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Droni agricoli, svolta normativa: ora servono regole chiare

di Sabino Genovese

Con l’entrata in vigore del ddl Semplificazioni (Legge 182/2025), il 18 novembre scorso, si apre una nuova fase per l’impiego dei droni in agricoltura. Il provvedimento, pensato per accelerare digitalizzazione e semplificazione amministrativa a favore di cittadini e imprese, introduce infatti un passaggio cruciale per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione: il riconoscimento dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto come strumenti utilizzabili, in via sperimentale, nei trattamenti fitosanitari. Al centro della riforma c’è l’articolo 6, che segna una vera discontinuità rispetto al passato. Per la prima volta viene prevista, seppur in deroga alla normativa vigente, la possibilità di effettuare irrorazioni aeree con droni non più soltanto all’interno di centri di ricerca o strutture sperimentali autorizzate, ma in un contesto operativo più ampio. Una novità attesa da anni dal comparto agricolo e dalle associazioni di categoria, tra cui Federacma, che avevano denunciato l’eccessiva complessità burocratica come freno all’innovazione. Affinchè la riforma produca effetti concreti, sarà determinante l’emanazione del decreto attuativo da parte del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Il provvedimento, atteso entro 90 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta quindi entro il 18 marzo  dovrà stabilire con precisione le condizioni operative della sperimentazione. Tra gli aspetti da chiarire figurano le tipologie di terreni e colture interessate, i prodotti fitosanitari autorizzati e le modalità tecniche di intervento per ridurre l’impatto ambientale e i rischi per la salute. Senza queste indicazioni, la legge rischia di restare una riforma solo teorica, incapace di offrire agli operatori un quadro certo per pianificare investimenti e attività. La modifica normativa nasce da una proposta rimasta a lungo in Parlamento e sostenuta con forza dal settore. Durante il convegno “Droni in agricoltura: lo stato dell’arte”, organizzato da Federacma nell’ambito della fiera Agrilevante, il presidente Andrea Borio ha sottolineato come la tecnologia sia ormai matura: “I droni sono utilizzati da anni”  comprensibile chiedere regole chiare, ma continuare a parlare solo di test appare ormai superato. In realtà, alcune sperimentazioni sono già state condotte a livello regionale dal 2022 in territori come Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna, con risultati generalmente positivi. Gli studi hanno evidenziato maggiore rapidità negli interventi, minore deriva del prodotto e una riduzione complessiva delle quantità impiegate, soprattutto su colture ad alto valore come vigneti e oliveti o in aree difficili da raggiungere. Finora l’uso dei droni per la distribuzione di fitosanitari si è scontrato con una normativa concepita quando questi strumenti non erano ancora diffusi. La direttiva europea sullíuso sostenibile dei pesticidi vieta infatti l’irrorazione aerea, pur consentendo deroghe in casi specifici. In Italia, il recepimento di tali disposizioni ha generato un iter autorizzativo complesso, con il coinvolgimento del Ministero della Salute e dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, rendendo di fatto difficile avviare test sul campo. Un ulteriore limite riguarda l’assenza di prodotti fitosanitari etichettati per l’uso aereo con droni. Poichè la distribuzione è formalmente vietata, ogni sperimentazione ha richiesto deroghe specifiche, rallentando ulteriormente l’adozione della tecnologia. La nuova legge introduce quindi un triennio di sperimentazione che punta a semplificare le procedure amministrative. Gli operatori dovranno presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) ai Servizi fitosanitari regionali, accompagnata da una relazione agronomica che dimostri il rispetto delle condizioni previste. L’inserimento esplicito dei droni nel quadro normativo rappresenta anche un riconoscimento del loro ruolo strategico nell’agricoltura di precisione. Non solo strumenti di distribuzione, ma piattaforme integrate per monitoraggio e interventi mirati, capaci di ridurre gli input chimici grazie a trattamenti localizzati. Nonostante l’apertura normativa, restano diversi aspetti da affrontare. In primo luogo, la formazione degli operatori, chiamati a possedere competenze sia aeronautiche sia fitosanitarie. Inoltre, sarà fondamentale garantire uniformità applicativa tra le diverse regioni, evitando interpretazioni divergenti delle nuove regole. Infine, il coordinamento tra ministeri e autorità competenti dovrà assicurare un sistema chiaro e coerente. Solo così la riforma potrà trasformarsi in un vero motore di competitività per l’agricoltura italiana, consentendo ai droni di passare definitivamente dalla fase sperimentale al pieno utilizzo operativo.

 

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