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Dossier Caritas, 7000 nuovi poveri in Campania: l’Irpinia arretra, ma detiene il più alto tasso di occupazione

Senza lavoro e istruzione cresce la povertà in Campania, 7000 i nuovi poveri. L’allarme è stato lanciato dal dossier regionale sulle povertà della Caritas presentato all’Università di Salerno che restituisce una fotografia preoccupante. 15 mila persone si sono rivolte ai centri di ascolto della Caritas, il 47,3 % lo ha fatto per la prima volta proprio nell’ultimo anno. La povertà si innesta in una situazione lavorativa precaria. In Campania, il mercato del lavoro vive enormi difficoltà ed è estremamente lontano dall’andamento del resto della nazione. Pesa poi l’elevata dispersione scolastica. La quota di giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavora e non studia è ben 10 punti percentuali più alta della media italiana. Un’altra nota dolente arriva dalla spesa sanitaria pubblica pro capite. La spesa per interventi e servizi sociali è di quasi un terzo in meno rispetto alla media italiana.

La geografia del benessere in Campania

Nel Rapporto, esaminando le posizioni occupate dalle province campane nella distribuzione nazionale, il livello di benessere relativo della regione è più basso sia rispetto all’Italia, sia rispetto al complesso dei territori del Mezzogiorno. Nell’ultimo anno di riferimento dei dati, il 54,7% degli indicatori collocano le province della Campania nei due livelli meno virtuosi (a fronte del 47,1% del Mezzogiorno e del 33,9% della media italiana). Lo svantaggio della regione è più rilevante se si considera la classe medio-bassa di benessere, in cui ricade il 29,8% degli indicatori della Campania contro il 23,7% del Mezzogiorno, mentre il distacco si riduce per la classe più bassa (24,9%in Campania, 23,4% nel Mezzogiorno).

Il quadro provinciale si caratterizza per alcune differenze territoriali che emergono soprattutto in corrispondenza delle classi di benessere bassa e medio-bassa: le province di Napoli, Salerno e Caserta sono le più svantaggiate, collocandosi in queste classi ben oltre la metà dei rispettivi indicatori (il 55,8%, il 59,0% e il 65,6%). Tra queste Salerno è la più penalizzata, poiché tende anche a posizionarsi meno frequentemente su livelli di benessere relativo alto e medio-alto (16,4%; -10,0 punti percentuali rispetto al Mezzogiorno), segue la città metropolitana di Napoli (18,0%, -8,4 punti percentuali rispetto al Mezzogiorno). La minor frequenza di posizionamenti nelle classi di benessere più basse si evidenzia nella provincia di Avellino (45,9%), mentre in quella di Benevento si registra la più del 10 per cento dei cittadini campani in povertà assoluta. La minor frequenza di posizionamenti nelle classi di benessere più basse si evidenzia nella provincia di Avellino (45,9%), mentre in quella di Benevento si registra la più alta quota di indicatori nelle classi di benessere alto e medio-alto (26,3%).

In particolare, le province di Salerno (-9,8 punti percentuali) e Avellino (-8,2 punti percentuali) sono arretrate sensibilmente. Nella regione è lievemente aumentata la quota dei posizionamenti nelle classi di benessere bassa e medio-bassa (+0,5%), in controtendenza rispetto al Mezzogiorno (dove invece scende di 1,3 punti percentuali); nella provincia di Avellino si registra il peggioramento più marcato (+3,3%).

Lavoro e Occupazione

L’incidenza del tasso di occupazione in Campania è quindi inferiore del 3,8% rispetto alla media del Mezzogiorno.Avellino è la provincia con il più alto tasso di occupazione, sia nella fascia 20-64 anni (57,4%; +10,1 punti percentuali dalla media della regione e -7,4 dal valore nazionale) sia in quella giovanile (30,1%; +8,2 punti percentuali dal dato regionale e 3,7 dalla media nazionale). Benevento è la provincia con la più bassa mancata partecipazione al lavoro (20,3%; -13 punti percentuali dalla media regionale e +4,1 quella nazionale). All’opposto, Napoli riporta i risultati peggiori per la maggior parte degli indicatori, con i più bassi tassi di occupazione, sia nella fascia 20-64 anni, sia in quella giovanile, nonché più marcati tassi di mancata partecipazione al lavoro.

