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Mai come nel tempo che viviamo la democrazia è stata così in crisi. Ciò dipende, soprattutto, dalla confusione delle Istituzioni emersa nella fase delle decisioni per contrastare il Coronavirus. A partire dagli enti locali e fino al governo nazionale si registra oggi una complessità di comportamenti che non orienta il cittadino. Anzi, lo scoraggia. Si pensi al conflitto esploso tra Regioni e governo centrale e tra le stesse regioni, e alla diversità delle interpretazioni dell’articolo 116 della Costituzione. I conflitti che ne seguono fanno compiere al Paese un notevole passo indietro. Si pensi allo scontro mai risolto originato dalla contrapposizione Nord-Sud. Ebbene esso mina alla radice la stessa unità nazionale, nonostante il tricolore sventoli da ogni balcone sia al Nord che al Sud. In realtà le Regioni del Nord, con il governatore Fontana in testa, pretendono di superare la fase della “clausura”, ripartendo subito dalla ripresa produttiva. Tra l’imperversare del virus che non smette di uccidere e l’economia che ormai boccheggia, il Settentrione è pronto a scegliere la seconda soluzione, pur con le dovute precauzioni. Totalmente diverso l’atteggiamento di alcune regioni meridionali, Campania in testa, le quali ritengono che riavviare il sistema produttivo potrebbe favorire un ritorno della pandemia visto che, nonostante la fase discendente, l’emergenza non è stata affatto superata. Singolare e populista appare la proposta del governatore De Luca di chiudere la Campania entro i suoi confini per bloccare l’ingresso a potenziali portatori di contagio. Il governo sembra stare nel mezzo lasciando ogni decisione alla task force che dovrebbe definire le regole per la cosiddetta fase 2. Questa conflittualità non si ferma solo al rapporto Stato-Regioni, ma investe anche i livelli istituzionali minori. Ciascun sindaco infatti decide per conto suo, superando a volte le disposizioni regionali o del governo centrale. Se questo è, e a me pare che non vi siano dubbi al riguardo, chi rischia di più è la democrazia italiana perché così si rendono deboli i valori costituzionali. Decisionismo e populismo potrebbero essere la nuova miscela esplosiva, un vero detonatore per la solidità delle Istituzioni. Proprio ora che siamo alla vigilia del 25 aprile.

di Gianni Festa

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