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A proposito di Regioni, dividiamoci così senza rancor

di Virgilio Iandiorio

Ci sono tante possibilità di separazione, ma quella che si preannuncia tra le regioni è una separazione all’italiana: mezza consensuale, mezza arrabbiata, mezza liberatoria, mezza rivendicativa, mezza desiderata, mezza temuta. Insomma una mezza separazione. E come tutte le cose a metà rischia di lasciarci in mezzo al guado, senza possibilità di andare avanti o di ritornare sulla sponda da cui siamo partiti.

Mi rimane nella testa un dubbio: ma è stato il Regno di Napoli a conquistare il resto della penisola o non è accaduto l’opposto? E la separazione dovrebbe chiederla chi ha subito la conquista o chi l’ha fatta? Dubbi amletici!

Se ci svegliassimo domani non più cittadini della Repubblica Italiana, ma dello Stato del Mezzogiorno, o come vi piacerà chiamarlo, qualche questione  di certo si presenterà.

Proviamo ad immaginare lo scenario che si verrebbe a creare una volta partita la separazione all’italiana.

La città di Benevento, rivendicherà un millennio di autonomia e non vorrà saperne di restare nel nuovo Stato. Potrebbe diventare come la Repubblica di San Marino: uno stato indipendente nello Stato Meridionale.

E poi, quale sarà la città capoluogo dell’antica provincia di Principato Ultra? Certamente non Avellino, che è decentrata rispetto al territorio del Principato.  E’ poco probabile la candidatura di Montefusco a capoluogo, solo perché lo è stato fino al 1806. Eppure con la sua altitudine, a 700 e passa metri sul livello del mare, sarebbe luogo ideale per prendere il fresco nella stagione estiva.

Nelle scuole pubbliche Il napoletano diventerà lingua ufficiale, francese e inglese seconde lingue. Finalmente avremmo risolto il problema del verbo “imparare”, perché imparerà il professore che insegna e l’alunno che apprende, senza pericolo di sbagliare. Le antologie della letteratura avranno i loro poeti e scrittori tutti meridionali; gli altri ci potranno pure stare, ma saranno autori di letterature straniere.  Anche i libri di storia saranno rivisti per le opportune correzioni. A parte quella antica della Magna Grecia e della successiva occupazione romana, che non subiranno manomissioni, la vera storia del nuovo Stato comincerà da Ruggero II, il normanno.

Il vocabolario, va senza dire, subirà un’autentica rivoluzione. A cominciare dalla nascita dei figli, perché sarà la “mammana” a prendere dal seno materno i bambini, che giocheranno con le  “pupelle”, e quando andranno a scuola indosseranno i “sinali”. Aboliti gli avverbi di luogo “sopra e “sotto” sostituiti da “ncoppa e abbascio”. E il maiale si chiamerà “puorco” e l’asino “ciuccio” con o senza “warda”, cioè il basto; l’ernia inguinale sarà semplicemente “paposcia” e “paposciaro” chi ce l’ha. Nell’orto si pianterà l’ “accio”, non certo il sedano, e il grano sull’aia si “scognerà”, non si trebbierà. In politica poi, l’amministratore che farà la voce grossa e proporra di conquistare l’ Isola d’Elba, non sarà chiamato un trumpiano, ma semplicemente uno “sguarrone”.

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