Divari accentuati si rilevano anche per la percentuale di pensionati con reddito pensionistico di basso importo: si va dal 12,7% della provincia di Salerno al 17,1% della città metropolitana di Napoli, che detiene il primato negativo della regione con una quota quasi doppia rispetto a quella nazionale (9,6%). Viceversa, a fronte di una relativa minore variabilità tra province, è proprio la città metropolitana di Napoli quella meno penalizzata per la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti (15.184 euro) e l’importo medio annuo pro-capite dei redditi pensionistici (17.334 euro), indicatori che presentano i valori peggiori, nel primo caso, a Salerno (12.773 euro) e, nel secondo, a Benevento (16.651 euro).

ISTRUZIONE

Analizzando i dati relativi all’istruzione la città metropolitana di Napoli risulta essere la più svantaggiata (spesso insieme a Caserta), ricorrendo quasi sempre come il territorio con i valori peggiori, mentre le province di Avellino e, in misura minore di Benevento, si collocano più di frequente fra le migliori della regione. In particolare, la quota di persone di 25-64 anni con almeno il diploma a Na- Il Profilo socio-economico e la geografia del benessere 25 poli è più bassa di quasi 15 punti percentuali rispetto a quella della provincia di Avellino (65,5% in linea con la media nazionale); anche a Caserta si segnala una percentuale di persone con almeno il diploma più bassa delle medie di confronto (53,5%). Divari importanti fra la provincia migliore e le peggiori si evidenziano per l’incidenza dei NEET, per cui la quota più alta è registrata a Napoli (30,4%), seguita da Caserta (28,4%), mentre è molto distante quella di Avellino (16,1%, in linea con il dato nazionale). Differenze piuttosto ampie riguardano le competenze insufficienti degli studenti di terza media, dove i risultati peggiori si registrano sempre a Napoli (il 61,5% per le competenze numeriche e il 51,2% per quelle alfabetiche) e a Caserta (57,7% e 47,7%). La quota di persone di 25-39 anni con un titolo di studio terziario, invece, varia tra il minimo di Napoli (21,5%) e il massimo di Benevento (37,4%, ovvero 6,8 punti percentuali in più della media nazionale). Un divario consistente si osserva anche per la formazione continua che vede il risultato migliore a Benevento (10,4%) e il peggiore a Napoli (6,4%), seguita ancora una volta da Caserta (6,7%). Una variabilità provinciale meno accentuata si segnala per i passaggi all’università, più frequenti ad Avellino (44,0%) e meno a Salerno (39,1%).

Il dossier per l’ Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi– Conza – Nusco – Bisaccia , formata da 36 parrocchie e si sviluppa su un territorio molto esteso che va dall’alta Irpinia, ai paesi della zona del Sele fino a raggiungere la zona al confine tra Puglia e Basilicata consegna un quadro variegato: “Non mancano ovviamente le difficoltà, in quanto le situazioni di povertà negli ultimi anni hanno visto un aumento esponenziale. Dai dati raccolti presso i centri di ascolto parrocchiali, dalle analisi del territorio periodicamente effettuate è emersa una sempre maggior richiesta di aiuto e sostegno, soprattutto da persone che negli anni precedenti riuscivano a condurre una vita dignitosa. La pandemia ha avuto un grosso impatto negativo in tal senso. in quanto molti commercianti, imprenditori o liberi professionisti hanno avuto un calo sensibile dei loro introiti e in alcuni casi sono stati costretti alla chiusura delle proprie attività, Il caro vita poi ha dato il colpo di grazia a coloro che erano già in situazioni economiche difficili, parliamo di persone di fascia di età compresa tra i 35 e i 55 anni, in molti casi con moglie e figli a carico, monoreddito, impossibilitati a cercare lavoro altrove, considerati troppo ‘vecchi* per ricominciare una nuova vita lavorativa e troppo giovani, ovviamente, per andare in pensione. Chi ha avuto la possibilità, ha fatto ricorso ai risparmi per tamponare le situazioni di emergenza. Ma quando i problemi si sono protratti nel tempo questo non è stato più sufficiente.  Nel corso del tempo i bisogni espressi hanno fatto sempre riferimento alla
mancanza di lavoro, allo spopolamento, alle esigue risorse economiche disponibili e alla sempre crescente richiesta di assistenza sanitaria specializzata”

 

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