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Mercoledì sapremo se Draghi lascerà o confermerà de dimissioni. Le incognite sono molte e le soluzioni poche anche se tutta la stampa è compatta nel ritenere che non c’è altra soluzione se non Draghi o il voto anticipato. In parlamento una maggioranza c’è ed ha consentito l’approvazione della fiducia sul decreto aiuti anche se i senatori di Conte sono usciti dall’Aula al momento del voto di fiducia. I ministri dei 5Stelle non si sono dimessi, Conte ha presentato a Draghi nove richieste senza le quali ritirerebbe i suoi ministri, ma il movimento è più spaccato che mai e si temono altre scissioni.

A distanza di più di un anno, possiamo dire che il governo Draghi è nato male e una così eterogenea maggioranza non gli ha permesso di governare per il meglio pur avendo competenza e prestigio internazionale. Il Presidente Mattarella nel gennaio scorso 1 impose un governo “ senza formula politica” perché in Parlamento non si formò una maggioranza di nessun tipo e la pandemia incombeva sul Paese mietendo migliaia di vite umane. Sarebbe dovuto essere il Governo di tutti ma la Meloni si sfilò raccogliendo ben presto i frutti della sua opposizione. Sul bene comune prevalse il bene del partito e la sua opposizione le ha consentito di diventare, secondo i sondaggi, il partito più votato. Anche Fratoianni rimase fuori ma la sua sinistra non è cresciuta.

Con Draghi la politica si è fermata, la discussione in Parlamento ridotta, i partiti ridimensionati e le decisioni prese in Consiglio dei ministri più coeso e filo Draghi. Poi, con l’avvicinarsi delle elezioni una maggioranza così eterogenea e dai veti contrapposti si è frantumata e il malessere della Lega, superata nei sondaggi da F.lli d’Italia, e dei grillini di Conte è esploso anche per la, scissione operata da Di Maio, governista accanito. Intanto la situazione del Paese si è aggravata e l’emergenza aumentata sia per l’invasione dell’Ucraina da parte dello zar Putin che per l’ingiustificato aumento delle materie energetiche che ha causato profitti eccessivi ed ingiustificati ed una aumento generalizzato dei beni alimentari che ha colpito le fasce più deboli.

Il malessere sociale è evidente. L’inflazione galoppa sul 9%, i salari sono più o meno fermi e le industrie minacciano di chiudere. I poveri mai così tanti (sono tra i 5 e i 6 milioni) e continuano a crescere, le disparità evidenti e la ricchezza va in una sola direzione. E’ una situazione che potrebbe esplodere da un momento all’altro. I partiti non sono d’accordo su nulla: non sul salario medio per legge, non sul fisco non sulla lotta alla povertà (vedi reddito di cittadinanza) e neanche sull’inceneritore di Roma.

In una situazione del genere le riforme, quelle strutturali, non si possono fare e vengono, pertanto, continuamente rimandate a tempi migliori. C sarebbe voluto uno scatto di responsabilità di tutti per salvare il Paese ma, invece, con miopia cinica ed incosciente ognuno pensa a farsi strada a danno dell’altro e il buon Draghi, che non è un politico, si è barcamenato al limite dell’impossibile per tenere insieme una baracca così sgangherata. Ora non c’è la fa più e vuol gettare la spugna.

Ma senza di lui gli scenari si complicano per i soliti veti incrociati e difficilmente in Parlamento si t5overàuna nuova maggioranza. Il Paese in queste condizioni non può rimanere senza governo. Speriamo ci ripensi e addivenga ad un accordo con Conte. Ci si augura che possano convincerlo le pressioni del Capo dello Stato e di tutte le Istituzioni estere.

di Nino Lanzetta

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