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Con l’osceno disegno di legge del ministro degli Affari regionali, il leghsita Roberto Calderoli, sull’autonomia regionale differenziata  il governo di destra-centro, presieduto da Giorgia Meloni, si è tolta la maschera e ha dimostrato di essere nemico del Mezzogiorno e filo-leghista. Il disegno di legge pretende di essere l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione, che prevede al comma 3 che “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuiti ad altre regioni con legge dello Stato su iniziativa della Regione”. In realtà, come ha sottolineato il  costituzionalista Massimo Villone, presidente del  Coordinamento  per la democrazia, “Si punta a far correre la locomotiva  Nord, invece che ridurre le distanze con il Sud”. Calderoli, infatti, utilizza in modo perverso la riforma costituzionale  del 2001, che stabilisce le materie di competenza esclusiva dello Stato e, all’articolo 117, le materie “di legislazione concorrente”. Le più importanti sono l’istruzione, la sanità, la ricerca scientifica,  il commercio, la protezione civile, i trasporti, l’energia,  i beni culturali e ambientali, le casse rurali, le aziende di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Ecco che Calderoli dà alle regioni la possibilità di prendersele tutte e 23, cosa che Veneto, Lombardia e Piemonte hanno già comunicato  di voler fare.

E’ fin troppo facile notare che, se un tale disegno di legge fosse approvato dal Parlamento,  non esisterebbe più uno Stato unitario dotato di poteri effettivi e forti, garanzia di uguali diritti per  gli italiani, ma una  ventina di staterelli, di cui una parte, quelli meridionali, destinati all’arretratezza e diversi altri, quelli settentrionali,  destinati all’opulenza. Di più: avremmo venti sistemi sanitari: cioè ospedali di serie b  al Sud, ospedali supermoderni al Nord. Avremmo anche 20 sistemi scolastici diversi, con il lumbard preferito all’italiano come prima materia. Ci sarebbero, come rimedio, i Lep, cioè i livelli essenziali di prestazioni che lo Stato s’impegnerebbe a  garantire sul territorio nazionale, ma – è facile prevederlo – si ridurrebbero a ben misera cosa. E questo  perché le regioni settentrionali farebbero la parte del leone nell’erogazione dei fondi statali grazie all’adozione del criterio della “spesa storica”. La quale  fu stabilita dal decreto legge 946 del 1977 a firma del ministro Gaetano Stammati, un piduista affiliato a Licio Gelli, come si scoprì nel 1981. Essa consiste nel fatto che lo Stato assegna a Regioni ed enti locali quanto essi spendono annualmente. Fu questo un modo per dare una barca di denari al Nord, che spendeva molto, e  poco più che elemosine al Sud, che spendeva poco. 

Si comprende perché le regioni meridionali, a cominciare dalla Campania e dalla Puglia, si sono ribellate a un tale aberrante progetto di distruzione dello Stato unitario e di discriminazione feroce del Sud a tutto vantaggio del Nord. Per il momento Calderoli  ha dovuto fermarsi di fronte anche alle voci  critiche di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ma la presidente Meloni  sapeva bene chi è Calderoli quando lo ha fatto ministro per gli Affari regionali: un furbastro razzista, capace di fare leggi elettorali per favorire il centrodestra, come quella del 2005, da lui stesso definita “una porcata”.  Insomma, Calderoli, come il lupo, perde il pelo ma il vizio. E, quindi, eccoti  un’altra porcata, stavolta contro il Sud.

di Luigi Anzalone

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