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Disastro elettorale, Sinistra Italiana Atripalda chiede le dimissioni del sindaco e del capogruppo

Nota del circolo cittadino: «Spagnuolo ha confermato di non avere alcun governo politico dell’Amministrazione che guida»
E’ ormai passata la convinzione che le Province siano state abrogate. Nulla di più falso! Le Province esistono ancora e conservano competenze di primaria importanza tra cui: fondi europei, viabilità e trasporti, patrimonio ed edilizia scolastica, ambiente, territorio ed urbanistica, dunque acqua pubblica e governo di importanti servizi, quali i rifiuti. Tutte competenze che comportano la gestione di ingenti risorse finanziarie. Quello che è stato abrogato con la legge 56/2014 è il corpo elettoralenon più rappresentato della popolazione ma ridoto ai soli consiglieri comunali e ai sindaci dei comuni della provincia.
Norma sbagliata e ancora di più dannosa perché i partiti che dovrebbero rappresentare la cinghia di trasmissione tra elettori e rappresentanti nei comuni, ormai da tempo sono il simbolo di una politica screditata non rappresentativa della gente.
In questo scenario in cui la Provincia è divenuta un simbolo della siderale lontananza della politica dalla gente, l’elezione di Antonacci avrebbe rappresentato una nota positiva considerato l’entusiasmo e l’abnegazione di cui Salvatore è capace.
Tuttavia il triste epilogo della bocciatura di Antonacci era purtroppo annunciato sin dal giorno in cui lui e gli altri amministratori di area PD eletti nell’ultima tornata, si sono consegnati nelle mani di chi si era impegnato con la cittadinanza a voltare pagina rispetto agli inciuci di partito (ricordate “fuori dai partiti ma non contro i partiti?”) ma non ha esitato un attimo a rinnegare il patto sottoscritto. Ci riferiamo soprattutto ai demitiani di stretta osservanza che tengono saldamente in mano questa amministrazione, naturalmente Sindaco in testa.
E’ più di un anno che andiamo dicendo che il manifesto sottoscritto per provare a cambiare la politica ad Atripalda è stato utilizzato, contrariamente a quanto enunciato, come strumento per mettere insieme una compagine elettorale fatta di tanti pezzi diversi senza alcun denominatore comune, se non la sommatoria dei numeri per provare a vincere.
E oggi si raccolgono i cocci.
Quindi, che si aspettava Salvatore da chi ha dimostrato tanta spregiudicatezza ? Credeva bastasse essersi prestato da capogruppo a fare da “foglia di fico” di un gruppo politico fantasma?
L’amministrazione di Atripalda e la sua politica da bar, ha rappresentato l’epicentro del disastro delle elezioni provinciali, in cui in un’orgia di tradimenti e colpi bassi, demitiani e pd sono stati incapaci persino di eleggere il presidente della Provincia pur avendone i numeri.
Immaginiamo che, a questo punto, Antonacci vorrà tutelare la propria immagine dopo lo schiaffo ricevuto, lasciando il ruolo di capogruppo. Ed è comprensibile.
Ma prima ancora di Antonacci, chi deve dimettersi è il Sindaco che ha confermato di non avere alcun governo politico dell’Amministrazione che guida.

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