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Difendere la conquista dell’Europa

Le elezioni europee non hanno mai appassionato particolarmente gli italiani. Le prossime però che si terranno in primavera sono destinate ad essere decisive per il futuro dell’Unione. Si annunciano infatti come una vera e propria resa dei conti tra europeisti e sovranisti. Il vento è cambiato. L’aria nuova ha cominciato a soffiare da Washington. Dall’elezione di Donald Trump in poi è partita un’onda che oggi rischia di travolgere l’Europa come l’abbiamo conosciuta finora. Steve Bannon è stato il capo della strategia comunicativa del Presidente degli Stati Uniti e ha lanciato un suo progetto politico “The Movement” che punta a diventare la casa dei sovranisti e ambisce a scardinare l’Europa proprio a partire dalle prossime elezioni europee. Il progetto lo spiega lui stesso e lo definisce come l’essenza del populismo che è quello di spostare il focus del Governo dal fare il bene delle elitè a fare il bene del popolo. E dunque l’obiettivo prioritario è la questione migratoria che per Bannon è chiara: se puoi respingere le navi allora riprendi sovranità. Una sovranità che i populisti oggi già esercitano in alcuni paesi europei dove sono maggioranza e intendono ulteriormente crescere tornando ad una politica che ripristini i poteri di ogni singola nazione. Come ha scritto il politologo Ivan Krastev nel saggio After Europe”la caratteristica dei nuovi populismi non è l’ostilità nei confronti del pluralismo. I successi elettorali dei partiti populisti trasformano la democrazia da strumento di inclusione in strumento di esclusione, sono una rivolta contro quelle che vengono percepite come minoranze privilegiate: le elites e i migranti, né le une, né gli altri sono come noi. E la separazione dei poteri non è la strada per controllare il potere ma la via per le elites per impedire che siano mantenute le promesse elettorali. Ciò che caratterizza i populisti è la costante attività per smantellare il sistema di pesi e contrappesi, i checks and balances e per portare le istituzioni indipendenti (i tribunali, le banche centrali, i media, le organizzazioni della società civile) sotto il loro controllo”. Una sorta di rivolta che travolge ovviamente i partiti tradizionali.  Forza Italia nel partito popolare europeo e il PD nella famiglia socialista sono percepiti come il vecchio mentre chi si muove fuori dal perimetro delle famiglie politiche è il nuovo.  La strada per tornare forza di governo è in salita e una volta perduta bisogna ritrovarla. Salvini ha preso la Lega al 4 per cento sconquassata dagli scandali  e da una crisi che sembrava irreversibile dopo anni di secessione e federalismo. Ha cambiato pelle,  linguaggio e perfino il colore dal verde al blù. Ha inserito la Lega nei movimenti sovranisti e oggi, almeno stando ai sondaggi, è il primo partito italiano.  Il primo banco di prova è dunque il voto europeo. Salvini e con lui i sovranisti puntano a dare una spallata all’Europa costruita fino ad oggi dai padri fondatori. Tra questi paesi c’è l’Italia alleata tradizionale di Francia e Germania. Ma per Salvini i tedeschi sono un avversario e Macron è diventato il principale bersaglio da colpire. Il leader leghista guarda ad Est ai paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia) e non a caso il suo incontro a Milano con il premier ungherese Orban. Hanno idee molto simili: contro l’immigrazione e contro chiunque provi  ad intaccare l’autonomia dei singoli stati.  Interessi quasi identici a quelli che hanno Trump e Putin che europei non sono e che hanno molto da guadagnare da un’Unione debole. La vera posta in gioco dunque nella prossima primavera sarà proprio questa, salvaguardare l’Europa per salvaguardare noi stessi.  Tanti staterelli isolati non hanno futuro ma solo un passato.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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