legge n.131/2025 (cosiddetta legge montagna), recante disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane.

Il provvedimento fortemente voluto dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, considera strategica per l’intera nazione la crescita economica e sociale di tali aree, ai fini della tutela e della valorizzazione dell’ambiente e della biodiversità; dei territori; del paesaggio; e delle risorse idriche e forestali; andando ad intervenire in particolare su: salute, istruzione turismo e peculiarità storiche dei territori, in un’ottica di contrasto della crisi climatica e demografica, nell’interesse delle future generazioni.

Al fine di rimuovere le disuguaglianze generate dalla situazione di oggettivo svantaggio economico-sociale, nel rispetto dell’art. 119 della Costituzione, all’interno del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, attivo dal 2022, sono stanziati 200 milioni di euro l’anno, per il triennio 2025-2027, le risorse erogate hanno carattere aggiuntivo rispetto sia ad ogni altro trasferimento ordinario o speciale dello Stato, nonché, rispetto ai trasferimenti di fondi dell’Unione Europea.

Per garantire una presenza stabile di professionisti anche nei comuni più piccoli e isolati, sono stati previsti incentivi e sostegni, sia in termini di progressi di carriera, che sotto forma di credito d’imposta, nel caso della stipula di contratti di locazione e/o acquisto di un immobile ad uso abitativo, per fini di servizio.

Nel comparto istruzione al fine di rendere più appetibili queste destinazioni per i docenti, contrastando la carenza cronica di personale, è previsto: un punteggio aggiuntivo ai fini delle graduatorie provinciali di supplenza a favore del personale scolastico con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato, e un ulteriore punteggio aggiuntivo per il medesimo personale scolastico, che abbia prestato servizio nelle pluriclassi delle scuole primarie ubicate nei comuni classificati montani. Inoltre in sede di contrattazione collettiva nazionale, è determinato un punteggio aggiuntivo ai fini delle procedure di mobilità, a favore del personale scolastico che sia in possesso dei requisiti; senza dimenticare il credito d’imposta al fine di favorire; la stipula di contratti di locazione e/o acquisto di un immobile ad uso abitativo, per fini di servizio. Ulteriori finanziamenti sono riservati all’istruzione superiore e universitaria, promuovendo un partenariato per l’innovazione con l’obiettivo di costruire rapporti fra ricerca e imprese, incoraggiando le applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale, in settori quali: quelli delle tecnologie per l’agricoltura o della produzione industriale manifatturiera. Inoltre, per l’agricoltura di montagna come presidio territoriale, sono previsti: crediti d’imposta del 10% per investimenti nella transizione ecologica, sgravi contributivi per giovani agricoltori under 41, e incentivi per la manutenzione del territorio.

Nel settore turistico, vengono valorizzati i rifugi come strutture ricettive chiave per alpinismo ed escursionismo, sono previsti incentivi per le imprese turistiche, agricole e agro-pastorali che operano in quota, preservando il paesaggio rurale; investimenti in: connettività digitale, trasporti e servizi pubblici, per una maggiore attrattività e accessibilità.

Altre misure mirate a favorire la residenzialità sono: detrazione degli interessi sui mutui per giovani under 40, tassazione agevolata al 15-20% sul lavoro, riduzione dell’IRPEF, incentivi e riduzione delle imposte, per acquisto/ristrutturazione di immobili, e fondi per i servizi essenziali.

L’intento di rimettere al centro delle politiche nazionali le terre alte, si scontra però con una profonda revisione dei parametri di classificazione adottati, che genera preoccupazioni e malumori. Inizialmente in Campania era stato previsto il taglio di 120 comuni, in Irpinia: Monteverde, Montoro, Santa Paolina, Flumeri, Montecalvo, Lauro, Baiano, Rotondi, S. Mango sul Calore.

È notizia dei giorni scorsi che il pressing messo in atto da amministratori, politici locali e associazioni territoriali sul ministro, ha portato ad un reinserimento e allargamento dei comuni irpini inclusi, 111 su 118. Esulta Luigi Barone, responsabile regionale Enti Locali della Lega: “Il Governo, grazie allo sforzo del ministro Calderoli, ha tenuto in debita in considerazione le specificità degli appennini e delle aree interne”.

Tajani FI: “Il via libera al ddl montagna” attribuisce più valore alle professioni, offrendo maggiori garanzie di sicurezza e monitoraggio dei ghiacciai”.

Tuttavia resta critica la posizione di Uncem Campania, per il Presidente Enzo Luciano: “la riclassificazione operata genera ulteriore caos, passare da 1700 di nuovo a 3750 comuni, senza aumentare le risorse previste dal fondo, significa scatenare una guerra fra poveri per accaparrarsi le risorse. Si vuole sul serio mettere mano alle politiche che riguardano la montagna e le aree interne?”.

Ci sarà dunque realmente una svolta storica per questi territori oppure, sarà l’ennesima occasione persa?

 

 

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