di Riccardo Sica – Premesso che non è vero che il colore della facciata della Dogana debba adeguarsi ed intonarsi a quello degli altri edifici che le sono intorno e che, anzi, forse è vero il contrario, forse è il caso di esprimere un giudizio, sia pure personale, sul colore dato per prova in questi giorni alla facciata del monumento, ora che tale colore, come credo e spero, è provvisorio e non definitivo. La tinteggiatura grigia attuale produce l’effetto di una radiografia vista controluce: mette in evidenza con le sottolineature lineari bianche lo scheletro osseo ed annulla i volumi e i piani. Certo, l’effetto è pittorico, anzi “pittoricistico”, ma appartiene ad un’altra epoca, a quella moderna, la nostra, ad un’altra cultura, non a quella barocca di appartenenza storica originaria. Il colore grigio potrebbe anche andare bene, perché è un colore neutro. Ma la scelta di un colore giallo antico come si vede in una vecchia foto (che qui si allega) sarebbe più indicata, essendo questo il colore che ripristinerebbe il sapore e il gusto dell’antichità del monumento stesso. Credo inoltre che bisognerebbe stendere uniformemente un unico colore, preferibilmente (ma forse è soprattutto questione di gusto) per tutta l’intera superficie esterna dell’edificio. Saranno le lesene, le decorazioni, le riquadrature geometriche, le insenature che, con le loro profondità, coloreranno spontaneamente con gradazioni diverse di luce il tutto con penombre ed ombre nelle varie ore della giornata. Così come è ora, la colorazione grigia della facciata interrotta da risaltanti linee bianche che disegnano le forme geometriche che già esistono di per sé non rispetta, a mio modesto parere, ma altera quella che era la visione originaria del monumento architettonico. E’ evidente che, se si lascerà la facciata dello stesso colore che ha assunto per prova adesso con l’intrusione anche del bianco, non avranno più risalto le statue, che, una volta restaurate, verranno inserite nelle apposite nicchie. L’effetto “pittoricistico” dell’attuale colorazione sarà gradevole forse ma prevaricante sull’aspetto materico, intrinseco, scultoreo, del marmo antico delle statue ed annullerà sicuramente, purtroppo, il valore puro, assoluto, del rapporto scultura-architettura su cui si fonda essenzialmente tutta la caratterizzazione stilistica dell’impianto compositivo del progetto iniziale di Cosimo Fanzago.
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