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Eliodoro di Fresa, tra romanzo surreale e gioco irresistibile

Una confessione psicoanalitica pronta a trasformarsi in un dramma surreale, in un gioco irresistibile, in una sfida vertiginosa. E’ quella di Eliodoro, protagonista dell’omomimo romanzo di Mario Fresa – Fallone editore – paziente dell’aristocratico dottor Filiege, alle prese con i dubbi senza fine che pone ogni esistenza, innamorato di Clara, bravissima pianista ma pronto a tradirla con Luisa e altre donne. Un romanzo  postmoderno e antimoderno che consegna una narrazione in cui il caos e il gioco di specchi diventano l’essenza tra reminiscenze d’infanzia, desideri, ossessioni, visioni multiformi. Un perdersi tra le parole e le immagini che depista il lettore e lo costringe a interrogarsi sul labirinto di universi costruito dall’autore. “Ed Eliodoro, a questo punto – scrive Fresa, scrittore celebrato al suo esordio da Maurizio Cucchi e Cesare Garboli, che stavolta si cimenta con la prosa piuttosto che con la poesia – con la forza del suo solo pensiero, crea l’angelo custode del suo terapeuta. Si tratta di un ambiguo angelo misto: un po’ buono, un po’ dottore. Concorre alla disperazione di tutti noi”. Per scoprire poi che “prima di diventare terapeuta, era stato, ma solo per alcuni mesi, un Elefante ragazzo”.

Così in questo flusso di coscienza irresistibile il suo primo ricordo è legato alla scuola “L’alunno reazionario dice che avrebbe fatto volentieri l’Avanguardista. E dorme con le mani belle unte. Non gli frega dei voti, degli scapaccioni, delle note disciplinari. Un giorno diventerà insensibile come uno dei quadri che gli ha spiegato la maestra. Un giorno mangerà i suoi figli. Ma vorrà sempre difendere il buon nome della casa”. Ma quando il terapeuta gli chiede di pescare più in fondo, ecco uscire dalle mani del Mago Eliodoro disegni di “bimbetti tumefatti dopo le bastonate della loro madre e immagini vere della lotta di lei col pavimento, col frigo, coi lampadari impossibili da rendere pulito”. E il pensiero va alla prima supplenza della madre maestra.

A snodarsi tra le pagine è il rapporto di Eliodoro con il padre e la madre, con le amate Clara e Luisa, un rapporto fatto di gelosie, equivoci ma anche di passione e amore. Se ha diciotto motivi per amare Clara ne ha lo stesso numero per amare Luisa “Anche lei teme le piogge domenicali ma le piace tantissimo la terra: saltella quando è presa dal suo insaziabil appetito; vorrebbe poi spennare il suo collega Mauro e fargli spiccareil volo giù dall’ampia finestra dell’aula magna; cammina a lungo, con augusta compostezza,  per tener fede alla sua idea costante di risparmio energetico…ama ridire parole aguzze, poco rotonde, quasi accennate o smozzicate, in modo che il suo interlocutore debba capirle per cenni o per curiosi fraintendimenti; le piace la vista dall’alto le città confuse; è abituata ai dejavu, quindi alla guerra delle soprese; non vuole mai essere la seconda”.

Costante l’uso di paradossi e ossimori come quando Eliodoro parla della sua ansia “che mi aggredisce come i morti: col silenzio prolungato. Lo fa col buio, quando tutto intorno a lui diventa più pensate e più lento. Non si potrebbe, per un momento, chiede scherzando al mosca-terapeuta, spengere i pensieri quando si spenge la luce? Potremmo ottenere, per così dire, un volo senza volo”.

“E allora più che saltare di proposito, vorebbe chiedere un’anteprima al suo diabolico dottore, una specie di riassunto del futuri ma sa bene che riceverebbe una riposta interessate e di parte”. Mentre sulla narrazione incombe l’ombra di una morte grottesca come quasi tutti gli epidosi narrati, di un fantasma che accompagna Eliodoro e Luisa. Che sia tutto un gioco l’autore lo rivela anche nel dare precise istruzioni al lettore su come leggere il libro “in successione o in modo più rapsodico con l’aiuto di un dado, magari aiutandosi con l’aiuto di un dado o di una second avoce femminile”, rispettando la corretta posologia, quasi si trattasse della prescrizione dello psicoterapeuta

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